Era Lucia Noschese il tramite dei boss. Il collaboratore di giustizia De Maio, ieri ha ricostruire attività e ruoli del clan Giffoni

Scritto da , 18 luglio 2017

Pina Ferro

Sul territorio di Battipaglia il clan Giffoni – Noschese si muoveva per il tramite di Lucia Nioschese, figlia di Bruno Noschese e nipote di Biagio Giffoni. Ha ricostruito dinanzi al Gup Vincenzo Pellegrino le attività ed i ruoli del clan Giffoni. E’ durata quasi cinque ore l’udienza preliminare in programma, ieri mattina, nell’aula bunker di Fuorni. Cinque ore durante le quali il collaboratore di giustizia Sabino De Maio, assistito dal legale Danilo Laurino ha risposto alle domande del magistrato e raccontato quanto già aveva affermato nelle sue dichiarazioni rese al magistrato Marco Colamonici. Le dichiarazioni di Sabino De Maio hanno confermato quelli che erano i capi d’imputazione per ognuno dei soggetti a processo. A richiedere l’audizione del collaboratore di giustizia, presente, ieri mattina, fisicamente nell’aula bunker, era stato, la scorsa settimana. il pubblico ministero Rocco Alfano a seguito della deposizione, da parte del collega delle dichiarazioni rese da De Maio sugli assetti ed attività del clan Giffoni. In particolare ieri mattina, il collaboratore di giustizia ha parlato essenzialmente di fatti e circostanze riguardandi gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato tra cui il boss Biagio Giffoni.Sabino De Maio anche egli imputato nel processo a carico dl clan Giffoni, a suo tempo aveva scelto il rito ordinario. Sul territorio di Battipaglia il clan Giffoni – Noschese si muoveva per il tramite di Lucia Nioschese, figlia di Bruno Noschese e nipote di Biagio Giffoni. Ha ricostruito dinanzi al Gup Vincenzo Pellegrino le attività ed i ruoli del clan Giffoni. E’ durata quasi cinque ore l’udienza preliminare in programma, ieri mattina, nell’aula bunker di Fuorni. Cinque ore durante le quali il collaboratore di giustizia Sabino De Maio, assistito dal legale Danilo Laurino ha risposto alle domande del magistrato e raccontato quanto già aveva affermato nelle sue dichiarazioni rese al magistrato Marco Colamonici. Le dichiarazioni di Sabino De Maio hanno confermato quelli che erano i capi d’imputazione per ognuno dei soggetti a processo. A richiedere l’audizione del collaboratore di giustizia, presente, ieri mattina, fisicamente nell’aula bunker, era stato, la scorsa settimana. il pubblico ministero Rocco Alfano a seguito della deposizione, da parte del collega delle dichiarazioni rese da De Maio sugli assetti ed attività del clan Giffoni. In particolare ieri mattina, il collaboratore di giustizia ha parlato essenzialmente di fatti e circostanze riguardanti gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato tra cui il boss Biagio Giffoni.Sabino De Maio anche egli imputato nel processo a carico dl clan Giffoni, a suo tempo aveva scelto il rito ordinario. Gli inquirenti hanno ricostruito che il racket era la principale fonte di reddito del clan. Gli emissari arrivavano puntuali, a ridosso delle festività, chiedevano sostegno economico per detenuti e latitanti, imponevano consistenti versamenti periodici a imprese casearie, centri medici, titolari di autofficine e negozi di telefonia. Capitolo a parte i cantieri pubblici: nei primi anni del Duemila vi fu una sequela di attentati incendiari a ditte impegnate sulla Salerno-Reggio o nella realizzazione di lavori urbani. Prossima udienza a fine settembre.

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