Enrico Salzano e il Pinocchio di Antonio Petti - Le Cronache
Spettacolo e Cultura

Enrico Salzano e il Pinocchio di Antonio Petti

Enrico Salzano e il Pinocchio di Antonio Petti

 

Il fotografo ha raccolto il lavoro di ricerca sull’immagine del burattino in un volume che è stato presentato ieri sera, nella Chiesa di Santa Apollonia

 

Di OLGA CHIEFFI

 Il legno in cui è tagliato Pinocchio è l’Umanità” scrive Benedetto Croce. L’umanità è un materiale plasmabile che la tecnica trasforma e adegua ai propri progetti. Il legno non è tagliato solo da Geppetto, continua ad essere tagliato anche da altri “tecnici”. A volte il mito cambia. Pinocchio ha più immaginari collettivi. Rappresenta per la banalità la bugia con la pantomima del cambio di fisicità. Significa in realtà la trasformazione della materia in tessuto vivo, dell’immaginazione in cervello. Pinocchio esaspera il valore delle mani che lo plasmano in materia vivente, sollecita il racconto dell’artigiano che permette il valore delle cose. Pinocchio racconta la verità che è la sua storia. Storia di trasformazione come accade a tante cose nella nostra vita e nel nostro Paese. Pinocchio dialoga tra le culture, tra passato e futuro,  racconta dei dialoghi di un mondo in cui sceglie di essere protagonista. “Pinocchio c’è” e assiste agli orrori di oggi come a quelli di ieri, sin dal 1881 anno, in cui è apparso ed è stato disegnato per la prima volta. Ieri sera, nella cornice della chiesa di Santa Apollonia, Alfonso Amendola, Pasquale De Cristofaro, Elena Paruolo ed Erminia Pellecchia, coordinati da Paolo Romano, hanno presentato il volume del fotografo Enrico Salzano, edito dall’ArciPostiglione, “Pinocchio c’è” aperto da uno scritto di Erminia Pellecchia dedicato al rapporto di amicizia e r(i)esistenza dei due artisti e chiuso da un dialogo casualmente registrato tra l’amato burattino e il suo disegnatore, in cui è documentato l’intero lavoro di Antonio Petti sul Pinocchio. E’ lungo il percorso di Antonio Petti che schizza, scolpisce, fissa su ceramica, in bronzo, questo burattino, il quale possiede tre anime, quella innocente del Pinocchio collodiano, quella irridente di Pulcinella che è la coscienza popolare e quella rivoluzionaria di Masaniello, un burattino che sa muoversi anche sul palcoscenico che ospita la messinscena della ballata a lui dedicata da Luigi Compagnone e nel 1999 allestita dal TeatroStudio di Pasquale De Cristofaro. Il Pinocchio di Petti sposa l’obiettivo di Enrico Salzano. Negli scatti è innegabile il legame tra l’autore e il soggetto. È facile credere che Salzano “crea” le immagini, non le “scatta”, con gran carattere, come le vecchie macchine a pellicola che presentano punti focali diversi. L’approccio dell’artista può cambiare quello di chi scatta, che quindi modifica in ultima battuta l’aspetto del prodotto finale: la fotografia perfetta. Enrico Salzano si immerge nella scena e rappresenta l’evento con la sua macchina fotografica, evidenziando l’energia del soggetto, la sua collocazione spaziale e lo smaterializza, raggiunge un’altra dimensione, evidenzia tracce di luce e di energia, che il lavoro di Antonio Petti e le sue opere stesse producono. Attraverso il mezzo fotografico, Salzano coglie l’invisibile agli occhi. L’occhio meccanico si fa filtro trascrivente della volontà emozionale dell’artista arrivando a cogliere l’essere senza esserci, quella manifestazione potenziale che si condensa in un nuovo aspetto della realtà.