Ex Fornaci D’Agostino: dalla ceramica all’amianto

Scritto da , 7 giugno 2014

Sono lì da anni, a Brignano, con i loro rivestimenti d’amianto, nonostante un progetto di riqualificazione ambientale e urbanistica. Sono i capannoni, in disuso, delle Fornaci D’Agostino, storica fabbrica di ceramica ormai chiusa. Lì, al loro posto, sarebbe dovuto sorgere il Parco D’Agostino, un progetto messo idealmente in cantiere dal Comune di Salerno nel 2009 ma che ancora oggi non ha visto la luce. Il primo cittadino Vincenzo De Luca ha annunciato, nel corso della conferenza stampa di fine anno lo scorso 27 dicembre, l’avvio dell’opera per l’anno in corso. Eppure, non ci sarebbe più tempo da perdere e lo sanno bene i residenti ed il parroco di Brignano, don Rosario Petrone che con l’amianto convivono da anni. Ci siamo mai chiesti perché in passato si sono verificati molti decessi non legati da cause naturali ma da fattori esterni? Questa può essere una delle tante e incerte domande che ognuno di noi riscontra quotidianamente quando purtroppo alla base di un evento o di una circostanza drammatica non sono presenti fonti attendibili. Per questo motivo si dà il via alla ricerca, informazioni veritiere che possano in parte lanciare un messaggio per tutti coloro che tutt’ora vivono nell’incertezza avvolti da “mille pensieri”. Attualmente Brignano – spiega don Petrone – è una “comunità fiorente” la cui posizione logistica emerge su un colle, definita dallo stesso Don Rosario “una terrazza che si affaccia sul golfo di Salerno”: un bellissimo panorama circondato da un immenso verde e da uno splendido lago che amplifica la veduta. Accanto a una descrizione paesaggistica così sorprendente purtroppo vengono dimenticati o per meglio “messi da parte” i problemi che esistono. Il primo punto riguarda tutta la parte argillosa costeggiata vicino il lago che sta crollando portandosi con sé anche “Casa Manzo”. Ma questo è solo uno dei tanti aspetti da prendere in considerazione, poiché la realtà è molto più profonda se, come “oggetto di discussione”, vengono esaminate le tante vittime a causa di malattie, persone che si sono ammalate di cancro, tumori, patologie che colpiscono il fegato e tutti gli organi interni. Quali potrebbero essere le cause di tutte queste malattie? Da cinque anni il parroco afferma che tutti i luoghi che costeggiano Sant’Alfonso Maria De’ Liguori sono adiacenti ai capannoni d’amianto ancora oggi non “smantellati”. Tanti casi di decessi a causa di malattie tutte collegabili alla presenza dell’amianto. E’ possibile che questi frantumi possano influire negativamente sulla salute? Brignano, ma anche la zona alta del Carmine, via Irno, Rione Petrosino, sono colpite dalle “polveri” che si depositano sulla città quando il vento è “ di terra”. Don Rosario afferma che è consapevole che Brignano è una “periferia” e ciò si sperimenta dall’assenza delle istituzioni, il problema dell’impianto idrico, dell’urbanizzazione per poi arrivare alla netta consapevolezza dell’amianto. Tante promesse sono state fatte: il parroco e gli abitanti di questa zona sono ancora in attesa di “risposte concrete”. Egli sente il dovere di “stare accanto ai suoi concittadini, di esortare le istituzioni a prendersi carico di questi problemi”. “Non dimentichiamo che la salute” – sostiene don Rosario Petrone – “è parte integrante di ogni individuo, quindi che cosa daremo ai nostri figli? Se ci ammaliamo perché non vengono prese sul serio questi problemi?”. E’aumentata la disoccupazione, poiché la città non offre lavoro, se la politica, le istituzioni, le autorità competenti investissero meglio su questa zona partendo dalle bonifiche di queste aree potrebbero nascere altri appartamenti, centri commerciali, e di conseguenza ci sarebbe un maggiore sviluppo per l’urbanizzazione edilizia. Il parroco e i suoi concittadini sono fiduciosi poiché Brignano non sarebbe solo riconosciuto per la presenza del “cimitero ”ma si potrebbe trasformare da “Lignano sabbia d’oro a “Brignano sabbia d’oro”. Mariangela Molinari

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