E’ festa sotto l’albero con Daniel Oren

Scritto da , 27 Dicembre 2018
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Cori verdiani, An American in Paris e Bolero, per l’Orchestra Filarmonica Salernitana e i solisti del Rigoletto per il brindisi, protagonisti di un teatro che si offre alla città

 Di OLGA CHIEFFI

Appuntamento stasera, alle ore 19,30, sotto il grande albero di Natale di Piazza Portanova, ove ci sarà Daniel Oren, con le masse orchestrali e corali del teatro Verdi, nonché i solisti del Rigoletto che andrà in scena domani, per donarsi per alla città di Salerno. Un concerto commissionato dalla Camera di Commercio che saluterà l’esecuzione del Finale del II atto di Aida con Gloria all’Egitto, ad Iside, nel suo classico splendore e magnificenza, i due grandi cori dal Nabucco, opera cult di Daniel Oren, “Gli arredi festivi” e il “Va’ pensiero”, quel Verdi ideale, che infiammò gli animi dei contemporanei, giungendo sino a noi sul filo di quel sentimento di nostalgia di patria che da varie parti si reclama, come il secondo inno d’Italia, montaggio d’un frammento di realtà non solo sonora. Ed ecco Il Trovatore con “Vedi! Le fosche notturne spoglie”. Verdi regala ai gitani una pagina corale di immediato effetto in apertura della seconda parte: gli zingari battono sulle loro incudini per forgiare i ferri dei propri cavalli e l’incudine diventa vero e proprio strumento “musicale” che accompagna il loro canto. Finale col brindisi da La Traviata in cui i protagonisti saranno Gilda Fiume e Antonio Poli. Seconda parte dedicata al capolavoro di George Gershwin “ An American in Paris” quell’equilibrata osmosi tra musica descrittiva e musica pura. La celeberrima pagina comprende una prima sezione di presentazione del materiale tematico, una parte centrale con elementi “americani” – il tema blues e il tema charleston – e una grandiosa e altisonante finale di ricapitolazione delle idee espresse. Di grande effetto è il tema blues esposto dalla tromba solista, un momento magico per liricità espressa e per l’enorme potere evocativo sprigionato da questa sorta di incantato e sognante notturno orchestrale. Finale con il Bolero, pezzo popolarissimo di Maurice Ravel, del quale abbiamo da poco festeggiato i novant’anni. Il 22 novembre 1928, infatti, il pubblico dell’ Opera di Parigi assistette ad un balletto sulle note di un Bolero di quindici minuti: un unico, continuo e graduale crescendo, costruito su una melodia chiara ed inarrestabile. La musica appare di stupefacente semplicità, disegnata con i pochi tratti di un ritmo ostinato che si ripresenta sempre uguale a se stesso. In realtà cela un finissimo gioco di combinazione degli strumenti dell’orchestra, che entrano uno dopo l’altro ad arricchire il suono, in una trascinante progressione, dal flauto ai sax tenore e soprano, fino all’esplosione finale, che accenderà l’applauso del pubblico di piazza Portanova.

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