Federico Conte: «Il Pd? Sia il partito di tutta la provincia»

Scritto da , 7 dicembre 2013

La proposta politica di Federico Conte è ricca di contenuti. Le primarie, per lui, sono occasione di confronto e partecipazione politica. D’altronde è nato tra le braccia della politica e degli insegnamenti del padre Carmelo (ex ministro alle aree urbane) dice: «Da lui ho preso tutto». Oggi Federico, di professione avvocato, scende in campo (come capolista) nel collegio della Piana del Sele a supporto della mozione Cuperlo. «Le primarie – dice – si stanno consumando intorno a personalismi e gossip che poco hanno a che fare con le funzioni con le quali sono state immaginate. Le primarie, attraverso un dibattito aperto e plurale devono filtrare la selezione di una classe dirigente che si formi dal basso e capace di recuperare il rapporto del partito con i territorio. Tra l’altro sono state pensate come rimedio all’interno del Pd alle disfunzione che il Porcellum ha determinato rispetto alla formazione della classe politica in generale».. I motivi della discesa in campo? «Le ragioni dell’impegno traggono la loro origine dalla storia e della tradizione politica dei socialisti salernitani che hanno rappresentato una esperienza unica di produzione ideale e progettuale in provincia di Salerno. Il desiderio di riproporre nel dibattito politico, il tratto riformista mi è sembrato tanto più legittimo quanto più radicale e vuoto si è determinato il dibattito politico che lungi dall’interessare i problemi reali delle persone e dei territori, concentrandosi solo sugli slogan che da soli, se sono tali, sono la negazione della politica». Perché Cuperlo e non Renzi? «Gianni Cuperlo ha una idea di partito socialdemocratico ed europeo aperto che consente partecipazione e dibattito, che tollera e valorizza il dissenso come espressione della dialettica più produttiva. Un partito che abbia nei circoli dei terminali di raccolta delle istanze dei cittadini e delle proposte di cambiamento e non dei presidi territoriali di mero consenso. Renzi, invece, ha una precisa idea di se stesso e del ruolo di leader a cui aspira mentre ha in mente un “non partito”, un soggetto liquido lontano dal territorio e per questo più gestibile funzionale al Governo del paese, nel quale non a caso si è identificato il modello deluchiano». Cosa intende per modello deluchiano? «A Salerno il Partito democratico è chiuso, arroccato, militarizzato. E per questo è stato possibile traghettarlo repentinamente dalla sua posizione tradizionale a quella renziana in così poco tempo. Senza un dibattito, senza una discussione, per adesione. La dimensione politica salernitana però non è espressa adeguatamente da questo modello di partito che non ne interpreta l’anima più socialista e liberale, che non ne valorizza le risorse intellettuali che non ne coglie le potenziali di crescita oltre le mura di Salerno. L’idea di Cuperlo di un partito aperto è invece funzionale alla riapertura di un dibattito, a mettere in discussione una condizione non più sopportabile di identificazione tra il partito e le istituzioni». La presenza del deputato Orfini a Salerno ha alzato il livello del dibattito. La sua presenza (o meglio le sue dichiarazioni) hanno suscitato polemiche anche tra gli stessi cuperliani… «Io ho ascoltato Orfini e nella gran parte del suo intervento, egli ha articolato con straordinaria preparazione e puntale analisi politica una diagnosi dello stato del Pd in Italia, del ruolo che il partito deve darsi dopo l’8 dicembre, della inadeguatezza di un certo metodo massimalista rispetto ai valori di libertà, tolleranza ed uguaglianza che fondano le radici democratiche. Egli non ha mancato solo alla fine di esprimere una autocritica rispetto ai dirigenti nazionali del Pd per aver consentito in passato che a Salerno si determinasse una situazione così conflittuale e violenta. Ovviamente non ha mancato di dire la sua e lo ha fatto anche su De Luca» Cosa accadrà dopo l’8 dicembre? «Avremo un segretario di partito che dovrà assumersi la responsabilità di creare le condizioni per una nuova stagione che vedrà finalmente i cittadini tornare ad esprimere il proprio voto e rappresentanti. Un partito dove auspico cessino insopportabili rendite di posizioni e si proceda ad un avvicendamento della classe dirigente con un criterio non solo generazionale ma ache della competenza e del merito». E a Salerno? «C’è bisogno di sdoganare il Pd da una condizione di improduttiva sudditanza, creare le condizioni che consentano ai tanti che tacciono per timore, di esprimersi senza preoccupazione alcuna. Occorre che il Pd sia un partito della provincia e non solo della città di Salerno e che sia espressione degli iscritti». Passiamo ai programmi. Il Pd deve recuperare anche la sua funzione di guida politica… «Un partito deve consigliare e favorire scelte gestionali che non tengano conto solo delle esigenze della città capoluogo, bensì dell’intera provincia. Il territorio della provincia di Salerno è uno dei più vasti ed eterogenei d’Italia. A nord c’è la produttività non sempre coordinata delle aziende dell’Agro Nocerino; a sud il grande patrimonio della fascia costiera che attraversa i comuni di Pontecagnano, Battipaglia, Eboli e Capaccio che pur essendo una risorsa non ha mai ricevuto alcuna attenzione da parte della classe politica che anziché immaginare come renderla vettore attrattivo per lo sviluppo turistico, l’ha relegata allo stato di una riserva abbandonata. Particolare merito va riconosciuto solo ad alcuni imprenditori turistici che hanno lavorato da tempo alla formazione di un distretto turistico che possa farsi carico delle omissioni della politica. C’è poi la Piana del Sele, con la sua produzione agricola straordinaria: un terzo del Pil agricolo della Regione Campania. E non solo. La Piana del Sele rappresenta la porta del Cilento, uno straordinario territorio che racchiude in Paestum una delle indiscusse bellezze del mondo, che meriterebbe la giusta attenzione ed i dovuti collegamenti infrastrutturali. Rispetto al nord e al sud della provincia, Salerno dovrebbe svolgere una funzione cardine di articolazione e disarticolazione di funzione e servizi, immaginando ad esempio infrastrutture materiali ed immateriali che non si esauriscono a Salerno in un maggiore avvento di turisti in pochi momenti dell’anno». Il futuro politico di Federico Conte? «Ho scelto di cimentarmi per la prima volta nelle consultazioni interne al Pd perché esercitazione squisitamente politica e non istituzionale. Si può fare politica anche fuori dalle istituzioni, anche in un’aula di tribunale, esercitando la professione di avvocato. Io vivo la politica da sempre e continuerò a farlo. Nel modo che mi sarà dato».

In questa campagna congressuale spesso si è accomunato il suo nome a quello di De Luca jr (Piero candidato con Renzi, ndr)

«La storia dei “figli di” ha solleticato la brama di gossip che anima i giornali italiani e anche quelli salernitani. Invero si tratta di due storie personali profondamente diverse, sufficientemente note a Salerno, tanto da non doverle raccontare». Ma Lei è anche il genero di Alfonso Andria che però sostiene Renzi.. «Come vede in politica la coerenza delle posizioni è spesso superiore a quello dell’apparenza della famiglia» Cosa le ha trasmesso suo padre? «Tutto».

Andrea Pellegrino

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