Felice D’Amico, il “violinista pazzo” da Salerno alla corte di Al Bano

di Erika Noschese
 La sua vita è legata, indubbiamente, alla musica. Figlio d’Arte, Felice d’Amico ha iniziato da bambino ad approcciarsi al magico mondo della musica, dapprima con il pianoforte e poi con il violino, lo strumento che lo accompagna dall’età di 14 anni. Vive a Vietri sul Mare ma ha portato la sua musica in giro per il mondo, da Montecarlo ai Caraibi, passando per la Lapponia. Presto, è stato ribattezzato il musicista pazzo perchè, ammette Felice, «non riesco ad essere serio, intrattendo i miei ospiti con la simpatia» ma, aggiunge, «con tempo ho imparato a distinguere le persone, non tutti amano scherzare».
Come facilmente prevedibile, l’emergenza Coronavirus ha portato con sé una serie di problematiche ma qualche nota positiva c’è: da 115 giorni suona, ogni sera, in diretta facebook e questo gli ha permesso di aumentare la sua popolarità. Felice, come nasce la tua passione per la musica, a quanti anni inizi a suonare? 
«Io vengo da una famiglia di musicisti. Mia sorella insegnava pianoforte in conservatorio, mia mamma era pianista e noi fratelli suoniamo. Sono nato con la musica e tra la musica, possiamo dire. Ho iniziato a suonare ufficialmente a suonare a casa il pianoforte all’età di 11 anni; successivamente, ho conosciuto un bravo violinista di Cava de’ Tirreni che mi ha chiesto di cambiare strumento ed ho accettato, iniziando a suonare il violino all’età di 13 anni. Poi, mi sono iscritto al conservatorio San Pietro a Majella di Napoli all’età di 14 anni: facevo il magistrale a Cava de’ Tirreni, uscivo da scuola e correvo a prendere la sita per Napoli per poi trasferirmi al conservatorio di Salerno. Poi, ho lasciato gli studi di musica classica per iniziare quella di musica leggera e sono felice di aver fatto quella scelta».
Tu oggi sei conosciuto come il “violinista pazzo”. Cosa significa? 
«Me lo hanno attribuito gli altri perché durante una mia esibizione puoi aspettarti di tutto, che mi sieda sulle gambe di qualcuno, che poggi il violino sulla testa di qualche persona, che faccia qualche smorfia. Ma è il mio carattere, sono gioviale e non a caso mi chiamo Felice, io non riesco ad essere serio per molto tempo. Ho fatto un matrimonio a Montecarlo di due americani, erano tutti in smoking ma ad un certo punto mi sono accorto di poter “osare” e ci siamo divertiti tanto tutti, gli americani erano impazziti; non riesco ad avere un atteggiamento serioso per tutta la durata dell’evento, soprattutto se mi accorgo che le persone vogliono divertirsi e quando me ne accorgo non perdo occasione di fare smorfie, sedermi sulle gambe, fare il simpatico ma, ovviamente, sto molto attento alle persone con cui giocare: non tutti, magari, vogliono farlo e l’esperienza mi ha insegnato con chi poter giocare e chi no».
Da Vietri sul Mare hai portato la tua musica in tutto il mondo, sei stato anche ai Caraibi… 
«Sì, ho suonato a Mosca e San Pietroburgo per conto di Al Bano Carrisi e ho suonato anche in Lapponia durante un congresso. Ogni anno suono ai Caraibi, Montecarlo, Francia, Germania, Monaco. Diciamo che ho fatto un po’ di gavetta». Quanto l’emergenza Coronavirus ha colpito te e il tuo settore? 
«Al momento è stato determinante perché durante la mia quarantena ho iniziato a fare delle dirette sui social e questo ha fatto crescere in maniera esponenziale la mia pagina con oltre 32mila follower tanto che Facebook mi ritiene un personaggio pubblico, attribuendomi in automatico il bollino blu. Ora, mi stanno scrivendo aziende che vogliono pubblicità e diciamo che mi sto intraprendendo la strada dell’influencer anche se in piccolo perché ho iniziato da poco ma se procede così la cosa non è detto che io un domani non possa fare davvero l’influencer. Ho davvero tante persone che mi seguono».
Dunque, un aspetto positivo c’è… 
«Assolutamente sì, mi ha fatto crescere e conoscere da tante persone. Sono 115 giorni che, ogni sera, mi collego in diretta per suonare e ci sono persone che, esattamente da 115 giorni, attendono le mie dirette. Questo mi fa stare bene perché mi fa capire che sono amato e per un’artista è un aspetto fondamentale». Come è stato riprendere il contatto con le persone, ricominciare a suonare tra la gente? «Io ho avuto la mazzata perché moltissimi eventi sono stati rinviati all’anno prossimo, ne ho recuperato solo qualcuno ma la maggior parte è tutto rinviato. La batosta, anche a livello economico, c’è stata ma è stato bellissimo ricominciare: una rimpatriata con sé stessi, con la musica, con chi, dopo avermi seguito sui social, ha voluto incontrarmi personalmente e posso ammettere, con orgoglio, che le mie serate sono tutte sold out e tantissime sono le persone che hanno voluto salutarmi di persona».
Quali sono i tuoi progetti futuri?
«Sto lavorando ad un progetto molto importante: ho scritto, per un amico di Al Bano, una canzone italo-cinese, credo sia il primo caso al mondo. E’ un pezzo molto forte, ascoltato anche da Al Bano e a lui è piaciuto. Non siamo ancora pronti perché le frontiere sono ancora chiuse e questo ragazzo cinese non può venire in Italia: senza la sua voce non possiamo andare avanti con la canzone ma fatto questo lo lanceremo in Cina e in Italia ed è un progetto a cui tengo particolarmente, soprattutto perché potrebbe essere lanciato sul mercato cinese e per me sarebbe motivo di orgoglio. Poi, Al Bano mi ha chiesto di rifare i suoi pezzi al violino: cinque sono già pronti, mi mancano altri sei ma ci vuole tempo ed attenzione».
I viaggi all’estero sono ancora bloccati. Sai già quando ricomincerai? 
«Mi sono perso New York e Toronto ma spero che il prossimo anno mi riconfermino. Mi hanno “scoperto” durante una fiera a Colonia e me ne hanno proposto altre due, proprio a New York e Toronto ma sono saltate per il Covid. Si spera di poter recuperare il prossimo anno».