Fratello ucciso: famiglia Alfiero mai risarcita ed il Fisco vuole i soldi

Scritto da , 2 febbraio 2016
L’assurda e tragica morte di un fratello. Un omicidio senza un movente. Un risarcimento mai incassato e il fisco che bussa alla porta per le relative tasse. Una  triste storia all’italiana.  Una ferita che per la famiglia Alfiero non si rimarginerà mai per una famiglia che ha vissuto diciannove anni di interrogativi e di profonda rabbia. Il 18 marzo del 1997 Ersilio Alfiero viene colpito alle spalle da un operaio che saltuariamente lavora per l’attività del padre. Salvatore Risi, levigatore di San Mango Piemonte, spara e uccide un giovane di 28 anni nel ballatoio di un palazzo di Pontecagnano dove sta svolgendo dei lavori. Ersilio quel pomeriggio non doveva essere nemmeno lì ma aveva deciso di accompagnare il padre a verificare lo stato dei lavori ed a ribadire a Risi la necessità di intervenire nuovamente su un pavimento in virtù delle lamentele del proprietario. Un normale appuntamento di lavoro in pochi istanti si trasforma in una tragedia. Risi impugna l’arma, detenuta illegalmente, e centra in pieno Ersilio Alfiero. Il giovane arriverà cadavere in ospedale. L’uomo  viene arrestato e giudicato. Nel corso del processo non chiarirà mai i motivi di quel folle gesto. Salvatore Risi viene condannato a tredici anni di carcere ma non sconterà del tutto la pena per via dell’indulto. Dopo 14 anni di causa civile il Tribunale di Salerno ha accolto le richeiste dei legali della famiglia Alfiero ed ha riconosciuto seicentomila euro a titolo di risarcimento danni. Cifra mai incassata in quanto Risi non ha le sostanze necessarie(e proprietà) per onorare l’ingente del debito. Poco tempo fa, consumato dal dolore per aver visto ammazzare sotto i suoi occhi un figlio nel fiore degli anni,  è deceduto anche il padre di Ersilio. Una famiglia distrutta. Un dolore profondo acuito da chi, a distanza di anni, affonda nuovamente il coltello nella piaga. L’Agenzia delle Entrate di Salerno, dopo il deposito della sentenza, ha notificato una cartella esattoriale da 26.900 euro. Due anni dopo è la volta di Equitalia che, tra sazioni ed interessi, chiede 37mila euro agli eredi di Ersilio Alfiero. Incredula la sorella del giovane, Terry Alfiero. “Gli atti ci sono stati notificati per l’analogo motivo: la registrazione di una sentenza favorevole alla mia famiglia. A distanza di anni non abbiamo ricevuto nessun risarcimento e non credo che lo incasseremo mai ma di tutto ciò al Fisco non importa. Vogliono i soldi anche se non abbiamo mai ottenuto quei soldi e la cosa mi sembra davvero incredibile. Un incubo senza fine. Mi chiedo perché non si rivolgono a chi non ha mai risarcito? Perché non verificano se quelle spettanze sono state mai liquidate? Non mi resta che sperare nel buon senso delle istituzioni e che qualcuno risponda al nostro appello. Noi abbiamo fatto tutti i passi possibili prima di trovarci di fronte ad una situazione così assurda. Abbiamo già sofferto troppo… Cerchiamo solo un po’ di pace e di rispetto per mio fratello”.
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1 Commento

  1. mario

    6 febbraio 2016 at 20:47

    Equitalia deve morire….come istituzione ..Non possiamo avere un istituto che taglieggia i cittadini senza guardare nemmeno cosa sta facendo ha un minomo di legittimità o se è un vero e proprio abuso.Pagare una tassa su di una somma mai esistita…ma dico ,il buon senso non esiste più?Chi deve faccia giustizia!

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