Fonderie, la Regione valuta il giudizio di compatibilità ambientale. Dopo l’Aia si cerca la Via

Scritto da , 27 aprile 2016

di Andrea Pellegrino

E’ doppio il giudizio avviato dalla Regione Campania rispetto alle Fonderie Pisano. L’uno riguarda il riesame dell’Aia (autorizzazione integrata ambientale) mentre l’altro attiene al giudizio di compatibilità ambientale, quindi la Via (valutazione impatto ambientale) alla quale l’impianto dovrà sottoporsi. Nel provvedimento a firma del dirigente regionale Antonello Barretta, infatti, ci sono tutte le prescrizioni e la documentazione da presentare entro i prossimi due mesi. Dunque, sotto la lente d’ingrandimento della Regione Campania – oltre all’Aia già in possesso alle Fonderie – si valuta anche l’iter per la valutazione di incidenza dello stabilimento di Fratte. Intanto il “presidio permanente Fonderie Pisano” chiede la «chiusura dello stabilimento e la tutela dei lavoratori». Il presidio, infatti, ha chiesto «al sindaco di emettere un ‘ordinanza di chiusura per emergenza sanitaria e/o per problemi di pubblica sicurezza. I presupposti giuridici – dicono – ci sono e nel caso di ricorso al Tar i cittadini residenti sono pronti sostenere la decisione nelle sedi fisiche e giuridiche». Ancora hanno chiesto «al prefetto di sospendere l’attività delle Fonderie Pisano ai sensi dell’art. 20 comma 3 del D.Lgs 139/06 o almeno di spiegare i motivi per cui non si vuole procedere alla sospensione; alla Regione o di revocare l’Aia per la mancanza dei requisiti stabiliti dall’Aia stessa, o di emettere un’ordinanza di chiusura ai sensi dell’articolo 50 comma 5 del Tuel che prevede che in caso di emergenza sanitaria che interessi più territori regionali spetta alla Regione stessa emettere tale ordinanza». «Risulta prioritaria – dicono ancora – anche la salvaguardia dei 121 posti dei lavoratori impiegati nelle Fonderie Pisano; posti di lavoro che vanno tutelati attraverso l’intervento dello Stato, Regione e Comune anche tramite apposito decreto, così come è’ stato fatto con l’Ilva di Taranto, con il quale si stanzino, per il tempo necessario al reinserimento dei lavoratori in altre realtà lavorative e/o nel progetto di bonifica e riconversione dell’area delle fonderie, poco più di 5 milioni euro all’anno pari al costo del personale attualmente impiegato. Tale denaro pubblico, un’inezia dal punto di vista del bilancio statale, non è da considerarsi uno spreco ma piuttosto un investimento, anche economico, nella salute dei residenti e nella tutela del lavoro».

Consiglia

Cronaca

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->