E’ McLain Ward l’VIII Re di Roma

Scritto da , 5 giugno 2016
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La colonna sonora del gran premio è The Star Spangler Banner. Emilio Bicocchi il miglior italiano in gara su Ares chiude al decimo posto con 4/4. Occasione mancata dell’84ma Edizione di Piazza di Siena per commemorare il cavaliere appena scomparso Mario Maini.

Dal nostro inviato Giulia Iannone

 (ROMA) Il direttore di campo Uliano Vezzani ha dato non pochi grattacapi in ultima giornata ai 50 iscritti del GP Roma della Domenica. Le trappole più lampanti e prevedibili sono state – e si sono viste chiaramente durante la ricognizione del campo- a quel maledetto numero 4 – 5 : riviera spalle alla porta e un dritto a seguire, costruito con tre sole barriere bianche su fosso . Qui sono venute piantate, errori su errori, addirittura cadute inaspettate. Ma le difficoltà tecniche come delle botole a sorpresa si sono aperte all’improvviso per tutti in ogni dove. Avere un cavallo assolutamente perfetto, responsabile per se stesso, in equilibrio, ancora fresco fisicamente e mentalmente era la caratteristica principale per uscire dal dedalo di ostacoli che neanche sul grafico di percorso sembravano essere innocui. Quella doppia gabbia sotto la tribuna un altro grattacapo, alias il numero 13 enorme a fine percorso, nessuna concessione al relax fine percorso, ma una raccolta di energie iperbolica per affrontare l’ultimo scatto l’ultimo volo verso casa. Correggere la cadenza toccando la bocca del cavallo per rientrare si è rivelata una pessima strategia per molto grandi cavalieri, allontanare o avvicinare la battuta last minute, ha significato intrappolarsi ancora di più nella tela del ragno ordita da Mr. Chef de piste. Sembrava una ecatombe, fino a che semplice e facile facile, ci ha pensato l’americana Laura Kraut – e non ne avevamo dubbi!- su Zeremonie una 9 anni Holsteiner da Cero II che ha dimostrato agli astanti come si usciva indenni ed immacolati dal labirinto. Anche Uliano Vezzani è andato a complimentarsi con la compagna di Nick Skelton, indicando che quella esecuzione perfetta gli aveva fatto venire la pelle d’oca! Gli zeri precisi fioccano da parte dello svedese Peder Fredricson H&M All in, replica pur nell’indecisione Mclain Ward su Azur che sembrava aver messo ormai da giorni a Roma, una seria ipoteca sulla vittoria. Marcus Ehning su Cornado e Marco Kutscher su Van Gogh risolvono alla tedesca : con la potenza, con la carta della tecnica sofisticata, sottomissione , metodo. Gli italiani sbagliano e tanto: Filippo Bologni e Lorenzo De Luca cadono, Gianni Govoni ed Antonio fanno del loro meglio ma questa gara è arrivata troppo presto per loro, Filippo Moyersoen è eliminato e via discorrendo. Emilio Bicocchi ed il ritrovato Ares chiudono con 4 in 74.61 ed accedono al secondo giro. Per una posizione non rientra invece Natale Chiaudani su Almero 12 che hanno eseguito un giro bello, bellissimo. L’evergreen di 17 anni figlio di Asti Spumante è ancora felice e brioso tra le mani sapienti del cavaliere di Tortona, un giro di grande raffinatezza e consapevolezza tecnica. Per quel 4 ha chiuso al 14mo posto che gli ha negato l’accesso alla seconda manche. Al secondo giro partono prima le 4 penalità, poi Ehning con 1 penalità, poi i netti. La seconda manche è stata caratterizzata dalla caduta terribile ed inaspettata di Marco Kutscher da Van Gogh. Sono entrati per spingere il barrage nel tentativo di vincere. Il tedesco ha rasentato la perfezione ancora una volta anche al secondo giro, se non fosse stato che Van Gogh ha deciso di prendere da solo una iniziativa: ha tolto un tempo di galoppo rispetto all’avvicinamento che aveva organizzato il suo cavaliere. Con questo errore sono caduti fragorosamente entrambe e Marco ha seriamente rischiato di essere schiacciato dallo stallone KWPN. Per fortuna nulla di questo è acaduto, per fortuna poco dopo, con il fiato sospeso per le condizioni di salute del grande fuori classe allievo di Beerbaum, avremmo saputo che Marco Kutscher ed il suo cavallo stavano bene e che non avevano riportato i gravi danni che si temevano. I doppi netti sono stati tre, quelli del podio del 2016: Mclain Ward su Azur con il tempo di 40.45, Peder Fredricson su All in con il tempo di 42.05, Laura Kraut su Zeremonie con il tempo di 45.39. Quarto invece Marcus Ehning su Cornado che ha chiuso con 0/1 tempo 46.59 e quinto Kent Farringhton su Voyeur con 4/0 tempo di 40.78. L’americano Mclain Ward si è accaparrato in questa edizione una serie di premi accessori: avendo vinto anche il Piccolo Gran Premio del sabato , ha conquistato in questa edizione il super premio di 50mila euro messo in palio dalla società MAG-JLTper l’eventuale vincitore di queste due prove;  il premio ‘Master fratelli d’Inzeo’, offerto dalla famiglia dei leggendari fratelli Piero e Raimondo d’Inzeo; l’altro premio, riservato al miglior cavaliere del concorso, titolato Intesa Sanpaolo, main sponsor del concorso.

