Fondi neri per le tangenti sugli appalti

Scritto da , 10 gennaio 2014

di Viviana De Vita

Un complesso meccanismo di “architettura societaria” al fine di creare fondi occulti in contanti per procedere al pagamento di “tangenti” per l’aggiudicazione irregolare di appalti pubblici e per pagare in nero ingenti somme di danaro a calciatori professionisti militanti nella Nocerina. E’ stato portato a galla dai militari del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza diretti dal tenente colonnello Antonelo Mancazzo, che hanno eseguito tre ordinanze di custodia cautelare firmate dal Gip del tribunale di Nocera, nell’ambito di una vasta indagine che vede indagate 136 persone. Dietro le sbarre sono finiti il patron della Nocerina calcio Giovanni Citarella, il fratello Christian Citarella (entrambi già indagati nell’altro filone di indagine denominato “Due Torri”) e il cognato di Christian Alfonso Faiella. Associazione per delinquere finalizzata all’emissione di fatture false e al trasferimento fraudolento di valori (fittizia intestazione di beni), sono le ipotesi di reato contestate agli indagati responsabili di una lunga serie di reati tributari (infedele dichiarazione, omessa presentazione della dichiarazione, emissione ed utilizzo di fatture false), fittizia intestazione di beni e riciclaggio. Le complesse ed articolate indagini, protrattesi per oltre due anni, sono state avviate sulla base di una semplice denuncia di smarrimento di cinque assegni bancari, per un totale di 55mila euro, emessi dalla società di calcio di Nocera presentata da Roberto Magliocco, calciatore tesserato con l’A.S.G. Nocerina S.r.l. nel secondo semestre 2008. Gli inquirenti sono così riusciti ad appurare che nei confronti del giovane calciatore erano stati corrisposti emolumenti in misura nettamente superiore a quanto stabilito nel contratto firmato con la società sportiva che documentava uno stipendio di 700 euro al mese. Acclarata l’erogazione di anomali corrispettivi e l’utilizzo, da parte di Giovanni Citarella e di Alfonso Faiella, di un prestanome per operare le relative movimentazioni, è così scattata un’indagine a tappeto. Gli uomini del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza hanno cominciato a passare al setaccio i conti correnti di un campione di giocatori scelto tra quelli più in vista nell’ambito della squadra. Tale esame ha consentito di accertare che sui conti intestati ai calciatori erano avvenuti versamenti di assegni bancari tratti da numerose società dislocate su buona parte del territorio nazionale, ma titolari di conti correnti accesi presso filiali di istituti di credito siti a Salerno e provincia, oltre che a Roma. Tali società nulla avevano a che vedere con il mondo del calcio, circostanza, questa, che ha destato subito forte sospetto, se si considera che ai giocatori professionisti è vietato ricevere compensi da società diverse da quella in seno alle quali sono tesserati. Da qui le indagini si sono allargate ai rapporti finanziari intestati a tutte queste società. E’ così venuto a galla che Giovanni Citarella- già destinatario in passato di una misura di prevenzione definitiva – onde evitare future possibili aggressioni patrimoniali, ha posto in essere plurime condotte di intestazione fittizia di beni e quote societarie avvalendosi oltre di soggetti nullatenenti, alcuni dei quali reclutati addirittura tra clochard senza fissa dimora, spesso irreperibili, anche di familiari. Nel contempo, le società “affidate” ai prestanome hanno rappresentato il “veicolo” tramite il quale: pagare in nero ingenti somme di denaro a calciatori professionisti militanti nella società calcistica A.S.G. Nocerina S.r.l. nonché ad altri tesserati/dipendenti della menzionata società sportiva (allenatore, magazziniere); effettuare “quale interposto soggetto economico” prestazioni di sponsorizzazione a favore di soggetti utilizzatori, da considerarsi relative, per buona parte, a operazioni inesistenti. Tutto ciò è stato possibile con il coinvolgimento attivo di funzionari e operatori di banca che, indagati a pede libero, hanno consentito l’effettuazione di operazioni di sportello a soggetti privi di qualsiasi autorizzazione rispetto al rapporto movimentato con grave danno per l’Erario atteso che le cartiere non hanno mai dichiarato alcun reddito e hanno evaso imposte dirette ed indirette per svariati milioni di euro.Tutto questo ha comportato sottrazione di materia imponibile per milioni di euro, rendendo l’erario “vittima” del complesso sistema architettato. Nel contempo, a seguito di capillare attività investigativa svolta dalle Fiamme Gialle, finalizzata alla ricostruzione del patrimonio accumulato da parte degli indagati, è stato disposto il sequestro preventivo finalizzato alla successiva confisca di un ingente patrimonio composto da beni mobili ed immobili per un valore di centinaia di milioni di euro. Infine, è stato disposto il sequestro per equivalente ai fini tributari, corrispondente all’imposta evasa, pari a circa 34 milioni di euro.

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