E’ reato rovistare nei cassonetti dell’immondizia

Scritto da , 24 giugno 2018
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Pina Perro

I giudici del Tribunale di Salerno lo avevano assolto, cittadino Rom condannato dagli ermellini perchè frugava nei cassonetti dell’immondizia. Sono decine i senzatetto e rom che soprattutto nella tarda serata del lunedì, giorno in cui si deposita l’indifferenziata, girano per la città di Salerno, muniti di carrelli della spesa e rovistano tra la spazzatura in cerca di tutto ciò che puà essere recuperato e riutilizzato (scarpe, borse, utensili…). Ora per i rom che “recuperano” oggetti dall’immondizia si prospettano tempi duri. I giudici della Suprema Corte hanno stabilito che è reato rovistare nei cassonetti dell’immondizia. La decisione arriva su ricorso della decisione del Gup di Salerno su uno straniero che è stato assolto nel 2017 dopo aver prima estratto il contenuto di un bidone dei rifiuti per poi setacciarne il contenuto, portandosi via solo quel che gli interessava. Un’attività diffusissima tra gli abitanti dei campi rom. Il giudice per le udienze preliminari di Salerno, non aveva messo in discussione che lo straniero avesse sporcato la strada, ma lo aveva assolto rilevando “la natura isolata della condotto” e poi “l’intenzione dell’uomo di disfarsi dei materiali, dapprima prelevati dai sacchi della spazzatura e poi abbandonati sul suo pubblico poiché a lui non utili”. Secondo la Cassazione, invece, era del tutto irrilevante che i materiali lasciati per terra non servissero all’uomo, quel che contava incece era che aveva “rovistato nelle buste dei rifiuti” con il chiaro obiettivo di reperire “materiale di suo interesse”, quindi aveva “rotto le buste e portato via quanto a lui utile” per poi abbandonare sulla pubblica via i sacchetti aperti e il materiale estratto. Resta quindi evidente secondo i giudici della Cassazione “il pregiudizio arrecato all’estetica e alla pulizia”, visto che con il suo comportamento l’uomo aveva “imbrattato il suo pubblico, così da renderlo sudicio”, quindi provocando “un senso di disgusto e di ripugnanza nei cittadini”. I giudici hanno condannato il fenomeno che chiaramente crea “danno sociale” e merita “l’applicazione di una sanzione penale”.

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