Fonderie Pisano: il Gip conferma il sequestro

Scritto da , 14 ottobre 2016
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Nulla da fare per le fonderie Pisano. Il Gup Stefano Berny Canani respinge il ricorso dell’avviocato Scarlato e conferma i sigilli per la fabbrica di Fratte, confermando i sigilli voluti dalla Procura. Tra le motivazioni che hanno indotto il magistrato a prendere questa decisione ci sarebbero le immissioni in atmosfera di fumi ritenuti intollerabili e molesti per i residenti. Nel mirino anche l’autorizzazione di impattto ambientale (Aia) che non sarebbe stata modificata nel corso degli anni. I carabinieri del Noe di Salerno sequestrarono lo scorso 24 giugno su disposizione della Procura le Fonderie Pisano. I reati contestati ai titolari dello stabilimento di via Pisano, al centro da tempo di polemiche sull’ inquinamento ambientale prodotto: scarico di acque reflue inquinanti, gestione illecita di rifiuti speciali anche pericolosi, emissioni nocive in atmosfera, danneggiamento di beni pubblici, gettito di cose idonee a molestare le persone, violazione della normativa antincendio e della sicurezza dei luoghi di lavoro, abuso d’ufficio, falsità materiale ed ideologica in atti pubblici. Gli abitanti della zona ed i Comitati ambientalisti avevano più volte denunciato l’intollerabilita’ delle emissioni moleste sia quanto ad odori, che a fumi e polveri, tali da rendere invivibili anche gli ambienti domestici e da limitare pesantemente lo svolgimento dei normali atti della vita quotidiana”. Dalle indagini dei carabinieri del Noe di Salerno è emerso che l’impianto è privo di valida autorizzazione, in quanto quella esistente è illegittima. Sette persone risultano indagate: cinque co-amministratori, della famiglia Pisano: Guido, Renato, Ugo, Ciro, che è anche direttore tecnico, Mario – e due ingegneri, che sono indagati, invece, solo per l’illegittimità delle autorizzazioni. Si tratta dell’ ingegnere Antonio Setaro, dirigente ufficio regionale che ha curato la procedura regionale Aia, e del consulente ambientale Luca Fossati. Poi la chiusura, la parziale riapertura per permettere ai tecnici dell’Arpac di fare nuove rilevamenti, andati positivamente per la verità, e il gran can della proprietà per la delocalizzazione. A patto che la fabbrica venga riaperta. Come segnale il licenziamento dei lavoratori. Poi ieri la doccia fredda: la Procura vince la partita mentre esultano i Comitati. Non i lavoratori che ora vedono lo spettro del licenziamento e della perdita del posto di lavoro. Ora la proprietà ricorre al Riesame.

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