E’ di Eboli il poliziotto indagato nella spy story dei fratelli Occhionero

Scritto da , 13 gennaio 2017

Pina Ferro

 

E’ di Eboli il poliziotto della stradale, in servizio a sala Consilina, assoldato dall’ingegnere nucleare Giulio Occhionero per avere notizie sulle indagini in corso a suo carico. E di raccogliere informazioni sull’attività di Eugenio Albamonte, il pubblico ministero titolare dell’indagine sullo spionaggio informatico compiuta dall’ingegnere nucleare con la complicità della sorella Francesca Maria. Entrambi residenti a Londra ma di fatto vivono a Roma.

L’agente Maurizio Mazzella, sospeso dal servizio nell’agosto scorso era stato indagato con l’accusa  di favoreggiamento. L’uomo è stato intercettato mentre parlava con Occhionero e accettava di mettersi a disposizione. L’indagine della Procura di Roma si concentra non soltanto su mandanti e referenti dell’operazione, ma anche su chi potrebbe aver utilizzato le notizie riservate — soprattutto quelle sulla vita privata delle vittime — carpite «navigando» abusivamente nei loro indirizzi di posta elettronica. Il sospetto è che nella «rete» di Occhionero — che si vantava di essere un personaggio di spicco della massoneria — possano essere finiti altri esponenti delle forze dell’ordine e dei servizi segreti.

Agli amici Mazzella, molto conosciuto ad Eboli dove vive (anche se spesso trascorreva, a detta di chi lo conosce, lunghi periodi a Roma) raccontava di far parte della massoneria, e di lavorare per il senatore Carlo Giovanardi. Non lesinava di esprimere il suo desiderio di affacciarsi in maniera concreta al mondo  della politica. Nelle conversazioni intercettate Mazzella relazionava con Occhionero su quanto aveva scoperto sul magistrato, facendo capire che lo aveva seguito nei suoi interventi a convegni e altre occasioni.

Dalla polizia era stato allontanato nell’agosto scorso quando i  superiori lo avevano richiamato più volte per le frequenti assenze dal lavoro e quando gli avevano chiesto di essere regolarmente in servizio lui aveva presentato un certificato di malattia risultato falso. Da qui la decisione di sospenderlo. Per nulla scoraggiato dal provvedimento Mazzella decide di mettersi al servizio di Occhionero.

L’ingegnere aveva saputo casualmente delle indagini a suo carico il 9 settembre scorso quando aveva chiesto al proprio legale di presentare un’istanza in base all’articolo 335 che consente al cittadino di conoscere l’eventuale esistenza di procedimenti in corso. In quell’occasione aveva saputo di essere indagato per intrusione. Qualche giorno dopo ha cominciato a cancellare numerosi file presenti nel suo computer, mentre altri sono stati trasferiti su server “criptati”.

Al momento della perquisizione quando Occhionero e sua sorella, alla presenza dei poliziotti, hanno mandato in blocco i propri computer proprio per renderli “illeggibili”.

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