Estorsione e usura, scacco a 3 clan a Cava

Scritto da , 14 settembre 2018
image_pdfimage_print

“A Cava de’ Tirreni c’è la camorra. E questo quello che più mi dispiace”. Lo ha dichiarato Vincenzo Senatore, magistrato e cittadino cavese che ha coordinato le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno che nella nottata tra mercoledì e giovedì hanno portato all’eseguire 14 ordinanze di custodia cautelare di cui 11 i carcere e 3 agli arresti domiciliari per i reati di associazione a delinquere di stampo camorristico, associazione semplice, usura pluriaggravata, estorsione aggravata dal metodo mafioso, associazione finalizzata alla vendita e cessione di sostanze stupefacenti e detenzione illegali di armi da fuoco. Polizia e carabinieri di Salerno e Cava de’ Tirreni coordinati rispettivamente dal vice questore Marzia Morricone e dal tenente Vincenzo Pessolano, insieme al reparto territoriale carabinieri di Nocera Inferiore, alla squadra mobile di Salerno ed alla Direzione Investigativa Antimafia di Salerno, guidata dal colonnello Pini, hanno eseguito 52 perquisizioni domiciliari che hanno riguardato non solo i 47 indagati dell’inchiesta che a raggiera spazia dalla criminalità, alle forze dell’ordine ed al mondo della politica metelliana, ma anche 5 persone ulteriori probabilmente coinvolte nella vicenda che trae origine nell’inchiesta partita nel novembre 2015 che ha visto alla sbarra Dante e Vincenzo Zullo e Vinzenzo Porpora. Dagli sviluppi di questa inchiesta nello scorso giugno altre 10 persone hanno varcato la soglia della casa circondariale di Salerno in quanto protagonisti di una associazione criminale dedita allo spaccio di stupefacenti. Il pool investigativo di Salerno però non ha spento i riflettori sulla Valle Metelliana e le sue vicende criminose ed in maniera taciuta e capillare nelle scorse ore ha portato all’accertamento definitivo di ben tre associazioni di stampo camorristico operanti nella “Bologna del Sud”. La prima di esse, composta da 11 persone, facente capo al pluripregiudicato Dante Zullo, comandante anche dall’interno del carcere tramite la figlia ambasciatrice di ordini, e dalla sua dimora che lo vedeva ai domiciliari, è specializzata in usura aggravata, erogazione abusiva di credito, trasferimento fraudolento di valori, violenza personale ed estorsioni, il tutto aggravato dal metodo camorristico complice l’omertosità delle vittime ed il loro assoggettamento psicologico al fine di mantenere il dominio sulla parte di territorio controllata. Nelle prerogative del sodalizio criminale anche la raccolta delle sponsorizzazioni alla Cavese Calcio come accertato da un contratto pubblicitario rinvenuto nell’abitazione di Dante Zullo, vergato da Carlo Lamberti. Il gruppo infine era dedito anche all’occupazione abusiva di immobili come quello in via D’Amico, sempre a Cava de’ Tirreni, dove un fondo già condotto dalla famiglia Rispoli, appartenente alla famiglia Montesanto – Carleo, da suolo agricolo era diventato un maneggio con tanto di scuderia abusiva realizzata nel 2007 con tanto di abitazione abusiva ove risiedeva Vincenzo Zullo dal 2017. Dante Zullo invece, nel corso della sua carriera criminale occupava senza titolo un deposito di un tale Gennaro Petrolini trasformandolo in deposito per auto. Non solo pizzo, bensì i commercianti assoggettati dal potere criminale degli Zullo prestavano forniture di carne, pesce e verdure alla famiglia di Dante Zullo ed a quella di Geraldine Zullo, in maniera totalmente gratuita. Domenico Caputano invece sdoppia le attività di imprenditoria criminale e se un primo gruppo con lui a capo con sole 5 persone alle dipendenze dedite anch’esse all’estorsione ed all’usura aggravata “talora” dal metodo mafioso; l’altro, composto da 11 persone gestiva le piazze di spaccio sul territorio di Cava. Come confermato infine dal procuratore di Salerno, Corrado Lembo, assai fatica è costato il disegno della cartina della geografia camorristica metelliana, in quanto il tessuto sociale coinvolto nelle indagini si è dimostrato refrattario alla collaborazione con la giustizia e le forze di polizia tant’è che tra gli indagati vi è un elevato numero di persone dovranno rispondere di false dichiarazioni a pubblico ministero e favoreggiamento personale. Dimostrazione questa dalla forza di assoggettamento dei vari gruppi criminali sulla cittadina che amaramente scopre la sua vena criminale per troppo tempo taciuta. “Cinque sono gli episodi di usura accertati – specifica Senatore – reato difficilissimo da appurare se non grazie alla collaborazione delle vittime. Per la prima volta abbiamo riscontrato un nuovo metodo usuraio, che a monte non prevedeva l’applicazione di un tasso di interesse ma il pagamento di un canone mensile oscillante tra i 1000 ai 2000 euro che doveva essere corrisposto fino all’esaurimento del capitale, ovvero, mai. Hanno provato ad aggirare la normativa penale legata al tasso di interesse, ma non ci sono riusciti”.

