Filippo Morace, un Papageno d’eccezione

Scritto da , 13 aprile 2018
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Il docente del nostro Conservatorio sarà uno dei protagonisti del Die Zauberflote

 Di OLGA CHIEFFI

 Sarà un felice ed emozionante ritorno sul palcoscenico del teatro Verdi, quello di Filippo Morace, basso-bariton casertano, di stanza su una delle cattedre dello stellare Dipartimento di Canto del Conservatorio Statale di Musica “G.Martucci” di Salerno. Lo ricordiamo nelle vesti di Don Basilio in una delle prime rappresentazioni del Barbiere di Siviglia rossiniano nel new deal del massimo cittadino, ma lui ci ha rivelato di aver calcato le tavole del nostro teatro, quando venne riaperto, da allievo, dopo le masterclass di Rolando Panerai e del tenore Gianni Raimondi nel lontano 1998. Filippo Morace sarà il Papageno del “Die Zauberflote” che inaugurerà la nuova stagione lirica, il simpatico uomo uccello che scodinzola tra i saggi, spinto dal desiderio, lo stesso di Monostato “Ognuno sente le gioie d’amore, ruba gioca accarezza e bacia…..”, candido e goloso, a caccia della sua Papagena. La musica mozartiana regala a Papageno una gioia prima stupita, poi irrefrenabile, sempre sincera, leggera e profonda allo stesso tempo: la gioia di chi, pur non essendo destinato a compiere grandi gesta o a comportamenti eroici, trova la sua dimensione nelle piccole cose, un sentimento ugualmente forte e impegnativo, capace di realizzare compiutamente l’uomo, per quanto semplice egli sia. La felicità di Papageno non è una felicità effimera, esogena, ma interiore, tessuta in vicende concrete, filtrata attraverso un cuore grande che si lascia interrogare e stupire, e manifestata con levità e candore; lo sguardo incantato eppure saggio, assennato eppure immacolato, sembra avere un antesignano nelle figure fiabesche dei tre fanciulli, che indicano – finalmente! – a Papageno la strada per la felicità. “L’emozione mi attanaglia – ha rivelato il M° Morace – mi ritroverò a cantare con numerosi allievi del conservatorio che sono inseriti nel coro, trovandomi, così, al centro di quel particolare asse che unisce l’istituzione musicale in cui insegno e il palcoscenico difficile di questa città che ha un pubblico attento, che non perdona. Ho eseguito la parte di Papageno in tedesco, in forma di concerto, per me, quindi, sarà un ulteriore debutto, in questa particolare rilettura in italiano di Mariano Bauduin, molto accattivante. Io dirò qualcosa nell’antico napoletano di Basile, ma gli idiomi si mescoleranno, come è d’uso nel teatro di Roberto De Simone, per poi divenire intellegibili con il ritorno alla luce e l’invenzione della gioia”.

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