Ginecologia: nuovi avvisi di garanzia. L’inchiesta è alla svolta finale

di Pina Ferro
Interventi e liste di attesa pilotate, vendita di posti letto il cerchi sta per chiudersi. Presto potrebbero esserci ulteriori indagati. Nei giorni scorsi i carabinieri del Nucleo antisofisticazione di Salerno ha terminato l’acquisizione e la verifica delle cartelle cliniche e di tutta la documentazione prelevata presso il reparto di ginecologia dell’ospedale “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno.
Ora, nei prossimi giorni sul tavolo del sostituto procuratore Elena Guarino dovrebbe giungere la relazione dei Nas su quanto riscontrato dalla disamina del materiale cartaceo che è stato prelevato. Una volta letta la relazione il magistrato potrebbe chiudere le indagini e inviare l’avviso ai soggetti che potrebbero risultare indagati.
L’attenzione sul reparto di ginecologia dell’ospedale di via  San Leonardo è stata focalizzata all’indomani del decesso di Palmina Casanova, la commerciante di Atrani deceduta dopo una laparoscopia per l’asportazione di cisti ovariche. Dopo la denuncia dei familiari la magistratura ha aperto un’inchiesta allargatasi su più fronti. Uno di questi era inerente le liste di attesa. All’indomani dell’apertura di tale fascicolo  cinque persone furono iscritte nel registro degli indagati.  Si tratta di medici che, secondo l’accusa, avrebbero avuto il controllo dei meccanismi e sono sospettati di aver messo in piedi (o quantomeno coperto) un giro di mazzette.
Secondo le dichiarazioni di alcuni dipendenti, ascoltati nei giorni successivi alla morte della donna della costiera e, all’apertutra dell’inchiesta, i posti letto nel reparto di Ostetricia e Gineocologia sarebbero stati venduti a cifre intorno ai 300 euro, con accordi presi negli studi privati dei professionisti che lavorano presso il nosocomio salernitano di via San Leonardo, e nello specifico nel reparto di ginecologia.
In particolare il personale ascoltato avevaraccontato agli inquirenti di quattro donne, che presentavano patologie gravi, a cui sarebbe stato suggerito di accelerare i tempi dell’operazione chirurgica pagando delle cifre. Le quattro donne alle quali è stato proposto di bypassare la lista di attesa in cambio di qualche centinaia di euro sono state sentite dal magistrato. Da sottolineare che l’attività investigativa ha anche valutato il possibile dirottamente di pazienti che avevano urgenza di sottoporsi a intervento chirurgico verso strutture private. O meglio verso una sola struttura privata: sembra che gli investigatori l’abbiano individuata e attenzionata. Ora tutte le informazioni raccolte saranno trasmesse al magistrato Elena Guarino per le conclusioni e l’eventuale iscrizione di altri soggetti nel registro degli indagati.