FdI – Pdl: si tratta. Patto di Stabilità: la Provincia sfora di 21 milioni di euro

Scritto da , 3 Aprile 2013
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Il primo accordo tra i Fratelli d’Italia ed il Popolo della Libertà ha portato al rinvio della seduta consiliare di ieri mattina. 
Ora l’assise si terrà venerdì, in seconda convocazione, ossia quando occorrerà un quorum più basso per rendere legale la seduta. Insomma, l’intesa sancita ieri mattina, i voti del Popolo della Libertà, che ufficialmente si pone all’opposizione a Palazzo Sant’Agostino, non si sommeranno a quelli del Pd e delle forze del centrosinistra. 
Tradotto, con molta probabilità, all’atto della votazione (all’ordine del giorno che il mancato raggiungimento degli obiettivi programmatici finanziari – patto di stabilità), il Pdl potrebbe uscire fuori dall’aula, lasciando soli i nei colleghi d’opposizione, tra l’altro promotori della seduta consiliare.
Prime prove di dialogo tra le due forze di centrodestra, in attesa di sancire un accordo complessivo, nel quale rientri anche Cava de’ Tirreni ma soprattutto le realtà interessate dal voto il prossimo mese. 
Punto critico sembrerebbe essere allo stato Scafati, dove lo scontro interno ha raggiunto i suoi massimi livelli, con l’attuale sindaco Pasquale Aliberti (Pdl) non intenzionato a trattare. 
Più probabile, invece, l’accordo nelle altre realtà comunali, compreso a Cava de’ Tirreni, che seppur non interessata dalle urne, sta vivendo momenti di grossa fibrillazione politica che potrebbero minare seriamente la stabilità del sindaco Marco Galdi.
Ufficialmente però il Popolo della Libertà è all’opposizione in Provincia. 
E, a darne conferma è Giuseppe Zitarosa (consigliere provinciale e comunale Pdl): «Non ci interessano le poltrone. Vale l’ultimo documento firmato dall’onorevole Mara Carfagna. Da allora noi siamo all’opposizione».

 

Patto di Stabilità: 21 milioni di troppo. Ventuno milioni di euro. E’ questa la cifra alla base dello sforamento del patto di stabilità interno a Palazzo Sant’Agostino. 
Una somma che nulla avrebbe a che fare con la disponibilità economica dell’Ente, bensì legata a parametri da non superare imposti alle autonomie locali dall’Unione Europea. Infatti, nonostante l’avanzo riportato dal conto consuntivo 2012, l’Amministrazione Provinciale, ricorrerà in sanzioni per il mancato raggiungimento degli obiettivi imposti dal Patto di Stabilità interno.
Il conto consuntivo.
E’ lo stesso assessore provinciale alle finanze Amilcare Mancusi a dichiarare: «Chiudiamo il bilancio 2012 con un risultato positivo nonostante i tagli del Governo Monti». Sostanzialmente, Palazzo Sant’Agostino, secondo il bilancio, non può essere considerato un sente strutturalmente deficitario.
«L’esercizio finanziario 2012 della Provincia di Salerno – spiega Mancusi – chiude con un positivo risultato di competenza di poco superiore ad 1 milione di euro, segno che tutti i fondi ricevuti sono stati spesi. Inoltre, è continuata la rigorosa azione di riaccertamento dei residui attivi e passivi da cui si è ottenuto un risultato di amministrazione fortemente positivo pari ad oltre 23 milioni di euro».
Ventitré milioni d’avanzo di cui circa nove (fondi non vincolati) cautelativamente destinati per il riconoscimento di debiti fuori bilancio (anche di passate amministrazione) o di sentenze.
«Come abbiamo già avuto modo di evidenziare la settimana scorsa –conclude l’assessore provinciale – questi importanti e significativi risultati sono stati conseguiti nonostante il difficile momento derivante dai tagli scriteriati imposti dal Governo Monti».
Il Patto di Stabilità.
Altro discorso riguarda il patto di stabilità, legato a precisi parametri per il contenimento della spesa, imposti direttamente da Bruxelles. Nello specifico la Provincia di Salerno non ha rispettato il patto di stabilità interno, raggiungendo un segno negativo di circa 8 milioni di euro, rispetto ad un obiettivo imposto di più 12 milioni di euro. 
A conti fatti, la differenza tra obiettivo programmatico e saldo finanziario effettivo ammonta a 21 milioni di euro circa. 
Ma ecco cosa accade. 
L’amministrazione provinciale incorrerà in sanzioni. La prima, riguarda la riduzione dei fondi statali che ammonteranno a 21 milioni di euro; inoltre le spese correnti (ossia personale, acquisiti, luci, telefoni, etc.) non dovranno superare in media quelle degli ultimi 3 anni. 
Ancora, nessuna possibilità di prestiti (mutui compresi) per ulteriori investimenti; nessun tipo di assunzione di personale (attraverso i contratti a tempo determinato, o co.co.co o co.co.pro o consulenze) ed ancora la riduzione del 30 per cento (rispetto all’ammontare disposto al 30 giugno del 2010) dei gettoni di presenze e delle indennità.
Il paradosso.
Insomma a prescindere dall’effettiva disponibilità, davanti a sé Palazzo Sant’Agostino si troverà una situazione abbastanza complicata. 
Ed è per questo motivo che allo studio dell’Anci, nonché all’esame della commissione speciale del Parlamento ci sono proposte per alleggerire il patto di stabilità. Se non avverrà, molti sindaci annunciano: «Lo sforeremo per pagare le imprese».

 

3 aprile 2013

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