Edoardo Sanguineti: il chierico rosso 

Scritto da , 8 Maggio 2020
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Un omaggio al poeta ed intellettuale genovese, che attraverso diverse figure della cultura ci apriranno l’universo della sua ricerca che spazia dal linguaggio, alla musica, alla critica d’arte

Di Olga Chieffi

Poeta, traduttore, “librettista” (preferiva il ruolo di “paroliere”), revisore di testi teatrali, lessicomane, proprio per la sua gioia musicale di linguaggio, la generosità di misture lessicali, la fertilità spericolata dei suoni, la dovizia di assonanze,  critico d’arte, Sanguineti è stato uno degli intellettuali più eclettici e vitali nell’attuale panorama italiano, aperto ad ogni esperienza, curioso del mondo, impegnato politicamente perché, diceva, si è impegnati sempre, anche quando si parla di calcio. Nel cercare di rispondere alla domanda “Chi era Edoardo Sanguineti?”, non a caso Fausto Curi scrive “innanzitutto un oppositore, un antagonista. Un antagonista radicale e tenace della società e della cultura borghese. Era un materialista storico rigoroso, un comunista coerente e fedele, un comunista militante, anche se singolare, giacché non ha mai avuto la tessera di un partito” (e anche quando fu eletto, nel ’79, al Parlamento vi entrò come indipendente nelle file del PCI). Uomo, dunque, rigorosamente di parte e fedele a una decisa idea di fondo: nel 1996, quando scriveva la lettera in versi al compagno proletario, Sanguineti firmava anche “Praticare l’impossibile”, la cui conclusione è forse la sua migliore auto-descrizione: “Affermare la praticabilità artistica, sociale e etica dell’anarchia significa, dunque, fornire saggi e sensate esperienze della ‘praticabilità dell’impossibile’. È come dire […] che ‘il nostro vero lavoro, oggi, se amiamo l’umanità e il mondo in cui viviamo, è la rivoluzione”.  Sebbene abbia prodotto moltissimi libri e di genere molto diverso, Sanguineti conobbe il suo apice negli anni Sessanta, quando, tra poesie, saggi, romanzi e partecipazione alle opere collettive del Gruppo ’63, il suo segno, forte, acquisisce quell’ interezza plurale che conserverà poi sempre. Sul piano della critica datano a quegli anni i saggi compresi in Tra liberty e crepuscolarismo pubblicato da Mursia e i saggi gozzaniani usciti nel ‘ 66 da Einaudi. Allievo di Giovanni Getto, Sanguineti esplorava con grande finezza l’ opera del poeta piemontese, recuperando a lato anche il poemetto Un giorno di Carlo Vallini, che di Gozzano era stato amico molto intimo. Quei testi e quegli studi erano il frutto delle sue lezioni universitarie, ma alle spalle Sanguineti aveva già la tesi di laurea sulle Malbolge dantesche. La sua scrittura si è legata a tutto: alla musica sperimentale di Cage e di Berio (per Berio elaborò ‘Laborintus II’ ), al teatro. Già nel ’59 pubblica K e poi Passaggio (1961-62) quindi, lavora per Ronconi riducendo per la scena l’ Orlando Furioso. Alla scoperta dell’universo Sanguineti, ci accompagneranno diverse figure, oggi inizieremo il percorso con il regista Lorenzo Gigliotti,  che l’hanno vissuto, l’hanno studiato, hanno collaborato con lui. Un viaggio che si chiuderà, proprio il 18 maggio, quando passeremo il testimone ai giovani del liceo scientifico “R.Caccioppoli”, i quali sono stati invitati a redigere delle riflessioni sull’opera e la figura del genio ligure.

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