Francesca Manzo e il giovane Rossini - Le Cronache
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Francesca Manzo e il giovane Rossini

Francesca Manzo e il giovane Rossini

di Luca Gaeta

Composta a diciotto anni, La cambiale di matrimonio è la prima opera che Rossini vide rappresentata in forma scenica, esattamente presso il Teatro San Moisè di Venezia il 3 novembre 1810, nella quale lo stesso Rossini sedette come “Maestro al Cembalo”. In occasione della messinscena di domenica 27 marzo, presso il Teatro Verdi di Salerno, abbiamo incontrato il soprano Francesca Manzo, interprete di Clarina. Dopo il percorso accademico presso il Conservatorio Martucci di Salerno, ha intrapreso il biennio di studi presso l’Accademia di perfezionamento per cantanti lirici del Teatro alla Scala. Ci parli di questa importante esperienza? Un’esperienza importante e di crescita sotto molteplici punti di vista. Uno su tutti la qualità degli insegnanti e dell’istituzione. Ogni cantante lirico nel suo percorso sogna di calcare il palcoscenico del Teatro alla Scala. Inoltre, grazie a questa esperienza ho debuttato il personaggio di Gilda dal Rigoletto cantando con Leo Nucci, interprete del protagonista e diretta dal maestro Daniel Oren. In Accademia ha avuto la possibilità di confrontarti con altri studenti provenienti da diverse parti del mondo. In che modo le diverse culture hanno interagito fra loro e in che misura le stesse sono state valorizzate? L’ambiente è davvero multietnico e multiculturale. Ho conosciuto ragazzi provenienti dall’Islanda, Azerbaigian, dalla Corea, per citarne alcuni. Il fattore comune, ciò che creava interazione, era senz’altro legato a quello che studiavamo. Ciò nonostante ad ognuno di noi è stata data la possibilità di poter esprimere la propria personalità. Per quanto mi riguarda ho avuto l’occasione di poter cantare alcuni brani di Donizetti in lingua napoletana. Domenica debutterà il personaggio di Clarina dall’opera La cambiale di matrimonio di Rossini. Ci parli di questa produzione e più in generale della sua vocalità? È un cast di giovani, per un’opera, che a mio parere, è stata pensata da un giovane per giovani. Nonostante il gioco di parole, alludendo al fatto che Rossini abbia composto quest’opera a diciotto anni, credo che in essa siano già presenti, seppur in modo embrionale, tutti quei fattori che costituiscono la scrittura rossiniana. Per quanto riguarda la mia vocalità, che è ovviamente un discorso in divenire, e verso il quale ho dato sempre ascolto ai consigli dei miei insegnanti, attualmente è da soprano lirico puro. Cantare questo “primo” Rossini direi che costituisce quasi una “sfida”. Ho studiato già quest’autore: lo Stabat Mater, ho cantato la Petite messe solennelle, ma mai qualcosa di teatrale. Quindi, trovo molto interessante potermi confrontare con questo tipo di scrittura. Quali saranno i suoi prossimi impegni? Dopo questa produzione a Salerno, debutterò in Giappone il ruolo di Mimì ne’ La bohème di Giacomo Puccini, presso Hyogo Performing Arts. Sono molto felice ed emozionata di potermi confrontare con questo personaggio e con quest’opera in particolare.