Duemila euro a matrimonio: le tariffe della “Santoro & c.”

Scritto da , 30 Ottobre 2012
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Voleva la lista delle prenotazioni dei matrimoni Marta Santoro. La voleva da quella famiglia di imprenditori proprietari de Le Trabe cui aveva appena sequestrato un gazebo in vetro montato su bulloni. La voleva e la ottenne: questo tanto per ricordare i meccanismi di soggezione psicologica in cui precipitano le vittime di estorsioni. Anche quando sono «in divisa», soprattutto quando sono in divisa. Per ogni matrimonio -c’è scritto negli atti- Marta Santoro incassava una tangente da duemila euro. Dal settembre 2011 al gennaio di quest’anno l’ex maresciallo della Forestale (ancora detenuta in carcere, proprio ieri il Riesame ha depositato le motivazioni della sentenza con la quale è stata confermata la carcerazione) avrebbe succhiato danaro secondo questo calendario: 2mila euro il 24 settembre 2011; 1000 il successivo 27; 1000 dopo due giorni, cioè il 29; il 9 ottobre altri 3mila euro; 2mila il 16 stesso mese; dopo due giorni altri 2mila; il 3 novembre 2mila; il 15 altri 2mila 500 euro; il 13 gennaio 2012 ancora 2mila euro. Date fornite dalle vittime e in fase di verifica da parte degli inquirenti. Una barca di soldi che, se non li consegnavi, potevi perfino vederti arrivare l’ex sottufficiale nel bel mezzo di una cerimonia. Com’è in effetti successo alla famiglia Chiacchiaro e pure ai Mandetta dell’omonimo hotel-ristorante, che la dovettero subire addirittura il 16 agosto quando il lavoro è nella fase di massima intensità. Ma la signora venne registrata dai Chiacchiaro che, seppur intimoriti, non erano mica stupidi: le registrazioni (oggetto anche della comica scena raccontata ieri del «sequestro» del cellulare di uno dei titolari per cancellare i suoi sms) e le relative voci sono state riconosciute ufficialmente come proprie dalla stessa Marta Santoro. La quale ha fornito, prima che si chiudesse in silenzio, spiegazioni che non hanno convinto nessuno. Nè il pm, né tantomeno il gip sul cui tavolo è finito il caso. C’è anche un aspetto fondamentale su cui gli inquirenti stanno puntando i riflettori. Vale a dire i tecnici progettisti, ingegneri e geometri, «imposti» dalla Santoro quando c’erano lavori da fare, Dia o Scia da presentare al comune, etc. Non ci sono solo i Chiacchiaro ad aver sperimentato quest’altro tipo di vessazione. Anche altre vittime hanno dichiarato di «essere stati fortemente rimproverati dalla Santoro per il fatto di esserci rivolti a tecnici esterni e non amici». La solita storia, insomma, la stessa che in qualsiasi Utc d’Italia non è impossibile riscontrare: vale a dire che la regolarizzazione urbanistica di un sito o lotto o immobile dipende molto da quale progettista si scelga, se è “amico” degli impiegati comunali o meno. Nulla di nuovo sotto il sole. Come anche l’incredibile vicenda dei Mandetta che una mattina si sentirono dire dai soliti vigili urbani di Capaccio: «Dobbiamo mettere i sigilli nuovamente al parcheggio, ieri è passato un magistrato da qui è ha notato che c’è qualcosa che non va», detto in sintesi. Una scusa? Non c’è dubbio. Resta però, accanto agli atti ufficiali, la vulgata che indica l’assidua frequentazione di qualcuno interno al palazzo di giustizia con la signora. Un personaggio notato spesso a Capaccio. Anche quando non c’erano sequestri da fare.
 

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