E’ morto Ettore Scola. Il fondo a cura del direttore Tommaso D’Angelo

Scritto da , 20 gennaio 2016
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Era entrato in coma domenica sera. Un coma dal quale non si è più risvegliato.
E’ morto ieri sera, all’età di 84 anni, il regista Ettore Scola, una delle più grandi “firme” della cinematografia italiana.
Il regista e sceneggiatore, originario di Trevico, piccolo comune in provincia di Avellino, era ricoverato presso il reparto di Cardiochirurgia del Policlinico di Roma, città che lo aveva adottato fin da bambino.
Tra i suoi grandi capolavori C’eravamo tanti amati (1974), Una giornata particolare (1977) e La famiglia (1987). Mentre la sua ultima fatica risale al 2013, intitolata “Che strano chiamarsi Federico!”, dedicata al collega Federico Fellini.
Scola, durante la sua carriera di regista iniziata nel 1964, ha vinto la Palma d’Oro al Festival di Cannes nel 1976 per “Brutti, sporchi e cattivi”, otto David di Donatello tra il 1978 e il 2011, oltre a quattro nomination all’Oscar come miglior film straniero per “Una giornata particolare”, “I nuovi mostri”, “Ballando ballando”  e “La famiglia”. Era stato nominato Cavaliere e Commendatore della Repubblica italiana.
Scola diresse più volte le attrici e gli attori di maggior talento dell’epoca, Laura Antonelli, Sophia Loren, Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, senza dimenticare Alberto Sordi, Nino Manfredi, Aldo Fabrizi, Massimo Troisi e tante star straniere come Fanny Ardant, Bernard Blier e Jean-Louis Trintignant.
Il suo itinerario creativo cominciò alla fine degli anni ‘40 con le prime collaborazioni al settimanale umoristico Marc’Aurelio: periodo durante il quale si fece notare per la sua sottile e tagliente ironia.  Stesso periodo nel quale collabora con i testi a diverse trasmissioni di varietà sia radiofonici che televisivi della Rai ed è, tra l’altro, è coautore dei testi delle scenette settimanali interpretate da Alberto Sordi.
Nel 2014 è stata realizzata la prima grande mostra monografica dal titolo “Piacere, Ettore Scola” a cura di Marco Dionisi e Nevio De Pascalis per Cultitaly. Dedicata a Bruna Bellonzi, giornalista moglie di Sandro Curzi, il progetto è stato presentato in anteprima nazionale in Irpinia, terra natale del regista, nella cornice dell’Abbazia del Goleto nel comune di Sant’Angelo dei Lombardi.

 

Il fondo a cura di Tommaso D’Angelo

La morte di Ettore Scola ci riporta ad un’indimenticabile scena di “C’eravamo tanto amati”. Quella in cui Stefano Satta Flores, nei panni di oscuro professor Palumbo allontanato dal liceo classico “Giambattista Vico” di Nocera Inferiore per aver difeso la verità scomoda rappresentata in un film neorealista di De Sica che aveva suscitato la reazione indignata e provinciale dei benpensanti del posto, timorosi di far emergere ciò che non andava, secondo la logica che i panni sporchi si lavano in famiglia. Palumbo risponderà che Nocera era inferiore per aver dato natali a persone ignoranti di nome e di fatto. Era una profonda verità che il regista volle gridare a una città che indulgeva al pressapochismo e alle belle maniere senza badare alle difficoltà quotidiane dei suoi cittadini. Ricordare questa testimonianza di Ettore Scola potrà forse servire a scuotere una città che sembra non essere mai uscita dal falso perbenismo per non guardare in faccia alla sua realtà. Ieri come oggi.

 

La scena dove si parla di Nocera

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