Emergenza poveri a Battipaglia: i dati Caritas. Arriva il polo della carità.

Scritto da , 28 giugno 2015

di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. Più di 2500 poveri.

Sono gli spaventosi dati relativi alla realtà battipagliese che “Le Cronache del Salernitano” ha ottenuto dalla Caritas diocesana.

Ogni anno, sulla scorta dei dati inviati in diocesi dalle parrocchie, l’organismo pastorale salernitano elabora il “Dossier statistico della povertà e risorse”.

Da Battipaglia, tuttavia, soltanto due centri d’ascolto comunicano il numero dei propri contatti: sono “Santa Maria della Speranza” e “San Gregorio VII”, ossia i quartieri “Centro” e “Sant’Anna”, che sono i più popolosi non soltanto in città, ma nell’intera diocesi.

Sono 2286 le persone che nel 2014 si sono recate ai due sportelli invocando lavoro, beni primari, assistenza legale e sanitaria e case: 809 gli utenti del cda di San Gregorio e 1477 di quello della chiesa madre.

Gli stranieri sono 1372, di cui 1061 extracomunitari e 311 comunitari: si tratta in prevalenza di marocchini (424), seguiti da rumeni (322), ucraini (71), indiani (42) e bulgari (30); i restanti sono comunque asiatici (397) e africani (86).

Ben 914, poi, gli italiani, in prevalenza donne – sono 549, a fronte di 365 uomini –,  che ricorrono alla Caritas. Uno scenario allarmante, in cui il 60% dei “bisognosi dichiarati” sono stranieri, e s’avvicinano quasi gli italiani, che rappresentano il 40%. Ancor più triste, poi, dover prendere atto dell’età media, che oscilla tra i 20 e i 40 anni, ossia nel cuore della potenziale fase lavorativa.

Più di 2500 se venissero presi in considerazione pure gli altri centri d’ascolto cittadini, certo, ma forse ancor di più tenendo conto pure di chi, per vergogna, non chiede aiuto.

Povera Battipaglia.

Grafico sito

 

Arriva il polo della carità. Da culla dell’illegalità a polo della carità.

Gerlando Iorio, Ada Ferrara e Carlo Picone, commissari straordinari che amministrano la città di Battipaglia, hanno affidato l’ex materassificio Rispoli alla forania di Battipaglia, ossia alle parrocchie cittadine. La struttura di via Catania – che fu confiscata all’imprenditore Antonio Campione – diventerà dunque un centro per bisognosi.

Una scelta significativa, sollecitata dall’arcivescovo di Salerno, Luigi Moretti, il quale, a più riprese, ha esortato la forania battipagliese a creare un polo territoriale per la carità.

Un lungo percorso, che a maggio scorso ha portato il clero cittadino a presentare una manifestazione d’intenti al Comune di Battipaglia, che s’è dunque attivato presso la Prefettura, acquisendo la struttura: le chiavi sono state simbolicamente consegnate ai parroci domenica scorsa durante una tappa del ciclotour di “Battipaglia Collabora”. L’affidamento sarà formalizzato a Palazzo di Città nelle prossimi settimane, ma si sta già alacremente lavorando all’ambizioso progetto.

Pare, infatti, che le parrocchie stiano costituendo una cooperativa sociale, sì da poter gestire giuridicamente il polo della carità.

Nelle chiese cittadine rimarranno i centri d’ascolto, che, tuttavia, saranno coordinati da uno sportello centrale, sito proprio a via Catania.

Il plesso architettonico consta di due palazzine e un capannone.

In una tavernetta andrebbe realizzato un punto di ristoro per i senzatetto, mentre dall’altra parte dovrebbero essere installate docce e servizi igienici; per il resto, invece, centri di prima accoglienza per senzatetto al pianterreno, un dormitorio con una decina di posti letto per i clochard al primo piano e all’ultimo livello degli appartamentini per famiglie sfrattate.

Il capannone, poi, dovrebbe esser ripartito in due zone: da una parte andrebbero allestiti dei laboratori sociali per il riattamento dei mobili e per la messa a punto di capi d’abbigliamento, mentre dall’altro lato, sulla scorta di rapporti collaborativi con le aziende per quanto riguarda le eccedenze alimentari, dovrebbe veder la luce un supermercato “a punti”. I centri d’ascolto parrocchiali, infatti, consegnerebbero a ogni famiglia bisognosa una tessera con dei punti e, all’interno del charity-market, proprio in punti ogni prodotto dovrebbe avere il suo costo: il fine è educare all’oculatezza e alla responsabilità.

Dovrebbe esser valutata in futuro pure la gestione dei cibi cotti, con l’eventuale raccolta nei ristoranti di avanzi da trattare e portare nelle famiglie.

Anche così cambia Battipaglia: dalla camorra alle parrocchie.

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