Enzo cuore di mamma A lei la prima telefonata

Scritto da , 28 Luglio 2019
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Una gioia sconfinata: è stata questa la reazione della madre del campione del mondo di pallanuoto Vincenzo Dolce, tra i giocatori del Settebello, che ieri ha vinto la finale dei mondiali in Corea contro la Spagna battendola per 10 a 5. Determinazione e tenacia sono state – assicura la madre del campione, Rosa Figliolia – la chiave del successo di suo figlio, un salernitano sul tetto del mondo.

Quando ha visto suo figlio Vincenzo segnare due gol nel corso della finale, che emozione ha provato?

“La reazione è stata bellissima, tutta la famiglia ha iniziato ad urlare dalla gioia. Mi sento orgogliosa e contentissima per Vincenzo che ha sempre creduto nella pallanuoto, sport al quale si è dedicato sempre molto. Ma è stato bello anche veder vincere la nazionale, al termine di un’impresa di cui lui ha fatto orgogliosamente parte”.

Quando ha capito che suo figlio era particolarmente incline alla pallanuoto, lo ha incentivato a seguire questa sua passione?

“Si, certo. Ho sempre sostenuto mio figlio in una passione che è poi divenuta la sua ragione di vita. Vincenzo ha iniziato a sette anni prima con il nuoto, poi pian piano ha iniziato ad avvicinarsi anche alla pallanuoto. Ricordo che un suo allenatore, vedendolo particolarmente veloce e bravo e gli propose di inserirsi proprio in quest’ambito. Ha iniziato a dieci anni militando nella Rari Nantes, per poi spostarsi a Napoli, seguendo un po’- tutte le tappe di una carriera stupenda che lo ha portato poi sul tetto del mondo”.

Cambiare tanti ambienti differenti e vivere spesso lontano da casa è stato facile per lui?

“E’sempre stato un ragazzo semplice, nonostante abbia cambiato spesso contesto proprio per via dello sport che ha praticato, è riuscito sempre a trovarsi bene in tutti i contesti. Per lui è stato un sogno incredibile, il suo obiettivo era quello di arrivare sul tetto del mondo sin da quando era in piscina”.

Cosa vi ha detto appena vi siete sentiti dopo la vittoria?

“Enzo subito dopo la gara ci ha subito contattati, con una videochiamata. “Sono contento di come ho giocato, perché ho tirato fuori più grinta di quel che mi aspettavo” – mi ha sussurrato con le lacrime agli occhi. E subito dopo ha dedicato i suoi goal al nonno che lo ha seguito molto in questo percorso. Ci sono stati dei momenti difficili nella sua fulminea carriera? Si, non sono affatto mancati. Ricordo che al liceo negli ultimi anni aveva difficoltà a conciliare lo sport con gli studi, ma nonostante fosse spesso stanco e provato da trasferte fatte in treno non ha mai trascurato la scuola: si è diplomato e dopo la maturità ha anche intrapreso un percorso universitario. Ha fatto tante rinunce: saltava le gite scolastiche per presenziare agli allenamenti”.

Cosa la inorgoglisce di più del successo di suo figlio?

“Vedere tutta la sua famiglia, i suoi amici, le squadre di cui ha fatto parte congratularsi con lui mi ha reso felicissima, così come è stato davvero stupendo per me vedere la città in festa per lui. Ma sono stati tutti i suoi sacrifici a inorgoglirmi sempre di più e a rendermi fiera del mio campione”.

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