Fausto Martino: «L’idea di città era quella di Bohigas»

Scritto da , 25 agosto 2013
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di Andrea Pellegrino

«L’idea di città c’era ed era quella tracciata dal piano di Bohigas». Fausto Martino, ex assessore all’urbanistica dimessosi nel 2003, rivendica il suo lavoro e la vera trasformazione urbanistica avviata dall’architetto catalano. «Il sogno di città, in quel progetto, c’era ma è stato buttato. Bohigas è stato clamorosamente tradito, per piegare il nuovo piano prettamente alla speculazione fondiaria. Vi siete chiesti perché dopo 10 anni di lavoro, Bohigas non si è presentato più a Salerno? Prima si chiedevano pareri e consulti per ogni cosa al professore, poi improvvisamente è scomparso». Architetto Martino che resta di quel “piano Bohigas”? «Ha avuto merito di introdurre le logiche della perequazione urbanistica ancor prima delle norme regionali. Quel progetto fu concluso nel 2003 ed aveva una idea ben precisa». Quale? (Da vero architetto prende carta e penna e disegna su un foglio bianco) «Sa cos’è una “città compatta”? E’ una città che definisce i suoi confini; un po’ come accade in tutte le città europee. Praticamente, ad un certo punto, la città finisce di essere città ed inizia la campagna. Così il paesaggio rurale resta tale e destinato ad attività agricole, boschi e tempo libero. Per Bohigas la città finiva all’ex Marzotto. Non c’è cosa peggiore che una città senza limiti ben definiti, ossia che si costruisca anche nella zona rurale. E’ un fenomeno, questo, diffuso in tutta la Regione Campania, ma questa non è una città. E’ un nulla. Bohigas prevedeva un margine, un limite per perseguire una logica di saturazione funzionale degli spazi che non è quello, naturalmente, che ha fatto Vincenzo De Luca». Perché è stato abbandonato il progetto dell’architetto spagnolo? «Perché è difficile da attuare. Perché ci si scontra con i gruppi imprenditoriali. Gli imprenditori di Salerno non si accontentano del profitto, ma vogliono anche la rendita. Ossia, vogliono la trasformazione del suolo. L’aver tradito il “piano Bohigas”, ovvero la volontà di non “chiudere” la città è stato uno dei motivi delle mie dimissioni». E gli altri? «La variante Mcm che innalzava gli indici edificatori, le casette sul Masso della Signora, la mancata approvazione del piano regolatore nel 2003. Io mi sono dimesso un minuto prima di essere mandato via con De Biase spettatore. Sa qual è l’errore dell’ex sindaco?». Quale? «Quello di essersi trovato sulla sedia di sindaco, di essere stato eterodiretto e di essersi ribellato solo dopo aver lasciato la poltrona. Solo a fine mandato a iniziato a rivendicare delle posizioni, quando poi aveva la possibilità di utilizzare il suo ruolo per dire la sua. Invece si è piegato, ivi incluse le mie dimissioni». In molti ritengono che la Cittadella giudiziaria sarebbe dovuta essere costruita nei pressi della Centrale del Latte. Lei come si pone rispetto alla questione? «Favorevole alla collocazione attuale. Certo è che andrebbe completata. Quanto al progetto originario penso che lì sarebbe stato un “giustizialificio”, mentre anche questi servizi devono rimanere all’interno della città. Tra l’altro ilPalazzo di Giustizia ha un funzione rappresentativa per la città, quanto meno per far sapere a qualcuno che la giustizia esiste». Ma c’è chi reputa che si vada ad ingolfare un’area (quella di via Irno) anche in vista della eventuale costruzione di palazzi in via Vinciprova. «La vicenda di via Vinciprova è una porcata, così come quella di piazza Mazzini. Non si possono riempire in questa maniera vuoti urbani, posizionando poi standard in altre parti della città. Io non sono contrario a qualsiasi progetto, anzi credo che piazza Mazzini debba essere valorizzata ma ci vuole prima il progetto». Una soluzione per il Lungomare? «Innanzitutto una buona derattizzazione. C’è una invasione di topi. Quello è un giardino storico e una sua riqualificazione non può dipendere da un singolo intervento quale è quello di piazza Cavour. Occorre un progetto generale». Il futuro di Fausto Martino? «Fausto Martino fa il funzionario della Soprintendenza di Salerno». E dopo De Luca? «Il diluvio. C’è da capire la tenuta del bilancio. Una città che oggi vende la Centrale del Latte (simbolo della città e di Salerno che funziona), domani che farà? Venderà il teatro Verdi? Il sindaco che si insedierà dovrà solo interpellare la Corte dei Conti per farsi dare il quadro reale della situazione economico-finanziaria di palazzo di Città». Salerno è una città che dimentica le proprie origini… «Da vent’anni c’è un’unica amministrazione ed un pensiero unico. Non c’è stata alternanza. Dimentica le origini e dimentica anche quelli che erano gli obiettivi ed è pronta a seguire attraverso la fabbrica del consenso le scelleratezze più grosse».

CRESCENT :Con power point ha messo insieme tutte le piazze italiane per dimostrare che Piazza della Libertà «non è una piazza ma un cortile». L’architetto Martino, sul Crescent dice: «E’ un crimine contro l’umanità». Il Crescent «non ha una forma inclusiva rispetto alla Piazza: taglia fuori il centro storico. All’interno della Piazza c’è una cortina che si ripete per centinaia di metri. Tra l’altro c’è un errore originario». Quale? «Il progetto Bofill è stato scelto da una commissione nella quale non era presente neppure un architetto. I componenti erano Criscuolo, Di Lorenzo e Barletta. Tutti dipendenti del Comune senza nessun esperto del settore e senza nessun consulto. Eppure si poteva chiedere a Fulvio Irace (che ha lavorato con l’amministrazione comunale) o allo stesso Bohigas. Invece si è preferito affidare il progetto ad una commissione di dipendenti comunali». Ma la Soprintendenza non è stata un po’ troppo morbida? «All’epoca io ero soprintendente a Cagliari. Avevo avuto notizie che la Soprintendenza di Salerno, originariamente, avesse avuto l’intenzione di esercitare il potere di annullamento ma 15 giorni prima dello scadere dei termini fu deciso di consultare il Comitato di settore inviando la comunicazione prima alla Direzione regionale. Risultato: l’impossibilità di acquisire il parere nei termini previsti per legge dal momento che l’iter, dalla presentazione del progetto, per il rilascio delle autorizzazioni ha una durata di 60 giorni. Così, la Soprintendenza di Salerno non poté esercitare il suo potere di annullamento». Oggi ci sono problemi in Piazza della Libertà: il cantiere è chiuso. «La piazza si sta sfondando sia, probabilmente, per problemi strutturali, ma anche per la fretta ossessiva di tagliare nastri».

CALABRESE: Per Fausto Martino, ad oggi, l’unica opposizione sono i Figli delle Chiancarelle. Dentro e fuori dal palazzo, l’ex assessore, non vede oppositori veri tra i partiti all’amministrazione del sindaco Vincenzo De Luca. Che ne pensa di questo consiglio comunale? «Completamente schiacciato sulle posizioni del primo cittadino». C’è Sel che, ultimamente, ha espresso il suo no a diversi progetti. In aula con il consigliere Emiliano Torre, in Giunta con l’assessore all’ambiente Gerardo Calabrese, assente durante la seduta per l’approvazione della cessione totale delle quote della Centrale del Latte. «E’ un no probabilmente concordato. Calabrese se non è d’accordo può abbandonare l’amministrazione De Luca. Qualcuno prima di lui si è dimesso ed è andato via».

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