Foti e Hansel&Gretel: da Salerno a Bibbiano

Scritto da , 25 Luglio 2019
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di Andrea Pellegrino

Hansel e Gretel, Cismai e Foti, sono i nomi che ricorrono non solo a Bibbiano ma anche a Salerno. Un filo che collega i fatti di oggi a episodi, indagini e sentenze che hanno riguardato la provincia di Salerno. Gira tutto intorno ai falsi abusi per sottrarre i minori alle proprie famiglie. I casi a Salerno sono tre e, in un modo o nell’altro, sono riconducibili a Hansel e Gretel, associazione che si occupa dell’assistenza ai bambini abusati, fondata dallo psicologo Claudio Foti, travolto dall’inchiesta di Bibbiano e recentemente scarcerato. A ricostruire i casi salernitani è Rosaria Capacchione su Fanpage e Panorama. Nel 2015 il Tribunale di Salerno assolve un professore da presunte violenze sulle figlie. Il parere di Foti viene ritenuto “inutilizzabile” e, in più, il Tribunale critica il suo metodo definendolo “approccio contestato dal metodo scientifico”. Così come quello di Mauro Reppucci, seguace del metodo Hamer e marito di Alessandra Pagliuca, altra psicoterapeuta del gruppo Foti e dell’associazione “Hansel e Gretel”. E’ proprio Alessandra Pagliuca, così come racconta Rosaria Capacchione, ad occuparsi nel 2007 di un altro caso salernitano, forse il più inquietante: orge sataniche in provincia. Protagonisti tre fratellini che raccontano orge sataniche, sevizie e travestimenti. I bimbi vengono tolti al papà, partono le indagini ma è un nulla di fatto. La tesi non viene ritenuta credibile e il padre è assolto. Ma nella lista dei casi salernitani se ne aggiungono altri che coinvolgono, secondo quanto raccontato da Il Foglio, la neuropsichiatra infantile, Maria Rita Russo, dirigente dell’Asl di Salerno del servizio Not contro il maltrattamento dei minori. E’ tra i promotori – insieme alla Alessandra Pagliuca e alla Hansel e Gretel – di una associazione presieduta dall’avvocato Coffari, legale di Foti. Nel 2009 raccoglie la denuncia di abusi su un figlio di due anni e successivamente di un caso che riguarda due genitori. Entrambi finiscono con un’assoluzione dovuta ad un impianto accusatorio debole. L’ultimo caso, il più eclatante, riguarda presunti abusi su bimbi di un asilo di Coperchia: anche in questo caso, in sede processuale, non sono emersi riscontri oggettivi.

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