“Di Marino voleva uccidere in un agguato Caputano”

Era il mese di febbraio/ marzo 2015 quando si verificò un agguato ai danni di Caputano. In quell’occasione, infatti,v al mercato coperto di via Giovanni XXIII, verso le 23.30 circa, Di Marino e Marciano si posizionarono alle estremità opposte della strada per attendere l’arrivo di Caputano in auto. Un unico obiettivo, il loro, sparargli contro in quanto entrambi erano armati di pistola. Un agguato che non si è poi verificato perchè Caputano accortosi della loro presenza ha fatto retromarcia. Un episodio verificatosi dopo la rottura tra Caputano e Di Marino, portando però ad una scissione nel gruppo perchè Di Marino fu seguito da Marciano e Pastore mentre Caputano mantenne al suo fianco il restante gruppo. All’epoca dell’agguato, il collaboratore di giustizia aveva una relazione con Geraldine Zullo, ragion per cui tanto Di Martino quanto Marciano lo mettevano al corrente di tutte le loro attività poiché entrambi vicino a Gerardine ed a suo padre Dante, con un legame che è andato avanti nel corso degli anni. Il “pentito” racconta poi della guerra tra clan per dividersi le piazza della droga perchè sia Di Marino e Caputano si facevano la “guerra” pur di guadagnarsi il controllo del territorio pur essendo, entrambi, sotto gli ordini di Dante Zullo che nulla ha fatto per tentare di farli riappacificare. Solo con l’arresto di Dante, l’equilibrio tra Caputano e Di Martino si rompe definitivamente

Tra gli indagati Eziolino Capuano e Simone Tura De Marco

Undici in carcere e tre ai domiciliari per ipotesi di reato che vanno dall’associazione a delinquere di stampo camorristico all’associazione semplice, dall’usura pluriaggravata all’estorsione aggravata dal metodo mafioso, all’associazione finalizzata alla vendita e cessione di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di armi da sparo. A rispondere di 416 bis sono Dante Zullo, Vincenzo Zullo e Geraldine Zullo; Carlo Lamberti, Antonio Santoriello, Vincenzo Porpora, Carmela Lamberti ed Antonio Di Marino; a rispondere di estorsione ed usura aggravati dal metodo mafioso sono Domenico Caputano, Ciro Fattoruso, Paolo Sorrentino, ma anche Carlo Lamberti, Dante Zullo, Vincenzo Porpora, Antonio Di Marino e Geraldine Zullo mentre Mario Caputano e Sabato Sorrentino (entrambi agli arresti domiciliari) solo di usura aggravata. Reato contestato anche a Carmela Lamberti insieme all’associazione di stampo camorristico. Poi c’era anche chi si occupava dell’associazione finalizzata al traffico e spaccio di droga: Paolo Sorrentino (ai domiciliari), Antonio Benvenuto, Ciro Fattoruso e lo stesso Domenico Caputano.

