Elena Nunziante alla corte di Muti

Scritto da , 2 Settembre 2020
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Ieri sera l’auditorium Oscar Neymeier di Ravello ha ospitato il maestro Riccardo Muti accompagnato dalla sua creatura più illustre, gloriosa, e raffinata: l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini e dal talentuoso soprano Rosa Feola per un hommage al tardo classicismo musicale europeo e alla naturale devoluzione dei suoi severi, geometrici, aristocratici accenti nei toni eroici, patriottici e cavallereschi del romanticismo italiano etedesco. «Dobbiamo essere tutti grati al lavoro che il Maestro in questi ultimi anni ha dedicato alla formazione dei ragazzi che via via si sono avvicendati ai leggii dell’Orchestra, lavoro che rappresenta uno dei più straordinari risultati musicali della nostra epoca», sottolinea Vlad. Poco prima di entrare in scena abbiamo incontrato la violinista vietrese Elena Nunziante, che ci ha parlato di cosa voglia dire esercitare la professione del musicista…. “Il mio primo approccio alla musica è stato a cinque anni ho cominciato lo studio del mandolino, spinta da mio padre, musicista. In famiglia siamo tutti musicisti, salvo mia madre. A circa sei anni ho intrapreso lo studio del violino, che è diventato la mia professione. Ho studiato al Conservatorio Martucci di Salerno, diplomandomi a diciotto anni con il massimo dei voti. Ho proseguito gli studi con docenti di alta fama, primo fra tutti Boris Belkin all’Accademia Chigiana di Siena. Nel settembre 2017 ho vinto il Concorso per violino di fila ed sono risultata segnalata alla successiva audizione interna per Spalla dei secondi violini presso l’orchestra Sinfonica Abruzzese, dove ho lavorato, ricoprendo alternativamente i ruoli, fino a giugno 2019. Ho collaborato con l’Orchestra Nuova Scarlatti, la Camerata Ducale di Vercelli, l’Orchestra Sinfonica Rossini di Pesaro. Ho suonato sotto la direzione dei Maestri Muti, Pappano, Bosso, Piovani”. Com’è entrata a far parte dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini? “Nel 2015 ho sostenuto l’audizione indetta dall’Orchestra. È stato un grande traguardo riuscire a vincere quell’audizione, considerando l’altissima affluenza di candidati. Ad oggi, nonostante non sia più nel triennio della mia audizione, quando posso torno sempre perché poter suonare sotto la direzione del Maestro Muti è sempre una grande emozione”. Il rapporto con il Muti? “Muti rappresenta un simbolo per l’Italia e per il mondo. Suonare con lui è un’enorme fortuna, oltre che una grandissima opportunità di imparare a conoscere aspetti di questo lavoro che spesso non vengono considerati. Non rappresenta soltanto il Direttore che sale sul podio e porta a termine un concerto: è una fonte inestimabile di sapere. Non si sofferma sulle cose banali della musica. Viene contestualizzato tutto. Con lui ci si rende conto di quanto sia importante comprendere il più possibile cosa volesse dirci il compositore. Vieni sommerso dalla potenza della musica, comprendendone fino in fondo il significato. Uno degli aspetti più belli e importanti è la riconoscenza che il Maestro dà ad ognuno di noi, portando alto il nostro nome e le nostre capacità ovunque gli sia possibile. Con lui abbiamo girato il mondo suonando sui palchi più importanti con programmi sempre complessi ed emozionanti”. Quali sono le sue sensazioni riguardanti il concerto di Ravello? “Tornare nella mia terra è una grande emozione; ormai non vivo più in Campania da anni. Poter essere così vicina a casa e con il Maestro è sicuramente è una sensazione impagabile. La Campania è una terra ricca di talenti, che purtroppo sono costretti ad emigrare per poter perseguire la loro grande passione”. Come ha vissuto il periodo di quarantena? “La quarantena ha rappresentato un periodo complesso per tutti i musicisti, ci siamo ritrovati a non poter più svolgere la nostra professione già fin troppo deturpata dalla mancanza di una politica corretta nei nostri confronti. Ovviamente non c’è polemica al riguardo, sono cosciente di quanto ci abbia messo e continui a metterci in pericolo questo virus”.

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