Estorsione all’imprenditore Moccia

Scritto da , 16 gennaio 2018

Pina Ferro

Estorsioni ad un imprenditori: rischiano il rinvio a giudizio Gerardo Adinolfi, 51 anni di Cava de’Tirreni, attualmente detenuto nel carcere di Voghera, Carmine Pellegrino 42 anni di Siano e Gerardo D’Ascoli 74 anni di Siano. A chiedere il giudizio per i tre, con l’accusa di estorsione ai danni dell’imprenditore Gerardo Moccia di Siano, è stato il sostituto procuratore Maurizio Cardea. Adinolfi, nome di spicco nella criminalità organizzata ha reso varie dichiarazioni ai magistrati. I tre a fine mese compariranno dinanzi al Giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Salerno Mariella Zambrano che dovrà decidere sulla richiesta avanzata dal magistrato. I fatti risalgono al dicembre del 1999 ma la Procura ne è venuta a conoscenza solo qualche tempo fa a seguito delle dichiarazioni fatte in aula da Gerardo Adinolfi nel corso del processo, sempre per estorsione ai danni dell’imprenditore Zambrano. Nel corso del dibattimeno Gerardo Adinolfi fu sentito dal collegio giudicante e dal pubblico ministero. Adinolfi nel descrivere l’attività criminale posta in essere e quindi, nel riferire dell’estorsione all’imprenditore Zambrano parlò anche di un’altra estorsione, quella, appunta posta in atto ai danni di Gerardo Mooccia, titolare di supermercati a Siano. Estorsione che fino a quel momento era sconosciuta alle autorità. alla luce della ammissione del delitto, la pubblica accusa ha iscritto i tre autori del fatto nel registro degli indagati ed ha chiesto al Gip il rinvio a giudizio. Secondo il capo di imputazione Adinolfi, Pellegrino e D’Ascoli, in concorso tra loro, avvalendosi delle condizioni di intimidazione e assoggettamento omertoso di Gerardo Moccia, il quale era consapevole Adinolfi era il referente criminale della zona e mediante minaccia fu costretto a consegnare a la somma di un milione di lire. La richiesta della somma di denaro avanzata da Adinolfi per il tramite di Pellegrino fu preceduta dall’esplosione di alcuni colpi di una calibro nove nelle vetrine del supermercato di proprietà di Moccia. Successivamente Pellegrino si presentò al cospetto dell’imprenditore commerciale per avanzare la richiesta di denaro che fu accompagnata dalla minaccia, in caso di rifiuto, di ulteriori conseguenze. La paura indusse il titolare del supermercato a versare la somma che gli era stata chiesta, pari ad un milione di lire. Ora la parola passa al Gip. Nel collegio difensivo tra gli altri gli gli avvocati Domenico Esposito e Carmelina Maiorino.

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