«Franceschini avrebbe potuto salvare l’Archivio di Stato»

Scritto da , 29 settembre 2017

Una frase “incriminata” e i Giovani democratici finiscono nel mirino. Il motivo del contendere è la vendita, da parte della Provincia di Salerno, dell’Archivio di Stato. Una scelta maturata soprattutto alla luce delle grandi difficoltà economiche attraversate dall’Ente ma che, fin da subito, ha trovato un’opposizione unanime, in virtù di quanto l’Archivio di Stato rappresenta e dell’inestimabile patrimonio che custodisce. E’ Fabio Paolucci, l’archivista che fu tra i promotori e primi firmatari della petizione popolare per il blocco della cessione, a bacchettare i Giovani democratici, rei – a suo dire – di volersi appuntare stellette alla giacca, strumentalizzando a proprio favore la vicenda. Il riferimento è all’articolo apparso ieri su queste colonne e nel quale si segnalava la presa di posizione dei Gd in merito alla decisione della Provincia. Nello specifico, lo studioso salernitano ha contestato la frase “La disponibilità a lavorare per una soluzione c’è. La nostra proposta, resa pubblica nel marzo scorso proprio al termine di un incontro con il presidente Canfora, è di rivedere il Piano delle alienazioni o, al più, di avviare una trattativa con il Mibact per una cessione diretta, così da tutelare anche – in una certa misura – le esigenze di cassa della Provincia. Anche in considerazione del fatto che il Ministero, pur tardivamente, aveva dimostrato un interesse in tal senso impugnando l’atto. Una proposta che, più recentemente, è stata mutuata dai 5 Stelle salernitani che dopo mesi di ipotesi bislacche e strumentalizzazioni inconcludenti hanno deciso di tornare con i piedi per terra, onorandoci di una tale considerazione”. «Occorrerebbe chiarire le idee a coloro i quali, con l’ingenuità di chi ha desiderio soltanto di apparire e di strumentalizzare per fini personali e pseudopolitici determinate circostanze, dà luogo ad esternazioni pubbliche senza avere contezza della vicenda e con toni polemici» – si legge in una nota invitata alla redazione. «In primis, già nel marzo scorso i Giovani democratici “del giorno dopo” dichiararono falsamente di avere agito prima e di essere stati emulati nelle loro azioni dal Meetup salernitano: peccato che la loro dichiarazione risalisse al 30 marzo 2017, mentre due giorni prima, il 28 marzo, era stata lanciata dagli attivisti del Meetup salernitano la petizione popolare per evitare la vendita dell’Archivio di Stato, dopo un periodo di acquisizione della documentazione e di elaborazione della stessa petizione». «Inoltre – spiega ancora Paolucci, che è stato anche componente del gruppo di lavoro del meetup Amici di Beppe Grillo, incaricato di occuparsi della vicenda –, proprio per evitare strumentalizzazioni politiche e al solo fine di raggiungere l’obiettivo, la petizione fu formulata senza simboli politici e proposta da cittadini salernitani, tra cui il sottoscritto che ne è stato uno dei proponenti e primo firmatario. La petizione, che chiedeva l’eliminazione dell’immobile dal Piano delle alienazioni (ciò che paradossalmente ora chiedono per la loro prima volta i Gd) e che ha raccolto ben 1136 sottoscrizioni, è stata consegnata il 26 giugno scorso, senza ottenere alcuna risposta dal presidente Canfora, contravvenendo all’art. 17 dello statuto della Provincia, che prevede almeno una replica dopo un mese a tutte le istanze popolari che raggiungano o superino le 1000 firme». «A monte di tutto – sottolinea Paolucci – vi è il clamoroso errore commesso dal Ministro del Mibact Franceschini di non aver presentato entro il 31 ottobre 2015 il “Piano di razionalizzazione degli archivi e degli altri istituti culturali delle Province”, che avrebbe totalmente scongiurato la possibilità di metterlo in vendita da parte della Provincia in virtù della legge 115/2015. Quest’ultima, infatti, avrebbe consentito al Mibact di incamerare gratuitamente il bene culturale al patrimonio dello stesso Ministero e se il Mibact fosse stato adempiente avrebbe vinto il ricorso rigettato dal Tar nel marzo 2017. L’eventuale eliminazione dal Piano di alienazione del monumentale edificio, dunque, può dipendere ora soltanto da una volontà politica della stessa Provincia, tra l’altro gestita dalla stessa compagine politica del Ministro Franceschini e dei Gd». «Mii sento profondamente indignato sia per la situazione di profonda frustrazione che stiamo vivendo a Salerno e nella sua provincia per il rischio di essere privati di un edificio storico simbolo della nostra cultura e della nostra identità, che per le offese gratuite ed infondate rivolte pubblicamente attraverso la stampa al sottoscritto e a quanti, insieme a me, stanno conducendo questa battaglia legittima e sacrosanta in difesa del nostro patrimonio culturale» – conclude Paolucci che, poi, invita anche i Giovani democratici a prendere parte alla manifestazione di questa mattina per dire di “no” alla vendita dell’Archivio di Stato. Non è stato necessario attendere molto per la replica degli stessi Gd, nella persona del responsabile Cultura e scuola, Pierluigi Canoro. «Mi sembra del tutto chiaro, dalla lettura del nostro testo e come già precisato nei mesi scorsi, che la nostra proposta mutuata dai Cinque Stelle sia quella di una trattativa diretta con il Mibact per la cessione dell’immobile e non azioni relative al Piano in sé (che senza preventive coperture è purtroppo difficilmente modificabile nell’immediato, come spiegato)» – scrive Canoro. «Come lo stesso dottor Paolucci riconosce, infatti, noi ne parlammo la primavera scorsa mentre la valente europarlamentare Adinolfi è cascata dalle nuvole tre mesi più tardi – punzecchia l’esponente dei Gd – Ma meglio tardi che mai. Fuor di polemica, questa considerazione –come detto– ci fa comunque piacere. Ritengo sommessamente sia infatti una strada ben più concreta e percorribile rispetto a cortei, proclami e attacchi gratuiti, spero motivati solo dall’ansia di contribuire a risolvere problemi. Noi siamo per il dialogo e non per lo scontro e in questo senso ci siamo sempre mossi anche con la Provincia. Sono invece sicuramente positive altre azioni, anche simboliche, utili a far conoscere alla cittadinanza il nostro patrimonio. Sui temi nessuno accampa esclusive, anzi più si è e più si genera attenzione. Infine: bastava leggere con più calma per accorgersi di come non abbia risparmiato critiche ai ritardi del Ministero sulla vicenda o alla legge Delrio che tanta responsabilità ha a monte, nell’aver ulteriormente indebolito finanziariamente gli enti intermedi».

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