Floriana Coppola: riflettori sull’anima

Scritto da , 26 Febbraio 2019
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Successo di pubblico a palazzo Fruscione per la presentazione dell’opera “Cambio di stagione ed altre mutazioni poetiche”

Di LUCA GAETA

La parola poetica muta le coordinate di chi la recepisce; un atto prezioso che merita riflessione. Per volontà di Francesco Forte, editore della casa Oedipus e coordinate da Gilda Luongo, più voci si sono confrontate presso Palazzo Fruscione su “Cambio di stagione e altre mutazioni poetiche” di Floriana Coppola, raccolta di versi che illustrano le affascinanti metamorfosi dell’animo. L’incontro ha creato un dialogo con “Mytho’s portraits- Gli archetipi”, l’esposizione di Antonio Ciraci curata dalla stessa Luongo in cui i primordi dell’arte sono celebrati come cardini sacrali della percezione. Il workshop di Mara Maglione, “Legami”, ha spinto i partecipanti a rivivere il rapporto con un componente della propria famiglia attraverso l’unione di rami, immagini di un passato da cui fiorisce il presente, dimostrando come l’archetipo non sia qualcosa da relegare il più possibile lontano da noi. Piera Carlomagno ha evidenziato la concretezza e il carattere allusivo della produzione dell’autrice, mentre Concita de Luca si è soffermata sulla natura pirandelliana di un io poetico che accoglie più livelli di lettura. Rossella Nicolò ha ricordato la colpevole omissione dei manuali di letteratura italiana, in cui le presenze femminili sono eccezioni decisamente rare. Spetta ai docenti colmare una lacuna che ostacola la piena comprensione dei più importanti fenomeni culturali nel panorama del Bel Paese e la passione di Floriana Coppola è anche un invito a rivivere l’analisi testuale come messa in gioco dei sentimenti di chi si rapporti al testo. Silvia Siniscalchi ha messo a fuoco la geografia spirituale delle liriche, dove tempo e spazio sono prima di tutto proiezioni di una mente inquieta e assetata di nuovi raccordi tra soggetto e oggetto, tra chi si pone in ascolto e ciò che attende di essere ascoltato e rivelato. Il coraggio con cui scandagliare emozioni e ansie da parte della scrittrice ha rappresentato il nucleo dell’intervento di Dina Gallo e Gemma Criscuoli ha letto nella poetessa un’attenzione alla scrittura come partenogenesi impura, madre e figlia di se stessa, un unicum che vuole in sé ogni ragione ultima, ma  anche respiro in cui si intrecciano altri respiri, confluenza di immaginari diversi. Scrivere non è indolore, ma è testimonianza di come l’ingegno abbia bisogno di scavalcare confini e categorie.

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