Ematoma “mortale”, l’odissea di Giulio Monaco

Scritto da , 5 Gennaio 2019
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di Redazione Cronache

Un ematoma mortale. Il fatto è accaduto a Giulio Monaco, operaio 68enne di una manifattura tabacchi in pensione: entrato in ospedale per rimuovere un ematoma, non è più uscito poiché ha contratto una grave infezione che ha determinato quattro mesi di calvario e un inutile “pellegrinaggio” da un nosocomio all’altro, fino a perdere la vita. Il 20 agosto scorso Monaco viene ricoverato d’urgenza al presidio ospedaliero Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli, nel reparto di neurochirurgia, per un intervento di rimozione di un ematoma subaracnoideo bilaterale. L’operazione sembra riuscita: infatti il paziente risulta in buono stato fisico e vigile nei tre giorni successivi all’intervento. Il 24 agosto, però, gli infermieri trovano il 68enne a terra, ai piedi del suo letto, tremante e senza forze. Da quel momento l’inizio del calvario: il personale medico accerta la presenza di una grave infezione in atto, tanto da sottoporlo a un secondo intervento il 27 agosto e un terzo ulteriore intervento poco dopo. Le condizioni, nonostante ciò, non migliorano: il 9 settembre Giulio Monaco entra in coma e da lì non uscirà più: viene trasferito nel reparto di terapia intensiva e intubato, prima di prospettare alla moglie e ai sei figli del 68enne il trasferimento in altra struttura per un intervento cardiochirurgico urgente a cuore aperto poiché l’infezione, a dire dei medici (che fino a pochi giorni prima avevano rassicurato di continuo i familiari dell’uomo), si era diffusa anche al cuore. I familiari, dunque, presentano una prima denuncia querela alla Procura di Napoli il 15 settembre scorso, dando il via all’apertura di un procedimento penale per lesioni colpose gravissime per il tramite del pubblico ministero Michele Caroppoli, che richiede e acquisisce tutte le cartelle cliniche e la relativa documentazione riguardante il ricovero all’ospedale di Pozzuoli. Monaco, intanto, gira gli ospedali di mezza regione: prima il Policlinico Federico II di Napoli per l’intervento a cuore aperto che in realtà non sarà mai effettuato (i medici del nosocomio partenopeo ritengono non sia necessario, sottoponendolo a tracheotomia e curandolo); successivamente l’istituto di riabilitazione Maugeri di Telese Terme, nel beneventano, dove gli viene diagnosticato un gonfiore all’addome dovuto a feci non eliminate tramite clisteri e sondini (l’operazione di rimozione gli avrebbe, in questo caso, provocato un allarmante abbassamento di pressione); dunque il trasferimento all’ospedale Fatebenefratelli di Benevento, dove l’uomo è morto il 17 dicembre scorso. L’ulteriore esposto presentato alla Procura di Napoli, per questioni di competenza territoriale del luogo dove Monaco è spirato, ha consentito il passaggio del fascicolo (attualmente per omicidio colposo) a Benevento. Il pm titolare del procedimento, la dottoressa Francesca Saccone, ha iscritto sei persone nel registro degli indagati: si tratta dei sei medici che hanno avuto in cura la vittima all’ospedale di Pozzuoli, nei reparti di Neurochirurgia prima e di Terapia Intensiva e Rianimazione poi: G.M., 38 anni, L.D.M., 40 anni, M.S., 43 anni, P.C., 52 anni, S.D.C., 53 anni e L.S., 56 anni. Il sostituto procuratore ha disposto l’esame autoptico sulla salma, che risulterà fondamentale per chiarire le cause esatte del decesso. Il conferimento dell’incarico per l’esame autoptico avrà luogo martedì 8 gennaio alle 14, presso il Palazzo di Giustizia di Benevento.

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