Esumazioni pre tempo, il Comune di Montecorvino Rovella sapeva

Scritto da , 27 ottobre 2017

pieffe

 

Esumazione dei cadaveri prima del termine previsto dal regolamento cimiteriale del Comune:l’ente sapeva. E’ quanto vento fuori ieri mattina nel corso del processo a carico di tre titolari di pompe funebri Pasquale Lamberti, Michele Cuomo e Carmine Rossomando; cinque rappresentanti di alcune confraternite di Montecorvino: Umberto Sabato, Donato Salvato, Carmine Mellone, Vittorio Cerino ed Antonio Martino. Ieri mattina l’ufficiale di polizia giudiziaria che ha effettuato le indagini, rispondendo ad una domanda del legale Lucio Basco ha ammesso che il Comune di Montecorvino Rovella rilasciava le autorizzazioni per le esumazioni quindi sapeva che queste avvenivano prima della scadenza dei termini previsti. I reati contestati dal pm agli inputati  sono quelli dell’associazione a delinquere, vilipendio sui cadaveri, violazione di sepolcro, truffa, violenza privata ed estorsione. Anticipando di cinque anni l’esumazione delle salme, si doveva procedere a titolo oneroso a depositare presso l’ossario o in un altro loculo di dimensioni ridotte della stessa confraternita i resti mortali; e quindi la possibilità d’affiliazione alle confraternite di altri soggetti, allo scopo di garantirsi la possibilità di sepoltura propria e dei propri cari, dietro pagamento della quota di iscrizione all’organismo religioso (per un importo variabile tra i 2mila ed i 3mila euro) e le successive quote sociali periodiche, sotto forma di offerte. In alcuni casi gli indagati avrebbero anche prospettato ai familiari l’urgenza di liberare il loculo dopo 10 anni (spesso si utilizzava la tecnica di affiggere sulla tomba un avviso) per indurre e costringere gli stessi a rinnovare la concessione pagando altri 2200 euro, nonostante – afferma la Procura – no fossero trascorsi i termini previsti dalla legge e dal regolamento comunale. Pratiche che ad un certo punto, avrebbero indotto uno dei titolari delle pompe funebri a ribellarsi (Lamberti) per poi essere minacciato da uno dei responsabili delle congreghe. Fin qui le accuse del pm contenute nel provvedimento di chiusura indagini.

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1 Commento

  1. Alf

    31 ottobre 2017 at 01:47

    Non gli bastava lo stipendio da postino……