Giovanni Rinaldi ri-comincia dal Quirinale

Scritto da , 1 Giugno 2020
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Il primo contrabbasso dell’orchestra del teatro Verdi di Salerno, nonché direttore d’orchestra, sarà uno dei protagonisti del concerto del Presidente per la festa della Repubblica

Di OLGA CHIEFFI

Sarà ineludibilmente dedicato al ricordo delle vittime del Covid-19 il concerto per la Festa della Repubblica, in programma nei giardini del Quirinale, alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella, che oggi Rai Cultura trasmetterà in diretta su Rai1, alle 18.45, affidato all’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma diretta da Daniele Gatti. Il programma, per soli strumenti ad arco, alternerà autori italiani e repertorio musicale europeo, grandi classici e pagine che hanno segnato la storia musicale del Novecento. Il concerto si svolgerà senza la presenza di pubblico e nel più rigoroso rispetto delle norme di sicurezza, compresa la distanza tra professori d’orchestra. Nell’ensemble da camera il contrabbasso sarà Giovanni Rinaldi, prima parte anche dell’Orchestra Filarmonica Salernitana “G.Verdi”, formazione che ha anche diretto nel concerto di Capodanno del 2019 e nell’esecuzione del balletto Lo Schiaccianoci che seguì l’inaugurazione musicale dello scorso anno. “E’ questo il mio primissimo impegno dopo la pandemia – ha dichiarato il Maestro – e sono felice di poter ri-cominciare proprio in questo storico ed emozionale luogo, in occasione di una festa così importante e solenne”. Dopo il Canto degli Italiani, di prammatica, e il saluto del nostro Presidente, la serata principierà con l’Adagio e Fuga K 546, pagine composte da Wolfgang Amadeus Mozart,  prima nella versione per due pianoforti, poi nel 1788, trascritta per archi. Un’ opera, questa che, pur non avendo una dedica esplicita, è un chiaro e inequivocabile omaggio ad un altro gigante della musica, Johann Sebastian Bach, che Mozart stava riscoprendo in quegli anni. Nella Fuga, infatti, Mozart gareggia con Bach quanto a padronanza del contrappunto, mentre nel carattere tormentato e oscuro dell’Adagio si avvertono quel pathos e una ispirata drammaticità che luminoso preludio al romanticismo. Si continuerà con i Silouan’s Songs di Arvo Part, che, sebbene sia una composizione per orchestra d’archi, trae ancora ispirazione da un testo religioso. Padre Silvano  era un mistico russo che viveva una vita di semplicità e umiltà e scrisse una serie di meditazioni commoventi che racchiudevano l’essenza della sua spiritualità. Pärt cita la frase di Silouan “La mia anima brama il Signore” quale sottotitolo per la musica che, nelle sue frasi ferventi e appassionate e nei silenti echi del chiostro, respira l’inesprimibile desiderio del devoto supplicante. Seguirà il Concerto grosso in re minore op. 3 n. 11 per due violini, violoncello e archi di Antonio Vivaldi, i tempi veloci, caratterizzato dall’ inaudito dispiegamento virtuosistico, impreziosito dalla grandiosità della struttura formale, sia per il concertino sia – di riflesso – per il ripieno, chiarezza dell’impianto armonico, forza e varietà dell’accentuazione ritmica, ampia gamma dinamica e agogica, ripetizione mai meccanica dei ritornelli, mentre nel tempo lento, i solisti dispiegano ampi archi melodici, spesso di tipo vocalistico. Il Concerto undecimo, nel contesto dell’Opera III, fa parte del gruppo dei più “conservatori”, mostrando chiaramente la derivazione dalla Sonata da chiesa. Il cuore del concerto è indubbiamente quel Largo spiccato, un lungo e dolente assolo del Violino primo ripetuto due volte, la seconda con l’aggiunta di fioriture e variazioni, in cui le categorie del patetico e dell’elegiaco vivaldiano, non divengono mai tragico, poiché simbolo dell’ esorcizzazione della visione della propria fine in una sfrenata smania di vita, in una sorta di eterno presente, parallelo perfetto con la contemporaneità che stiamo vivendo, e in particolare i veneziani. Si continua, quindi, col meraviglioso cameo scritto da Giacomo Puccini, Crisantemi che, sulla morte danza e medita, consola con la leggerezza della scrittura in origine quartettistica, accompagnandoci, certo, in alcuni momenti di tristezza, ma rivestendoli di melodia, di suoni delicati, di voci raccolte in un’atmosfera di ricordo commosso  Lo scrisse nel 1890, in occasione della morte di Amedeo di Savoia, duca d’Aosta, figlio dell’allora re d’Italia Vittorio Emanuele II, in una sola notte. L’impasto sonoro lasciò un segno tale nello stesso Puccini che, il compositore utilizzò la musica dei Crisantemi nell’ultimo atto della sua prima opera di grande successo, Manon Lescaut, nella scena in cui i due amanti, Manon e Des Grieux, sono abbandonati al loro destino nella deserta landa della Louisiana e la musica diviene simbolo dell’espressione impetuosa del dolore sublimato. Finale tutto tedesco con il Langsamer Satz di Anton Webern, una dichiarazione d’amore scritta in un linguaggio saldamente ancorato alla tonalità, anche se fortemente cromatico, debitrice sia a Schonberg che a Wagner e ai post-wagneriani, chiudendo con quella dissonanza sospesa su di uno stordente e abbagliante silenzio denso di tensione , prima di chiudere con l’Aria sulla quarta corda di Bach, ovvero il secondo movimento della Suite n.3 BWV 1068 per orchestra, in cui si ammirerà la perfezione dell’intreccio delle parti. 

 

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