Falsi progetti, consulenze e regalie. Così è stata svuotata la «Iacp Futura»

Scritto da , 14 settembre 2017

Andrea Pellegrino

Un crac da 11 milioni di euro. Così è fallita la società “Iacp Futura”. Sette gli indagati per bancarotta fraudolenta che, ieri, hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini nell’ambito dell’operazione «Scudo», coordinata dal pm Vincenzo Montemurro della Direzione Distrettuale Antimafia e condotta dalla Dia, diretta dal colonnello Giulio Pini e dal capitano Fausto Iannaccone. Banche, imprenditoria e politica al centro della maxi inchiesta che vede come indagati per bancarotta fraudolenta, Gaetano Chirico (nella foto in alto a destra), com- ponente del cda del «Credito Salernitano», già presidente e commissario straordinario Iacp e poi presidente della Iacp Futura; Massimo D’Onofrio, già consigliere provinciale di Salerno e consigliere d’amministrazione della Iacp Futura; Salvatore Marrazzo, imprenditore edile; Rosaria Chechile (all’epoca azione di maggioranza ed amministratore della Real Edil, società partecipata della Iacp Futura e socia del Consorzio Sa- lerno Casa), Angela D’Angelo (amministratore unico della Soc.li.ghe srl), Giuseppe Fiorillo (già amministratore delegato Iacp Futura) e Sabato Mottola, quest’ultimo azioni- sta del Credito Salernitano, socio del consorzio Salerno Casa e già presidente del Cda “Iacp Futura”. Tutti sono accusati di aver svuotato le casse della Iacp Futura, al tempo società a partecipazione pubblica, allo scopo di ricavarne illeciti pro- fitti. Dalle indagini, infatti, sono emersi illegittimi pagamenti a favore di società private riconducibili agli indagati; la vendita di beni immobili, di proprietà dello Iacp, ad un prezzo significativamente inferiore a quello di mercato; l’acquisto di beni mobili con le risorse della società per effettuare regalie di vario genere; la realizzazione di progetti architettonici fittizi mai commissionati e mai realizzati.

IL RUOLO DEL CREDITO SALERNITANO

Sotto la lente d’ingrandimento, an- cora, una delibera di un finanzia- mento a fondo perduto in favore del Credito Salernitano, al centro dell’avvio dell’indagine da parte della Procura antimafia di Salerno, iniziata nel 2010. Un’operazione bancaria sospetta da 15 milioni di euro (presentata come un rientro di capitali dall’estero grazie allo scudo fiscale) che – pur non essendosi concretizzata – avrebbe acceso i riflettori della Dia che fu in grado, poi, di ipotizzare che l’individua- zione dell’istituto di credito fosse avvenuta tramite un componente di vertice della stessa banca, in una posizione tale da garantire la buona resa del movimento proposto. Sospetti, quelli avanzati sulle attività del “Credito Salernitano”, confermati anche da un’indagine – sempre della Dia e risalente allo stesso periodo – denominata “Criniera” che vide coinvolti, tra gli altri, alcuni esponenti di spicco della criminalità paganese come, ad esempio, Antonio e Michele Petrosino D’Auria. Un’inchiesta che coinvolse, con la misura di obbligo di firma, proprio Massimo D’Onofrio e tra i cui indagati vi era Pasquale Marrazzo.

L’attività investigativa ha consentito di appurare il «legame stretto» tra Marrazzo e D’Onofrio e Gaetano Chirico, consigliere d’amministrazione di “Credito Salernitano: un rapporto che aveva l’obiettivo di sfruttare il ruolo di Chirico all’in- terno dell’istituto di credito al fine di realizzare operazioni bancarie e finanziarie illegittime, allo scopo di

trarne vantaggi patrimoniali. Secondo lo schema, la gestione di Iacp Salerno e delle sue partecipate avrebbe dovuto rappresentare – e ha, di fatto, rappresentato – una fonte di illeciti e ingenti guadagni, sia per quel che concerneva i lavori per conto dell’Iacp – che sarebbero dovuti essere appaltati da società controllate dai 7 indagati – sia per veicolare, attraverso il “Credito Salernitano”, agevolazioni finanzia- rie, che diversamente non sarebbero potute essere concretizzate, sia verso l’Iacp Salerno che l’Iacp futura.

IL CRAC IACP FUTURA

Un apparente perseguimento del- l’interesse pubblico dietro il quale, però, si celava solo il raggiungi- mento di un arricchimento personale, finalizzato a drenare denaro e utilità da “Iacp Salerno”. Era a questo che sarebbero servite le tante progettualità che i sette indagati dell’inchiesta “Scudo” avrebbero fatto veicolare nell’Iacp Futura. Tra questi movimenti, gli investiga- tori hanno individuato la ricapitalizzazione, interamente ad opera di Iacp Salerno, della società controllata, con la conseguente trasformazione di quest’ultima da s.c.a.r.l in s.r.l. Un progetto, questo, portato a termine ma che non impedì che, nei confronti della Futura, venisse avviata una procedura concorsuale di fallimento. L’adozione della delibera di ricapitalizzazione, nel contempo, determinò anche la revoca di Gaetano Chirico dall’incarico di commissario straordinario di Iacp Salerno (incarico che fu ottenuto a seguito dello scioglimento di tutti i consigli d’amministrazione degli Istituti case popolari della Campania) che però, ben presto fu posto alla presidenza del Cda proprio degl’Iacp Futura. Procedura fallimentare che giunse al termine il 20 luglio del 2012, quando il tribunale di Salerno, dichiarò fallita la società. Secondo gli inquirenti, gli indagati si sarebbero resi responsabili di condotte finalizzate alla dispersione del patrimonio dell’Iacp Futura, con l’intento di portarla, volontariamente alla bancarotta, al fine di ricavarne profitti illeciti.

LA REVOCA DEL SUBAPPALTO DI PIAZZA DELLA LIBERTÀ

Prima della sua interdittiva antimafia, la Esa costruzioni dei fratelli Esposito ne trovò un’altra sul proprio cammino. Quella di cui era destinataria la Mar.Sal di Salvatore Marrazzo (e, con essa, anche la Ge.Pa. del cugino Franco), a cui proprio la Esa aveva subappaltato alcuni dei lavori di Piazza della Libertà, la gigantesca opera sul mare della città di Salerno (pure finita al centro di numerose inchieste giudiziarie). Un’interdittiva, a cui fece seguito una risoluzione del contratto tra Esa e Mar.Sal, che scaturì da un’operazione della Dia che coinvolse Francesco Marrazzo, padre di Salvatore, e nell’ambito della quale furono sottoposte a sequestro 5 aziende riconducibili alla famiglia di imprenditori, per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro. Ancora una volta, dunque, tornano prepotenti sulla scena gli intrecci tra imprenditoria e politica, con il coinvolgimento delle banche, che già nel recente passato hanno fatto capolino nel panorama salernitano

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