Fratellini violentati, 111 anni di carcere agli “orchi”

Scritto da , 14 settembre 2016
tribunale salerno

Con la complicità del padre hanno violentato e filmato tre minori: condannati a oltre 100 anni di reclusione gli otto protagonisti della squallida vicenda che vede coinvolta anche la nonna dei ragazzi che all’epoca dei fatti avevano tra dai tre agli undici anni.. La sentanza è stata emessa ieri dalla terza sezione penale del tribunale di Salerno presideuta dal magistrato De Luca. Per gli atti di pedofilia contestati sono stati condannati Giuseppe Scogliera, 18 anni, Walter Barbone 15 anni, Rita Colucci 15 anni, Domenico Rispoli 13 anni, Dario Marruso 14 anni, difeso dall’avvocato Marina Morretta, Vittorio Gallo 10 anni, difeso dall’avvocato Dario Barbirotti, Roberto Placanico 13 anni, difeso dall’avvocato Stefania Pierro, Vincenzo Bianco 13 anni difeso dall’avvocato Agostino Allegro. Tutti sono accusati dei reati a sfondo sessuale commessi in danno dei minori E.S., A.S. e V.S., che si sono costituiti parti civili, difesi dall’avvocato Michele Tedesco. Nel procedimento erano coinvolti anche i fratelli Vincenzo e Natalino Dragone che a suo tempo scelsero di essere processati con il rito abbreviato. Nel 2013 il giudice dell’udienza preliminare presso il Tribunale di Salerno, Boccassini, condannò i fratelli Dragone alla pena di anni cinque di reclusione per aver abusato sessualmente della minore E.S., parte civile, difesa da Michele Tedesco ed Angelo Mancino, in un terreno ubicato nella frazione di Cappelle. In particolare, gli imputati, secondo le contestazioni, avrebbero costretto i minori a subire atti sessuali, anche di tipo omosessuale, ad opera di adulti, tra cui il padre degli stessi minori. Alcuni imputati avrebbero effettuato delle video riproduzioni dei rapporti sessuali in cui erano coinvolti i ragazzini per poi rivenderli. I fatti si sarebbero consumati a Salerno nella zona porto, nel quartiere di Mariconda e nella frazione Cappelle. L’inchiesta prese le mosse proprio dalle confidenze dei bimbi all’operatrice di una casa famiglia (sentita dai giudici nel corso della fase dibattimentale del processo), in cui erano ospitati per metterli a riparo da un contesto familiare già ritenuto difficile e degradato. All’epoca dei fatti sia il bambino che le due sorelline avevano confermato una storia agghiacciante fatta di abusi seriali compiuti con la complicità dei genitori, che secondo l’accusa li avrebbero venduti per decine di volte. Sia la sociologa che psicologa in udienza (tutte svoltesi a porte chiuse) hanno ribadito quelle accuse rimarcando il ruolo del padre in quello squallido contesto. Le violenze si sono consumate nell’estate del 2006 in un appartamenato di Cappelle.

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