Fallimento Salernitana, Aliberti perde anche in Appello

Scritto da , 16 giugno 2018
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Torna in Appello, in sede civile, il fallimento della Salernitana di Aliberti, il cui curatore Tommaso Nigro, è difeso dall’avvocato Giuseppe fauce glia. Hanno fatto appello alla sentenza di primo grado Filomena Ada Giordano, Giovanni Condò, l’ex presidente Nello Aliberti, Fabio Collini e Michele Aliberti, (appellanti principali). Poi Michele Raia, Luigi De Prisco, Omar Massimo Mariniello, Borgo Fabrizio, Maraniello Filippo, Franco Del Mese, Maurizio iapicca, Pippo Romanelli. La causa intentata dalla curatela mirava ad accertare responsabilità per il fallimento della società e che in primo grado aveva incassato una sentenza favorevole: il tribubale di Salerno aveva stabilito le responsabilità degli amministratori e dei sindaci per l’enorme debito che era stato accumulato nei confronti dell’erario anche per le ingiustificate anticipazioni economiche fatte allo stesso Aliberti, per le spese per l’attività dilettantistica, per compensi superiori dovuti per la carica che ricopriva e per gli acquisti di Shala e Dugic e per gli immobili di San Giuseppe Vesuviano.

Naturalmente il peso specifico dell’udienza riguardava proprio l’ex presidente che nella memoria difensiva respingeva le responsabilità per il mancato pagamento dei tributi avendo provato l’iniziativa della società di una rateizzazione che tra l’altro avrebbe evitato anche il fallimento della società in caso di accoglimento. Istamza che fu presentata con allegato anche un parere favorevole ma poi, secondo la difesa, fu illegittimamente bocciato. Poi c’è la vicenda dei due calciatori Shala e Dugic. Aliberti sostiene la regolarità dell’operazione fatta tra la Salernitana e la Belsport service che attraverso l’agente accredito Alessandro Beltrami aveva consentito il tesseramento dei due calciatori. E che la somma di 1 miliardo e 250 milioni non erano stati sottratti da Aliberti dalle casse sociali nonostante fossero finiti sul suo conto. Perché la società Belsport aveva un debito di pari cifra con lo stesso Aliberti che aveva ceduto parte delle quote della società Compagnie Financiere, società controllante della Salernitana. E che pertanto avendo Aliberti e la Belsport deciso di ricapitalizzare la società granata per oltre 7 miliardi. Per cui lo stesso Aliberti bonificò sul conto della Salernitana la cifra a lui spettante di 1 miliardo e 250milioni. Per quanto riguarda l’acquisto degli immobili a San Giuseppe Vesuviano era intenzione della società di costruire un centro sportivo e un polo turistico.

Nella ricostruzione della vicenda i giudici fanno notare come l’indebitamento della Salernitana tra il 2001 e il 2006 era di 44 miliardi. E proprio la massa debitoria nei confronti dell’erario fu causa della esclusione dal campionato. Viene ricostruito il tentativo della società di pagare a saldo e stralcio la somma di 16 miliardi in 25 rate annuali, con la garanzia, attraverso una figura terza, di incanalare gli incassi degli abbonamenti. Ma la Figc ritenne insoddisfacente l’attestato dell’agenzia delle entrate di Salerno. La reggina, ottenne il via libera, perché fu allegato il piano di ammortamento mentre la Salernitana aveva solo un documento in cui si dichiarava che c’erano i presupposti per l’accettazione della proposta. La salernitana aveva chiesto, a fronte dei 32 miliardi di debito di pagarne la metà e non vi era una fidejussione a garanzia. La Reggina fece l’accordo per l’intera cifra. Per i giudici, nel corso degli anni, il mancato pagamento dei tributi, l’acquisto degli immobili a San Giuseppe e l’operazione Shala non hanno fatto altro che spingere la Salernitana nel baratro finanziario. L’unico componente del collegio sindacale al quale non puà imputarsi alcuna responsabilità è Giuseppe Romanelli che non ha posto in atto nessun atto omissivo o che abbia potuto cagionare i presupposti del fallimento. Per cui è stato accolto il suo ricorso Per quanto riguarda il giro con la Belsport e i giocatori Shala e Dugic i giudici fanno osservare che la cessione delle azioni da aliberti alla Belsport era priva di effetti giuridici perché era stata sottoscritta solo dallo stesso Aliberti. Per cui questa operazione aveva contribuito a peggiorare la situazione economica della società. Per Aliberti arriva un’altra sentenza negativa. Rigettato il suo appello.

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