GLI INDAGATI

Laila Kabil, SimoneTura De Marco, Rosaria Ferrara, Antonio Santoriello, Eduardo Antonelli, Marco Augusto, Ezio Capuano, Vincenzo Coppola, Gennaro Petrolini, Michele Salsano, Vincenzo Bisogno, Paolo Sorrentino, Giovanni Adinolfi, Antonio Benvenuto, Massimo Avagliano, Paolo De Rosa, Carmine Medolla, Mario Caputano, Debora Abbamonte, Sabato Sorrentino, Massimo Rispoli, Luigi Giordano, Biagio Trapanese, Espedito Faiella, Pasquale Esposito, Alessandro Senape, Paolo Civetta, Rita Caputano, Terenzio Giordano, Luca Forte, Matteo Forte, Matteo Borsa, Alberto D’Amico, Benito D’Amico, Giuseppe D’Amico, Gianpaolo Liuni, Gianluca Masullo.

Servalli ringrazia la Procura Antimafia per l’operazione

“Rivolgo i ringraziamenti miei personali e dell’intera Città – afferma in una nota il Sindaco di Cava de’Tirreni Vincenzo Servalli – alla Procura Distrettuale Antimafia di Salerno per la brillante operazione che stanotte ha fatto luce su un complesso di attività criminali nella nostra città. Siamo e saremo sempre al fianco della Magistratura e Forze dell’Ordine alle quali non faremo mai mancare la massima collaborazione della nostra amministrazione, nella consapevolezza che l’obiettivo comune è di tutelare la legalità e la sicurezza alla nostra comunità.”

Il neo collaboratore di giustizia Giovanni Sorrentino: “Il vice sindaco Polichetti frequentava Dante Zullo”

Durante la conferenza stampa è stato detto che il pentito che ha fornito utili indicazioni si è dimostrato attendibile, come è successo già in un’altra inchiesta. A dare conferma a quanto accertato dagli investigatori in fase di indagine è stato Giovanni Sorrentino, considerato dagli investigatori il prestanome di Dante Zullo e condannato nell’ottobre del 2017 a tre anni e sei mesi di reclusione, al termine del rito abbreviato celebrato davanti al Gup del tribunale di Nocera Inferiore. E fa un nome eccellente, quello di Enrico Polichetti, assessore ai grandi eventi nonché vicesindaco del Comune di Cava de ‘ Tirreni. Sorrentino avrebbe rivelato il forte legame tra Dante Zullo e l’amministratore locale tanto da portare quest’ultimo a rivolgersi al capo clan con il nome di “o’Zio”. Come se non bastasse, in occasione delle amministrative del 2015, con la candidatura di Polichetti, Dante Zullo ed Antonio Santoriello sono stati molto attivi sul territorio per sostenere la candidatura dell’attuale vice sindaco che, a sua volta, è stato frequentatore abituale delle scuderie di Zullo, costruite abusivamente. Intorno a queste persone ne ruotavano altre che, quasi a rotazione, venivano chiamate a svolgere varie attività, dedite ad altre condotte. Sorrentino era accusato di detenzione di stupefacenti e intestazione fittizia di beni per conto di Zullo, per eludere le misure di prevenzione, con l’aggravante del metodo di camorra: in particolare Sorrentino fu trovato in possesso di cento grammi di stupefacente tipo cocaina, e inoltre risultava intestatario di una Mercedes C, di una Porsche Cayenne, di un garage nel cuore di Cava, di contratti assicurativi, telepass e cavalli da corsa (di sua proprietà solo formalmente). Sorrentino è finito nei guai anche nel procedimento per usura ed estorsione insieme a Vincenzo Zullo, Dante Zullo e Vincenzo Porpora. Provò a difendersi spiegando che quel quantitativo di stupefacente era tenuto per conto del pregiudicato, a suo dire inserito nel contesto della criminalità organizzata. Ancora, Zullo chiese e pretese da Sorrentino intestazioni fittizie di beni e pagamenti di titoli di credito “sfruttando” il rapporto con la figlia. Quando la relazione con la figlia si interruppe, Sorrentino divenne vittima di azioni estorsive, fino a dover accettare di detenere la droga per conto dell’ex genero per paura, stando alla sua difesa. Ed è stato proprio nel corso di tale procedimento, nel gennaio del 2018, che ha deciso di collaborare con gli inquirenti, Espressa la sua volontà è stato immediatamente sottoposto a programma di protezione. Tutte le dichiarazioni rese dall’uomo che per un periodo e stato fidanzato con la figlia di Dante Zullo, sono state ritenute valide dagli investigatori.

Consiglia

Lascia un commento

Puoi eseguire il login con Facebook

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per completare inserire risultato e prosegui * Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->