Esclusivo. Paolo Del Mese: «Io in carcere per un pregiudizio»

Scritto da , 1 ottobre 2013

di Andrea Pellegrino

«Ho appreso con grande meraviglia che le accuse fatte dalla Guardia di Finanza costituiscono “corollario” alle imputazioni principali relativa alla operazione di prestito». L’ex deputato Paolo Del Mese, ieri mattina era presente in aula, al Tribunale di Salerno, dove si è tenuta l’udienza nell’ambito dell’inchiesta Amato. «Io per corollario – dice – mi sono fatto un anno di custodia cautelare, di cui 12 giorni in carcere. Dico questo perché ciò che la Guardia di Finanza definisce corollario è una informativa che ha formato parte integrante della ordinanza di custodia cautelare, recepita integralmente dal Gip».
Ed ora che succede?
«Dal punto di vista procedurale, da quel che ho appreso, il controinterrogatorio della polizia giudiziaria non può fare riferimento all’informativa nel suo complesso ma unicamente ai capi di imputazione contestati. Allora mi domando? Tutto quello che hanno scritto come corollario costituisce fatto incontestabile. E’ veramente la fine del mondo, perché tale informativa contiene inesattezze enormi che, ripeto, sono state alla base dell’emissione del provvedimento di custodia cautelare, ad eccezione dei riscontri relativi alle operazioni di prestito fatto dagli Amato a me; prestito riconosciuto come tale già dal curatore in udienza. Ancora: in merito a tutte le altre contestazioni relative alla vicenda degli importi “immediatamente girati” a Del Mese (importi percepiti da Anastasio, De Filippo, vedi ordinanza del Gip, ndr), la Polizia Giudiziaria in udienza ha ammesso che non c’è nessuna prova che tali importi siano stati incassati da me, contrariamente, ripeto a quanto affermato nell’ordinanza di custodia cautelare».
Lei parla di macroscopiche sviste, quali sono?
«Non potendolo fare in Tribunale, le segnalo ora la prima. L’informativa dice che io, in qualità di presidente della commissione finanze della Camera dei Deputati, avevo emesso il “decreto salva banche” nell’ottobre nel 2008, accattivandomi così l’intero sistema bancario nazionale, almeno secondo l’ordinanza del Gip. Premesso che ho esercitato le funzioni di parlamentare fino all’aprile 2008, mentre il decreto è dell’ottobre 2008 (all’epoca, dunque, non ero più parlamentare), è pacifico e notorio che un presidente di commissione non emette alcun decreto ma lo fa il governo e nella fattispecie il Governo Berlusconi, su proposta dall’allora ministro all’Economia, Tremonti. Ma la svista è ancora più colossale in quanto questo decreto non è stato convertito dal Parlamento ed è, quindi, automaticamente decaduto. Questo è un passaggio importante perché da qui scaturisce la mia presunta influenza sul Mps, che, come si evince, non c’è. La seconda: Mi vengo attribuiti movimenti bancari sulla Cassa rurale di Altavilla per un totale di 6 milioni 500mila euro; questi assegni non risultano emessi o versati sul mio conto in questione. La terza: Mi viene riconosciuta la titolarità di dieci conti correnti che, al contrario, come risulta da certificazione della Centrale rischi ammontano soltanto a quattro di cui due inutilizzati. Ancora nella scheda relativa ai versamenti fatti dagli Amato risulta che c’è un versamento di 80mila euro in contanti al Monte Paschi Siena sul mio conto, mentre ho dimostrato che questo versamento non esiste; poi mi viene attribuito un ulteriore versamento in contanti di 80mila euro per il quale non vi è la specificazione di dove sia stato versato né quando versato. Infine, mi vengono attribuiti assegni di 100mila, e due da 50 mila ciascuno incassati dalla Cmd di Anastasio, ma anche in questo caso, così come la stessa Guardia di Finanza ha riconosciuto, non c’è nessuna prova di trasferimento di soldi sui miei conti, al di là di qualche dichiarazione di qualche coindagato o coimputato. E così via».
Ora come proseguirà l’inchiesta?
«Fino ad ora ho avuto un atteggiamento di silenzioso rispetto nei confronti della giustizia ma purtroppo ho ritenuto opportuno fornire questi elementi anche al di fuori delle aule di tribunale, constatando mio malgrado come il diritto di difesa dell’imputato in genere sia fortemente condizionato da norme procedurali contorte e ha bisogno di modifiche. Comunque resta per me sempre valido il principio che mi difenderò nel processo, così come sto facendo, sperando solo che l’ambiente in cui purtroppo ci troviamo ad operare non condizioni un evolversi corretto della intera vicenda.
Devo dare atto al Tribunale che mi sta giudicando, una serenità e una predisposizione all’ascolto, e ciò è base fondamentale di una giustizia sana e funzionale».

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