“UN’ EDIZIONE STILE GLOBAL: DOVE E’ FINITA PIAZZA DI SIENA?”

Il cronista televisivo che ha effettuato le dirette ufficiali di quest’anno, ha ricordato che la pioggia è stata il vero grande assente dell’edizione 84 dello CSIO Capitolino. A suo dire l’agente atmosferico piuù affezionato all’ovale, non avrebbe trovato posto da nessuna parte, per cui avrebbe rimandato la sua visita. A mio sentire non è stato così. La pioggia non ha riconosciuto il Concorso ippico di piazza di Siena, non ha riconosciuto l’ovale ridotto, ridimensionato e striminzito dai pannelli luminosi stile Global Tour, ha trovato tutte le tribune accalcate aderenti all’ovale di sabbia… ed è fuggita perplessa! C’ha ripensato ma ha trovato il fortino cartonato all’ingresso dell’ovale al cui piano superiore è stata alloggiata la giuria ed ha pensato di essere a Fort Apache, attaccata dagli Indiani. Ha pensato di fermarsi tra la tribuna stampa … ma a furia di spostarla di anno in anno non è riuscita ad orientarsi. La tribuna stampa quest’anno è stata posizionata in una sede davvero infelice: stretta, lontana, pessimo il colpo d’occhio, accanto alla gente sempre più sapiente e saccente che invece di stare in religioso silenzio durante lo svolgimento delle gare effettua una radio cronaca privata, purtroppo tutti insieme. Brusio assicurato! Oltre al bla bla bla senza ritegno, ognuno aveva portato da casa da mangiare nella borsa stile Mary Poppins, dalla quale è uscito ogni bene di Dio alimentare, e matematicamente ecco riversato per terra ogni incartamento, lattina, bottiglia di plastica. Altro che differenziata, una discarica di maleducazione. Inutile parlare delle folate di odore di frittura provenienti dal villaggio alle spalle della gente sull’erba autorizzata ad una Woodstock cittadina tutti spaparanzati sull’erba tra diversi camioncini per “street food” che hanno affollato creando un nuovo evento nella storica manifestazione dedicata all’equitazione.  Sagra, villaggio turistico, ex tempio sacro dell’equitazione.  Da una parte siamo stati più contenti perché la macchina organizzativa è stata più snella e veloce e leggera rispetto all’anno scorso, quando c’è stato da spostare tutti quei fiori in continuazione, ma forse quest’anno c’è da rivedere un po’ la cosa e ritrovare il vero volto di Piazza di Siena. Non è il global, non possiamo ipotizzare di rivivere la Roma dei tempi d’oro, della dolce vita Felliniana, ma magari iniziamo a levare Woodstock, l’effetto concertino, gli odori di frittura ed i cartocci stile Fish and Chips dei Docklands londinesi! Insegniamo alla gente, in questo caso tutta, che non si svuotano le tribune in occasione del giro d’onore dei premiati. Sono anni che lo scrivo, lo ripeto, lo sottolineo, ma non c’è niente da fare. I giri d’onore quando i cavalieri internazionali arrivano in Italia durano pochissimo: non c’è nessuno a battere le mani, nessuno ad assistere. Meglio dare riposo e sollievo al cavallo portandolo finalmente in box. No signori, qui il vero assente è stato lo stile, il ricordo, la gratitudine per il passato. I pini della storica Piazza avevano le chiome tristi ed affrante. Loro che sanno ed hanno conosciuto la gloria dei tempi che furono. Sono loro ad avermi confidato che è mancato il ricordo ed il tributo per un loro cavaliere amico, scomparso questo 4 gennaio 2016 all’età di 89 anni. Il vero grande assente è stato il Tributo al Cavaliere Mario Maini legato a filo doppio con lo storico evento romano. Sarebbe stato doveroso e naturale omaggiarlo, commemorarlo accanto ai grandi cavalieri che hanno fatto la storia della nostra equitazione italiana. Accanto ai F.lli D’Inzeo, a Graziano Mancinelli, a Fausto Puccini, a Bruno Scolari, c’è anche Lui. Gli si sarebbe potuto benissimo dedicare il Premio di Stile, lui che su tutti i campi del Mondo ha tenuto alto lo stile “venuto dal futuro” di una monta seduta purissima.  Invece l’esilio, per lui il regno del silenzio e delle Ombre, destinato a non avere alcun ricordo ufficiale. Ostracizzato in vita per il suo carattere, ostracizzato in morte per il medesimo motivo. “ Avrò tutto mancato anche la morte? Ecco il destino mio, meritar l’oblio?” recitando il monologo finale del Cyrano De Bergerac, e concludo proprio con alcuni estratti delle parole del poeta francese Rostand “ Voi mi strappate tutto, il lauro e la rosa! Strappate pur! Malgrado vostro, c’è qualcosa ch’io porto meco (…) senza piega né macchia , a Dio, vostro malgrado. Ed è…Il pennacchio mio!” .  Una delle chiome della Piazza, una nuvola sul cielo cittadino sembravano mostrare domenica sera il vanto di chi è rimasto fuori, ma ha guardato tutto dal suo regno celeste.  Ciao, Mario!

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