Fiorinda Mirabile: “A Fuorni non c’è il diritto alla vita”

Scritto da , 18 Gennaio 2019
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La morte improvvisa di Giuseppe Montanera, il 54enne di Mercato San Severino, tossico e alcol dipendente, costretto sulla sedia a rotelle ha, ancora una volta, riacceso la polemica su quanto il carcere metta a dura prova i detenuti. Come giusto che sia, verrebbe da dire, eppure bisognerebbe rispettare un diritto sacrosanto: quello alla vita e alla salute. E Fuorni sembra essere l’esempio lampante di come, per i malati terminali, come nel caso del 54enne, non ci sia una struttura alternativa al carcere. Una situazione quella di Montanera su cui avevano tentato di accendere i riflettori anche i radicali, nel corso della loro ultima visita presso la casa circondariale di Salerno. In particolare, l’avvocato Fiorinda Mirabile – che da sempre si batte per i diritti dei detenuti – aveva chiesto per lui una soluzione alternativa anche in vista della fine della pena, prevista per il 2021.
«Già l’ultima volta mi meravigliava la sua assenza ma mi avevano assicurato che era una persona che  preferiva ritirarsi, senza incontrare nessuno», ha dichiarato infatti l’avvocato che aveva chiesto spiegazioni anche al direttore del carcere che aveva rassicurato tutti sulle condizioni di salute dell’uomo, nonostante le raccomandazioni del medico che lo aveva in cura.  E Giuseppe non è l’unica persona che avrebbe bisogno di uscire dalla cella: «C’era un detenuto che aveva subito un’operazione ed era stato ritenuto non idoneo al carcere, a causa dei problemi psichiatrici dell’uomo», ha poi aggiunto la Mirabile, secondo cui il direttore del carcere avrebbe risposto che non era nelle sue competenze disporre un trasferimento, nonostante le condizioni di salute. «C’è una mancanza di dialogo tra i magistrati di sorveglianza e il carcere. Così succede che li trattengono lì anche contro la legge come nel caso di Giuseppe che non ce l’ha fatta perchè era un malato terminale», ha poi aggiunto Fiorinda Mirabile, secondo cui ad oggi le strutture carcerarie non rispettano il sacrosanto diritto alla vita: «C’è un evidenza casistica di morti in carcere. Maria aveva problemi di natura psichiatrica e si è suicidata perchè nessuno ha intercettato il suo disagio. Sono persone abbandonate a loro stesse e non credono alle loro lamentele». Il 2018 è stato un anno drammatico proprio dal punto di vista delle morti in carcere. A questo andrebbero sommate tutte le altre problematiche, già ampiamente ribadite che permettono poi il verificarsi di situazione al limite dell’assurdo come la protesta indetta dai detenuti, in seguito al trasferimento di un loro compagno. Un momento che si è poi trasformato in una vera e propria ricreazione, con tanto di spaghettata finale.
«A loro ho più volte chiesto di comportarsi bene, altrimenti le nostre lotte esterne non hanno senso e passano da vittime a carnefici. », ha ribadito l’avvocato salernitano. Intato, a breve dovrebbe esserci un nuovo incontro con il direttore per fare il punto della situazione dopo quanto accaduto al 54enne di Mercato San Severino e per trovare soluzioni concrete per chi, a causa dei gravi problemi di salute, non potrebbe stare in carcere ma avrebbe bisogno di una struttura alternativa che, ad oggi non esiste .
red.cro.
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