George Gershwin: la musica totale

Scritto da , 16 Maggio 2019
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Questa sera, alle ore 20, evento d’estrema raffinatezza musicale al Teatro Verdi di Salerno, con Enrico e Gabriele Pieranunzi al pianoforte e al violino e Gabriele Mirabassi al clarinetto

Di OLGA CHIEFFI

George Gershwin e il jazz, il jazz e George Gershwin: è una sorta di percorso circolare. Il compositore era convinto che nel sangue del popolo americano vi fosse una radice musicale da non trascurare e l’aveva individuata proprio nel jazz della sua gioventù. “E’ un genere di musica – diceva – vigoroso, forte, prepotente, talvolta volgare. Ma ha contribuito a far sì che lo sforzo compiuto dagli americani per creare una musica capace di esprimere il loro animo raggiungesse lo scopo e non ottenesse soltanto una riuscita momentanea. Sono persuaso – aggiungeva –che sia possibile prenderlo a fondamento di opere sinfoniche e di valore duraturo”. Questa sera, alle ore 20, il Teatro Verdi di Salerno, ospiterà nell’ambito della stagione Lirico- sinfonica, il pianoforte di Enrico Pieranunzi, il violino di suo fratello Gabriele e il clarinetto di Gabriele Mirabassi, per il loro colto progetto su George Gershwin, una rilettura particolare della Rhapsody in blue e alcune gemme del suo celebrato song-book, un concerto elegante, di estrema raffinatezza estetica. La musica di Gershwin è jazz? Non lo è? Il codice è jazzistico, manca forse crediamo, “la partecipazione da dentro” al mondo del jazz che Gershwin frequentava, e sapeva osservare con miracoloso acume, ma sempre dall’esterno e con distacco. Una particolare idea di suono, resta un altro parametro che sollecita parallelismi con la ricerca linguistica del Novecento eurocolto, in cui tanto valore è attribuito al colore, al timbro. Un’idea di suono intesa, quella che verrà ricercata questa sera, come la voce personale degli artisti e riflettenti quella dialettica voce-strumento, strumento-voce con Enrico Pieranunzi alla guida di una formazione dal raffinato interplay, capace di allargare a proprio piacimento la tavolozza sonora, proiettando avanti il linguaggio, senza perdere di vista aspetti essenziali del campo artistico di appartenenza, attraverso un controllo inquieto del materiale, su cui sanno muoversi con libertà modulatoria, con fluidità danzante e uno swing peculiarmente rilassato, con aperture sempre calibratissime e giocate con un senso vivo del contrasto. Sarà “An American in Paris” con il suo invidiatissimo tema blues, esposto nella partitura originale dalla tromba solista, un momento magico per liricità espressa e per l’enorme potere evocativo, sprigionato da questa sorta di incantato e sognante notturno orchestrale. Sarà quindi Enrico Pieranunzi a dettare un tema gershwiniano per improvvisare in trio, cedendo, quindi, il testimone al fratello Gabriele per un omaggio all’Imperatore solitario, Jasha Heifetz, che improvvisò a suo modo su due temi da Porgy and bess, “My man’s gone now e “It ain’t necessarily so”. Enrico Pieranunzi si è riservata la struggente e intensa “The man J love”, il cui solo titolo evoca l’empatia di Lady Day e Pres, per quindi passare ai virtuosismi di J got rhythm in duo con il clarinetto di Gabriele Mirabassi, prima di chiudere con quel grande affresco sonoro che è la Rhapsody in blue, una trascrizione ed elaborazione originale del nostro pianista, che sigillerà aureamente il programma ufficiale.

 

 

 

 

 

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