Fiumi inquinati, allarme di Rinaldi

Scritto da , 22 giugno 2014

di Andrea Pellegrino

VIETRI SUL MARE. L’inquinamento del mare? Occhio ai fiumi, lì scaricano di tutto. Erminio Rinaldi, procuratore aggiunto della Dda della Procura di Salerno, è un esperto di reati ambientali. Anzi, per l’attuale Procuratore facente funzioni della Procura salernitana: “Rispettare l’ambiente, significa rispettare il Creato”. Ieri mattina a Vietri sul Mare – al teatro “Don Bosco” – ha partecipato al convegno promosso dall’arcidiocesi di Cava – Amalfi e da quella di Salerno, con il patrocinio del Comune di Vietri sul Mare. Argomento centrale: la terra, il suo riutilizzo, il suo rispetto e la possibilità di lavoro. Accanto a lui, al tavolo dei relatori anche don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano, simbolo del contrasto alla “Terra dei Fuochi”. Rinaldi parla di legalità e moralità partendo da un ultimo episodio che lo ha visto protagonista: i sette minori che nell’Agro nocerino si prostituivano. “E’ un episodio vergognoso, segno dell’immoralità soprattutto degli adulti”. “Come fa – dice – un padre che evade il fisco, truffa o commette reati ad insegnare qualcosa di buono alle nuove generazioni?”. Poi sull’ambiente, sempre più violentato, afferma: “La natura si ribella – dice Rinaldi – all’inquinamento incontrollato delle nostre zone”. Sulla Terra dei Fuochi, dice: “Qui non siamo certamente a Caserta ma la nostra attenzione è alta, il nostro impegno è massimo e abbiamo al vaglio alcune cose da accertare”. In questo momento l’attenzione principale è sul mare e soprattutto sugli scarichi incontrollati nei fiumi. “Ci sono quattro fiumi, Sele, Tusciano, Irno e Picentino, in cui si scarica di tutto ed i liquami finiscono inesorabilmente a mare. E’ il caso, in particolare del fiume Irno, tornato alla ribalta di recente. “Parliamoci chiaro – afferma – smaltire i rifiuti costa caro e non tutti gli imprenditori hanno rispetto dell’ambiente. Questo è il dramma principale. Ancora: ci sono 61 comuni che non hanno l’autorizzazione a sversare i liquami, altri che hanno condotte sottomarine. In Costiera Amalfitana non c’è un vero e proprio depuratore capace di accogliere i reflui. So che c’è un impianto piccolo ad Amalfi e l’altro a Positano e basta. Questo è assurdo soprattutto per un territorio che dovrebbe essere protetto, salvaguardato per la sua bellezza naturale. Questi sono segnali allarmanti. Così come la parte est e la litoranea: anche in questo caso c’è da intervenire con urgenza. A Paestum, ad esempio, si è costruito dove non si poteva anche in prossimità dei templi”. Sulle Fonderie Pisano, invece, afferma: “Lo stabilimento è costantemente monitorato dall’Arpac. Poi si vedrà il da farsi”.

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