E’ morto l’ex re del grano affondato dal pentito Pasquale Galasso

Scritto da , 9 Settembre 2020
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La morte di Casillo seppellisce il sogno di Foggia di essere grande, già morto il 21 aprile del 1994 quando “Don Pasquale” fu arrestato per fatti di mafia mai del tutto comprovati, tanto da esserne poi pienamente scagionato. Ma quel famigerato 110 – 416bis, per concorso esterno in associazione di stampo mafioso, gli è rimasto addosso come un marchio di infamia che ha cercato in tutti i modi di cancellare per il resto della sua vita, fino agli ultimi giorni consumati da un cancro ai polmoni, ostinato più di lui, che se l’è portato via alle 6.30 di ieri nell’ospedale di Lucera, nonostante le cure premurose del suo consuocero, il medico Massimo Zanasi, fratello di Eliseo, altro potente presidente degli industriali foggiani eliminato dalla magistratura. Una sorte a cui Casillo non ha voluto mai rassegnarsi, raccogliendo pazientemente carte e testimonianze di una «congiura», come la definiva, ordita da poteri forti, fortissimi, che avevano “armato” i tribunali, ad iniziare da quello di Foggia, apparecchiati per essere “cucinati” in un libro-bomba che era tentato continuamente di sistemare e far pubblicare, salvo poi a tirarsi puntualmente indietro. «Non per me, che ormai sono considerato un pazzo, ma per salvare la vita a chi lo scrive, perché di mezzo ci sono tutti i vertici di un sistema politico, finanziario, giudiziario, dei servizi segreti, che hanno voluto affossarmi», mi diceva in uno di quelli incontri-confessione delle 6 del mattino a cui mi dava spesso appuntamento al bar “Cavour” di Foggia, da sempre tempio delle sue pubbliche relazioni. Anche da “Re del grano”, fin dai tempi di “Zemanlandia”, il Foggia dei miracoli in serie A, e delSalernitana , del quotidiano “Roma” che fece resuscitare volendo caparbiamente in redazione una squadra di giornalisti “killer”, come ci chiamava lui volendo intendere, cioè, capaci di raccontare i fatti, la verità, con sfrontatezza. Era l’età dell’oro di una Foggia che girava tutta intorno al suo impero economico: 1.000 posti di lavoro solo direttamente dipendenti dalle sue attività commerciali, per non parlare di almeno altri duemila che giravano nell’indotto. L´industriale campano, presidente dell´Assindustria di Foggia, era diventato il gotha dell´imprenditoria nazionale: il suo “impero” di 56 aziende si estendeva in tutti i campi, dal commercio allo stoccaggio del grano, dai trasporti navali al mondo del calcio. E che calcio. Ma Casillo aveva anche partecipazioni importanti in istituti di credito, come Banca Mediterranea e Caripuglia, e società immobiliari e turistiche. E poi, oltre al Foggia di Zeman, era proprietario anche di Salernitana e Bologna e voleva “mettere le mani” sulla Roma di Ciarrapico. Era diventato troppo potente per essere lasciato a piede libero. Doveva essere fermato e violentemente. L’atto di forza arrivò, immancabile, quel 21 aprile del 1994, con un’accusa che rappresentava un macigno talmente pesante che finì con l’atterrarlo: associazione mafiosa, truffa e peculato. A far emettere le ordinanze dai giudici di Napoli le deposizioni di un pentito della camorra, il boss Pasquale Galasso. Nonostante un pool di primarie banche, coordinate dall´ABI, avesse offerto un cospicuo finanziamento ponte di 100 miliardi di vecchie lire, rifiutato dal neoamministratore giudiziario del gruppo, scatta la molla dell´istanza di fallimento, richiesta dai creditori del gruppo Casillo. Nel maggio del 1994, su istanza del Banco di Napoli, finiscono in tribunale i libri della capogruppo, la “Casillo Grani Snc”, società in nome collettivo. E incomincia il pellegrinaggio dell´inchiesta principale. Casillo si è sempre dichiarato innocente, anzi «perseguitato dai giudici», e ha sempre richiesto di essere processato subito. Con gli anni vengono prescritti tutti gli eventuali reati fiscali. Restava, fino al 15 febbraio del 2007, solo il 416bis. Un reato grave da cui Casillo, nella mattinata del 15 febbraio 2017, è stato assolto dai giudici del tribunale di Nola, in provincia di Napoli, che hanno accolto le richieste del pubblico ministero Vincenzo D´Onofrio. Per Don Pasquale, dunque, assistito dall´avvocato Ettore Stravino e da Bruno Von Arx, arriva l´assoluzione con formula piena per non aver commesso il fatto E per Casillo il fantasma della mafia, anzi della camorra campana, svanisce, così come era svanito, qualche anno prima, per l´ex ministro dell´Interno Antonio Gava, che è stato assolto – come molti altri imputati eccellenti – in tutti i gradi nel processo per camorra basato in massima parte sulle dichiarazioni del medesimo pentito Pasquale Galasso, lo stesso accusatore di Casillo. «Mi hanno accusato ingiustamente di mafia. Ho perso tutto e sono stato assolto. Ora rivoglio la mia dignità», chiedeva in una lettera inviata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo scorso anno, confidando nel fatto che «il nostro presidente possa aiutarmi a vedere affermata la mia onorabilità di uomo, di padre e di imprenditore». È stato il suo ultimo desiderio.

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