Giovanni Civale detto “O’ Siggiar'” custode dell’arte della paglia di Vienna

Scritto da , 11 ottobre 2018
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Il nostro viaggio con la rubrica “C’era una volta l’antico mestiere”, continua, oggi, parleremo di un mestiere che sta scomparendo parleremo della impagliatura delle sedie , un attività che nella città di Pagani, come anche in altre cittadine dell’ Agro Nocerino-Sarnese un tempo era attività fiorente e anche redditizia, ci intratterremo in un simpatico colloquio con una persona semplice e originale il signor Giovanni Civale erede di una tradizione di famiglia iniziata dal suo trisavolo, in un laboratorio del tutto particolare e semplice, proprio come la sua spontanea e genuina semplicità, il quale con rammarico ci dice che dopo di lui non ci sarà nessun altro impagliatore, è rimasto, un pezzo unico, la rarità, ma questo ce lo racconterà lui. Giovanni, da quanti anni esercita l’attività lavorativa quale impagliatore di sedie? Svolgo questa attività con passione da circa 40 anni, ma già mio nonno e mio padre erano dediti a tale professione, voglio essere più preciso questo lavoro, oggi possiamo dire arte, la esercitava anche il mio bisnonno. La sua è un attività a conduzione familiare, o con lei lavorano altre maestranze? La mia è un attività artigianale a conduzione familiare, mi danno una mano i miei figlie quando può anche mia moglie, purtroppo questa attivit6à, si basa principalmente sulla riparazione delle sedie impagliate. La sua attività, oggi, ha una nutrita clientela, o una clientela occasionale, ovvero fatto il danno corriamo ai ripari? La mia è una clientela, più che altro di affezione, una clienGiovambattista Rescigno tela che usufruisce da anni della mia mano d’opera e perché no della mia bravura, la mia clientela è disseminata su tutto il territorio della regione, e anche fuori, una clientela da passaparola, con loro ho instaurato un rapporto di fiducia, che va avanti da anni. Giovanni, lei impaglia solamente o crea anche le sedie, divani poltrone, inginocchiatoi ecc. ecc.? Oggi mi dedico solo all’ impagliatura, non realizzo più sedie, una volta si si poteva, oggi i costi di produzione sarebbero elevati, e poi non so se potrei essere competitivo sul mercato, preferisco non rischiare, comunque se dovessi produrre la sedia sarei capacissimo, per questo mi chiamano il numero uno. Giovanni lei ha detto preferisco non rischiare, rischiare cosa e perché? Oggi avviare, o portare avanti un attività artigianale, si va incontro a spese esorbitanti, per quello che andrei a realizzare, e per quello che dovrei versare a favore dello Stato, tra tasse e contribuiti non ricaverei un granché, le spese sono tante, mantenere un dipendente è oneroso, investire per rischiare non ne vale la pena, come si dice qui, la spesa non vale l’impresa, e poi per non parlare della pensione, come fare, sono ni che verso contributi, ma il traguardo si fa sempre più lontano, quale artigiano alla fine vado a percepire la minima pensione, e con la minima pensione, come si può sbarcare il lunario, una cosa impossibile. Giovanni lei, o meglio la categoria degli artigiani rientra nella categoria dei maltrattati? Maltrattati proprio no, rientriamo nella categoria dei trascurati, siamo una categoria che contribuisce alle spese
dello stato in misura uguale a quella industriale, ma mentre l’industriale, riesce a realizzare un minimo, a meno che non capiti qualcosa di grosso, l’artigiano riesce a sopravvivere giornalmente. Per ripagarci basterebbe elevare la nostra pensione a 1000 euro, non saremmo costretti a dover continuare il lavoro fino all’esaurimento fisico e rischiare di essere denunciati. Un poco di buona volontà da parte dei governati e la nostra categoria andrebbe rivalutata e chi s i giovani potrebbero farci un pensiero. L’ arte dell’impagliatore, secondo lei è un’arte che si potrebbe insegnare a scuola, la si potrebbe inserire come tante altre negli istituti tecnici? Certamente, sarebbe un arte da rivalutare, un mestiere da insegnare, innanzitutto ci vorrebbero degli insegnanti, veri professionisti della materia, è un mestiere non facile, non ci si inventa impagliatori dalla sera alla mattina, ma come le dicevo prima, alla
fine dell’ attività, con le riforme pensionistiche che giorno dopo giorno prendono un andatura diversa, quale sarà alla fine il trattamento pensionistico riservato, dopo una vita di sacrifici, lo Stato aprirebbe ai giovani che intendo portare avanti questa attività, canali che ne favoriscano lo sviluppo e l’incremento, ad esempio si potrebbero creare cooperative, e le cooperative riuniscono, formare dei consorzi, non solo con coloro che fanno gli impagliatori, ma anche tanti altri mestieri. Un bravo impagliatore, deve saper riconoscere i materiali che impiega? Certamente si, un impagliatore, deve saper riconoscere la paglia già al solo tocco delle mani, deve sapere quale impiegare, dalla più doppia a
quella sottile, e poi deve saper usare anche la famosa paglia di Vienna, che è una paglia che richiede un lavoro particolare, non è semplice fare un fondo di sedia con la paglia di Vienna, bisogna anche saper cucire e saper disegnare, sembra facile, ma non lo è, l’intreccio è complicatissimo, dopo le do una dimostrazione, peccato che i lettori non possono vedere. Lei partecipa a eventi quali fiere e mercati di prodotti realizzati artigianalmente? Si io ho partecipato a tante fiere, e mercati dell’artigianato, ma tali esposizioni, o mercati raccolgono un pubblico e una clientela di appassionati, non sono attività produttive di ampio consumo. Ma cosa aggiungere anche il piccolo da soddisfazioni, e a volte la vedere apprezzato una propria
realizzazione ripaga più del danaro. Giovanni, lei parla e ci ha mostrato parte del suo lavoro, le chiedo, Giovanni Civale alla fin fine si ritiene soddisfatto della sua attività? Si mi ritengo soddisfatto per quanto sono stato capace di realizzare, tante lodi, tanti plausi, ma allo stesso tempo, sono rammaricato, perché mi rendo conto che dopo di me nell’ Agro, non ci sarà più nessuno e quando chiuderò i battenti del mio negozio, si chiuderà per sempre la porta “DO SIGGIAR”, e questo mi rattrista tanto, spero che tra i lettori di questo articolo ci sia qualcuno che prenda a cuore la questione, chi sa, e far si che quest’arte non scompaia definitivamente

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