Ferrigno: Vicolo della Neve, patrimonio della città

Scritto da , 24 Agosto 2021
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di Antonio Abate

La vicenda del Vicolo della Neve pone all’attenzione generale, ancora una volta, la tutela delle attività commerciali che sono patrimonio della città di Salerno. Ristoranti, pizzerie, bar, gelatiere, pasticcerie ed attività artigianali sono quelle più a rischio di scomparire dal panorama commerciale delle città. Nel caso specifico dell’attività di don Matteo Bonavita è evidente che si ponga principalmente un problema di carattere generazionale. «Sono attività che comportano sacrifici personali pesanti, impegno che si volge su almeno diciotto ore di lavoro al giorno – sostiene Gianfranco Ferrigno, presidente della sede di Salerno della Claai, l’Associazione dell’artigianato e della piccola e media impresa – e che i figli non vogliono più fare. Risulta così difficile, come per don Matteo, proseguire in un’attività tradizionale così importante». Le difficoltà sono però anche altre. «Senza contare la congiuntura economica, oggi è davvero difficile se non impossibile portare avanti un’attività come quella della ristorazione in spazi così ridotti e con pochi tavoli. Il Vicolo della Neve era così piccolo che si stava tutti stipati, uno addosso all’altro ed era la sua caratteristica, dove le differenze erano azzerate davanti alla sublime pasta e fagioli che ti arrivava a tavola. Oggi sarebbe impensabile con tutte le norme anti-Covid se non hai spazi esterni». Per Ferrigno la vicenda Vicolo della Neve pone anche la questione dell’identità che Salerno rischia di perdere: «Il locale di don Matteo rappresentava e rappresenta un motivo di tradizione culinaria ed attrattiva turistica della città che, come per altri locali, rischia di scomparire definitivamente dal patrimonio della nostra Salerno. Dovrebbe, invece, essere fortemente difeso il senso d’identità, esaltando le nostre peculiarità poco sfruttate. C’è bisogno di un piano strategico per valorizzare il nostro patrimonio turistico e culturale di cui fa parte anche l’enogastronomia». In città sono sempre più i locali che chiudono perché tra le voci che pesano di più sono i costi di locazione. «Abbiamo più volte sollecitato le associazioni dei proprietari d’immobili a trovare un accordo per calmierare i prezzi, ormai alle stelle – ammette Ferrigno – ma il nostro appello è caduto inascoltato. Solo Federproprietari si è seduto al tavolo con noi ed ha sottoscritto un protocollo che ci ha aiutato ad affrontare i contenziosi che inevitabilmente sia aprono, spesso proprio con i cambi di gestione delle attività». Per il presidente della Claai resta sempre aperto il fronte delle imprese che chiudono, vengono acquisite o che aprono in maniera anomala. «E’ un fenomeno che abbiamo posto all’attenzione delle autorità competenti da tantissimo tempo, fenomeni strani si stanno verificando in città e questo dovrebbe far riflettere. Imprese che nascono e muoiono in pochi mesi non sono cose che accadono normalmente. Servono maggiori controlli, anche per tutelare chi si comporta correttamente».

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