Furbetti, chiuse le indagini per altri 29 dipendenti del Ruggi

Scritto da , 4 agosto 2017
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Furbetti del cartellino avviso di garanzia per altri 29 dipendenti dell’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno. Nelle scorse settimane il pubblico ministero Francesco Rotondo, titolare delle indagini sullo scandolo assenteismo al Ruggi ha fatto notificare l’avviso di conclusione indagine ai dipendenti: Antonio Amoroso, Anacleto Arguto, Elena Astore, Luigina Balzano, Ammamaria Barone, Nunzia Belmonte, Filippo Campagma, Lucia Caserta, Sergio Coppola, Annalisa De Luca, Amilcare Finamore, Giovanna Frungillo, Mari Galibardi, Rosa Marino, Antonio Marsecani, Gerardo Mongiello, Michele Pagao, Ita Pirozzi, Elena Florica Popa, Elisa Postiglone, Uagda Fawzia Ramadan, Luigi Rosolia, Alfonso Sabatino, Rosa Savignano, Domenico Senatore, Raffaele Spinillo, Anna Stile, Massimo Zoccola, Christian Gisolfi. Tutti i dipendenti destinatari dell’avviso di conclusione indagini ora, hanno a disposizione venti giorni di tempo per chiedere di essere sentiti dal magistrato. Trascorso questo lasso di tempo si procederà con l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio. La richiesta sarà formulata dal pubblico ministero al giudice per le udienze preliminiari. Le 29 persone destinatarie dell’avviso di conclusione indagine fanno parte di un elenco di 400 persone su cui il sostituto procuratore Francesco Rotondo ha chiuso di recente le attività investigative, completando la maxi inchiesta che aveva coinvolto ottocento persone. Solo per 215 degli ottocento denunciati dalla Guardia di Finanza è stata formulata richiesta di archiviazione, mentre 211 sono già a processo e per il restante dovrebbe completarsi entro settembre la notifica degli avvisi di conclusione delle indagini.In questa seconda tranche del procedimento non è stata però contestata l’accusa di truffa ai danni dello Stato, che fa parte dei faldoni già sfociati in un processo e si concretizza nell’avere incassato quote di stipendio anche per ore in cui si risulta assenti ingiustificati. L’accusa, negli ultimi avvisi, è quella di violazione della legge Brunetta sul pubblico impiego per essersi scambiati il cartellino marcatempo con i colleghi, cosicché la timbratura non è stata effettuata in presenza del titolare.

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