Fantasia e misura nel pianismo virtuoso di Joanna Trzeciak.

Scritto da , 23 marzo 2016

Successo per la pianista polacca ospite della rassegna promossa da Paolo Francese

 

Di Rosanna Di Giuseppe

Tutto dedicato a compositori polacchi il programma del terzo concerto del Festival Piano Solo, ormai alla sua decima edizione, tenutosi nel salone dei marmi del Palazzo di città di Salerno, venerdì sera, che ha visto protagonista la pianista originaria di Cracovia Joanna Trzeciak. Con grande comunicativa ella è riuscita a trasmettere al pubblico la sua approfondita e scaltrita frequentazione del repertorio chopiniano (non a caso l’interprete è stata insignita nel 2010 del premio di merito del ministro polacco della cultura per l’esecuzione di opere di Chopin) attraverso l’esecuzione di significativi lavori come la Barcarolle op. 60, i tre Improvvisi op.29, op. 36, op. 51, la Fantasia- Improvviso op.66, la Polonaise in fa minore op.44, e nella seconda parte, le 4 Mazurche op.68. Del primo brano, straordinariamente moderno, sono emersi la “cantabilità” dell’Allegretto sul ritmo cullante di ninna nanna, quindi il variegato procedere tra ardite armonie verso la contrastante sezione centrale dall’impronta lirica che conduce ad una crescente intensità prima di placarsi nelle sfumature leggere della brillante coda. Fantasia e misura hanno contraddistinto l’esecuzione pensata dell’interprete. Ci ha colpito nell’esecuzione degli Improvvisi, accanto alla scioltezza e maestria del seguire con apparente libertà i variegati motivi melodici snocciolati con nitidezza, al dialogo confidenziale con lo strumento e alla continua trasfigurazione del fluire dei passaggi sonori, l’attenzione costante alla struttura formale. Nell’improvviso-fantasia l’idea di insieme ha racchiuso in un tutt’uno i felici spunti melodici e ritmici che scorrono senza sosta in questo celebre brano. Con la polacca in fa diesis si è potuto assaporare poi un pianismo energico e non disancorato dal senso della forma, che ha sottolineato l’aspetto più fieramante nazionale di tale musica (bello da parte della pianista l’uso rumoristico del suono grave della tastiera ad imitazione di suoni guerrieri), oltre che il lirismo dei momenti contrastanti, mentre nelle Mazurke rese con eleganza, hanno affascinato i motivi di origine folclorica di cui sono intrise, è il caso della seconda in la con il suo richiamo allo Zal polacco, o le interessanti dolenti sonorità della quarta in fa. L’ultima parte del concerto è stata dedicata infine ad un autore polacco, vissuto a cavallo tra Otto e Novecento, Karol Szymanowski di cui abbiamo ascoltato le Maschere op. 34 (1915-’16), composte dal trittico Schéhérazade, Clown Tantris e la Serenata di Don Juan. Con esuberanza la pianista ha evidenziato nel primo brano, ispirato all’eroina delle Mille e una notte, più che l’orientalismo di fatto poco presente, la chiarezza del discorso musicale, attraverso accordi, arabeschi, ostinati, urti dissonanti in un fluire unitario pur attraverso i molteplici contrasti espressivi. Del secondo brano, una sorta di parodia del Tristano, ispirato a una commedia di Ernt Hardt, l’esecuzione ha tradotto incisivamente con sonorità graffianti gli aspetti sia grotteschi che drammatici, mentre dalla Serenata di Don Juan l’interprete ha sviscerato con tecnica trascendentale le atmosfere spagnole e passionali, tra le pieghe di un linguaggio nervoso e moderno sia nelle armonie che nel trattamento della tastiera. Un breve bis di Prokof’ev a conclusione di un concerto di grande coinvolgimento.

                                                              

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