Ecce Homo: TeatrAzione al Napoli Teatro Festival

Scritto da , 8 Giugno 2019
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Stasera, alle ore 19,30, nella sezione compagnie guida a Palazzo Fruscione, la pièce che apre a diversi linguaggi, dalla proiezione, all’immagine, passando per la musica

Di OLGA CHIEFFI

E’ stata inaugurata, con la Festa dei Teatri per la Socialità la dodicesima edizione del Napoli Teatro Festival Italia. Dopo l’incontro alla Feltrinelli di Corso Vittorio Emanuele presenziato da Nadia Baldi, Consulente alla Direzione Artistica del Napoli Teatro Festival e Davide Speranza, con la partecipazione di Marco Dell’Acqua, regista e attore della compagnia teatrale Teatri di Popolo, Davide Scognamiglio, fotografo e disegnatore luci, la regista Adriana Follieri e Brunella Fusco della Fondazione Campania dei Festival, durante il quale la direzione del Napoli Teatro Festival ha dialogato col pubblico”, un’occasione per illustrare anche il ricchissimo cartellone del Festival e, in particolare, la “Festa dei Teatri per la Socialità – FTS”, un progetto di Fondazione Campania dei Festival e Dipartimento Salute Mentale ASL Salerno a cura di Teatri di Popolo, esito dei laboratori condotti da Teatri di Popolo in collaborazione con DSM della ASL di Salerno che aprirà anche in città venerdì, il Napoli Teatro Festival 2019, diretto da Ruggero Cappuccio. La “Festa dei Teatri per la Socialità – FTS” che avrà luogo presso il Palazzo Fruscione di Salerno dalle ore 16.30 alle ore 23.30, è uno dei numerosi Progetti Speciali programmati per l’edizione 2019 del Festival, e comprende nove scritture sceniche da 30 minuti ciascuna con intervallo, ispirate alle parabole del Vangelo. Il progetto, realizzato anche con la collaborazione artistica di System of Survival e Hin Duo, ha visto l’attivazione di quattro laboratori di formazione curati da Teatri di Popolo: tre condotti nei luoghi della riabilitazione del Dipartimento di salute mentale nella Asl di Salerno e uno all’interno di una scuola. Quattro compagnie stabili, con le loro scritture sceniche, hanno cercato un modo per stimolare la comunità a una rinnovata riflessione critica sulla potenza costruttiva della solidarietà, etimologicamente intesa come costruzione e coltivazione di “solidità” sociale. L’obiettivo è stato quello di fornire agli utenti delle strutture operative per la salute mentale strumenti per lo sviluppo creativo delle proprie abilità, così da favorire l’inclusione sociale dei cittadini affetti da disturbi psichici attraverso il teatro. Si potranno quindi vedere oggi i seguenti esiti spettacolari: la Compagnia dell’Abbraccio con “L’impossibile non t’ù scurdà”, la Compagnia dei Falsi Timidi con “Invincibile amare”, la Compagnia delle Gioie con “Gerasa, la città svelata”, la Compagnia Ragazzi esito del laboratorio condotto da Teatri di Popolo in collaborazione con Scuola del Mediterraneo con “Un buffo corvo aiuto il vento”; la Compagnia Ospite Teatri di Popolo con “Trotula c’è, oltre la zizzania”; le compagnie guida TeatrAzione con “Ecce Homo”, Lomoctavia con “Cristo si è fermato in Danimarca”, Lab Salerno con “Apocalisse Exodos Mediteranea” e Giffoni Teatro con “Verso mezzogiorno”. Questa sera, alle ore 19,30, andrà in scena Ecce Homo, ideato da TeatrAzione di Cristina Recupito e Igor Canto. Dostoevskij scrive solo romanzi potentissimi, che hanno come centro propulsore e chiave di volta una scena del Vangelo, o nella frase in esergo (il brano dei porci nei Demoni) o mescolata alla narrazione, chiave di lettura di tutto il romanzo (le nozze di Cana nei Karamazov, Lazzaro in Delitto e Castigo, il John Coltrane, della suite “A Love Supreme”, ovvero, l’amore come forma di celebrazione e di ringraziamento, l’amore come punto di approdo, come ancora di salvataggio, Il cui raggiungimento, tuttavia, esige uno sforzo enorme: Trane ci racconta che l’Amore Supremo è figlio della sofferenza più intima, che si nutre di molti ieri ma che guarda oltre, alle potenzialità infinite del futuro. L’Amore Supremo è anche l’estasi pura che ti fa gridare di gioia, o forse, più semplicemente, è la pace, la serenità, la redenzione, la consapevolezza del proprio essere. Ecce homo è la frase che viene attribuita a Pilato quando mostra alla folla assatanata un Uomo (per alcuni il Messia, per altri un impostore) flagellato, torturato, ridotto al livello più infimo dell’essere umano: uno straccio di sangue e carne con in testa una corona di spine, mascherato per burla da Re del Mondo, un testo sacro in stretto dialogo con tutti gli altri linguaggi,  senza mai rinunciare alla specificità o alla forza delle rappresentazioni che ciascun linguaggio porta con sé. Le immagini di Francesco Truono, le proiezioni di Alfio Giannotti, la musica di Roberto Marino: alla fine di questo percorso “Ecco l’Uomo”, che cosa vedremo? Che significa, veramente, “Essere Uomini”? Incontreremo l’Uomo della fine, noi, stessi. E dovremo andare alla ricerca della plenitudo temporis eckartiana: quando il tempo è alla fine, riluce la sua pienezza, quando l’uomo è  alla fine, esplode la sua umanità, che verrà ritrovata cercando una nascita, la ri-nascita. Una estrema resilienza fisica e spirituale in cui la necessità è prendere coscienza del male in cui siamo immersi per rifiutarlo e poter così giungere a un propositivo e possibile cambiamento nelle relazioni e negli stili di vita, sulla terra propria, attraverso le arti, la cultura, il teatro.

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