Federico Sanguineti e Gatto Web

Scritto da , 23 Maggio 2022
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Ferace ed immediata l’intesa tra il filologo e i ragazzi dei licei salernitani, riuniti al teatro delle arti per la presentazione del volume  “Temi svolti di Storia letteraria – ad uso di docenti e di discenti” in libreria per le edizioni Tempesta. Sabato la consegna del premio Città di Angri al dantista per gli studi e le intuizioni sul sommo poeta

 

Di Olga Chieffi

Innescare l’immediato gioco delle associazioni, della creatività, della variazione è il sigillo del Maestro. Tale si è rivelato ieri mattina, sul palcoscenico del Teatro delle Arti, Federico Sanguineti, il quale si è presentato con il suo famoso cilindro, ad una platea di studenti liceali intervenuti insieme ai loro docenti, per illustrare loro la sua ultima opera “Temi svolti di Storia letteraria – ad uso di docenti e di discenti” in libreria per le edizioni Tempesta, le prime cinquanta tracce assegnate per la lettura della domenica di questo giornale, ovvero del giorno di vacatio, che deve essere comunque un tempo “pieno”, una rubrica, pillole per una nuova storia letteraria, nata nelle lunghe notti della pandemia, un’invenzione a tre voci che ci continuerà deliziosamente ad accompagnare per l’intero anno. Studenti stupiti e rapiti dal professore che ha intimato loro di accendere il cellulare ed introdursi da novelli ricercatori nell’Opera del Vocabolario Italiano, attraverso il programma GattoWeb e cercare chi mai abbia pronunciato per primo il termine “italiano”. “Jacopo Alighieri, il figlio di Dante – ha continuato il professore – ha usato questa parola e voi tutti ci siete arrivati immediatamente, poiché in internet è racchiusa la più grande biblioteca mondiale ed è a disposizione di tutti. Quindi il compito dei docenti è ora di insegnare a cercare, darvi le chiavi per accedere con immediatezza a tesori che prima non erano certo patrimonio comune”. Il metodo e il senso della ricerca fu instillato, nel giovanissimo Federico, dalla sua insegnante di italiano alle scuole medie, la professoressa Chiappino, che amava “leggere” la poesia e i testi con i suoi allievi. “Leggere per lei significava – ha ricordato Federico – scrivere o recitare versi che conosceva a memoria e fresca di laurea, ci insegnò a realizzare uno schedario, per termini, per argomento, tutto in ordine alfabetico, naturalmente, magari allocato in una scatola di scarpe per quanti non potevano permettersi l’acquisto di un contenitore di legno o metallo . Ciò che interessava si appuntava e andava a finire nello schedario: io ho fatto questo per tutta la mia vita. Chi viene a casa mia vedrà scaffali pieni di schede”. E a questa intensa e lunga vita di ricercatore è dedicato il premio che gli è stato consegnato sabato mattina, il Premio Città di Angri,  ai suoi studi sul Sommo Poeta che lo hanno portato a pubblicare, nel 2001, un’edizione critica della Divina Commedia, la “Dantis Alagherii Comedia”, “Paradiso, Inferno e Purgatorio in edizione critica alla luce del più antico codice di sicura fiorentinità” e sino ai suoi ultimi volumi tra cui “Le parolacce di Dante Alighieri”, un best seller in libreria. Ricerca che ha consentito a Federico di far annullare, nell’ambito dell’ultimo concorso ordinario della classe A022, Italiano Storia Geografia, secondaria I grado la domanda sui versi della più celebre tra le canzoni del Petrarca “Chiare, fresche e dolci acque”,  contestata da alcuni insegnanti, ai quali il tar del Lazio ha dato ragione. Intensa la lezione sul sonetto, deturpato dalla stampa cinquecentesca, non quattordici righe con da capo, ma sette sospiri d’amore per la donna amata, l’acquisizione di un modo altro di leggere, musicale, ritmico, rilassato, affinchè la poesia possa accompagnarci per l’intera giornata, per l’intera vita, anche guidando un tram, altro mestiere che desiderava svolgere Federico, oltre l’attore e il papa. La parola è passata agli studenti, i quali hanno posto diversi quesiti, dalla Bellezza usata o conservata a come avvicinarsi allo studio della filologia, sino a giungere alla chiusa finale di Federico, che in tempi oscuri, in cui si può piangere anche per l’intera giornata, anche un unico sorriso può assolverti e redimerti, per la quale ha inteso scegliere la visione di un’umanità totale, senza confini, senza barriere, che Dante descrive nel De Monarchia. Tanti i temi toccati anche a riflettori spenti, quando il professore si è intrattenuto ancora a lungo con docenti e dirigenti scolastici, i quali hanno strappato nuovi incontri e dialoghi per ricominciare il racconto, muoverne i concetti in continuo cambiamento, tentare di scoprire i mezzi che consentano alla parola di essere se stessa, “verace” nel suo domandare per riaccendere la meraviglia. Meraviglia che non è solo incanto o superamento estatico della ragione, ma è e continua ad essere riflessione, la riflessione che prova insieme l’angoscia del silenzio e la gioia della parola, nel dire qualcosa di “nuovo”, senza mai ripetersi.

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