Estorsione: Santo Pepe rischia nove anni di carcere

Scritto da , 13 Gennaio 2016
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Santo Pepe rischia una condanna a nove anni di carcere. All’’infermiere, indagato anche per il caso assenteisti al Ruggi, è contestato anche il metodo dell’aggravante mafioso. Il pm Montemurro non ha concesso attenuanti generiche e nel corso della requisitoria ha evidenziato l’attendibilità delle dichiarazioni dei collabvoratori giustizia. Al termine è toccato all’avvocato Ivan Nigro replicare. Il legale ha cercato di demolire l’impianto accusatorio. Secondo gli inquirenti Santo Pepe faceva parte del gruppo che aveva imposto il pizzo al titolare del negozio di antiquario “Compagnia delle Indie”. Un’estorsione a colpi di pistola che, messa a segno oltre 10 anni fa, è approdata ora in un’aula di tribunale grazie alle dichiarazioni dei pentiti.  Per tutti l’accusa è di estorsione aggravata dal metodo mafioso.  I fatti, oggetto del procedimento giudiziario, risalgono al dicembre 2000 quando, secondo l’impianto accusatorio formulato dalla Procura e fondato sulle dichiarazioni dei pentiti, andò in scena l’estorsione. In particolare Salvini e Memoli, prima esplosero alcuni colpi di pistola contro la vetrina del negozio di antiquariato “Compagnia delle Indie” di Massimo Boccuti ed Enrico Gaudiani, poi percossero Boccuti colpendolo con il calcio di una pistola alla testa e, infine, fecero scattare la richiesta estorsiva preceduta da una serie di incontri in cui fece da tramite Santo Pepe. Sei milioni delle vecchie lire la somma che gli appartenenti al gruppo criminale estorsero ai negozianti agevolando così, secondo la Procura, l’associazione criminale di riferimento. L’episodio, rimasto per anni senza un colpevole, è stato ricostruito grazie alle dichiarazioni di Ciro Ferrara, di Carmine Esposito e di Francesco Salvini. Il primo a parlarne è stato proprio Esposito nel luglio 2005 confermando poi le sue accuse nell’ambito del processo a carico di Peppe Longo. Le accuse di Esposito sono poi state confermate da Ferrara nel 2009 e nel processo a carico di Villacaro. Ieri la richiesta del pubblico ministero titolare delle indagini.

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