Droga nei Picentini, condannato il killer di Ciro D’Onofrio

Scritto da , 4 Dicembre 2019
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di Pina Ferro

Rifornivano di droga i Picentini e alcune zone di Salerno e non esitavano a minacciare di morte, armi in pugno, chi non pagava quanto acquistato. Per la famiglia dello spaccio arrivano le prime condanne. Ieri mattina, il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Salerno, Mariella Zambrano, dinanzi alla quale è stato celebrato il rito dell’abbreviato, ha condannato a 8 anni e 10 mesi Eugenio Siniscalchi (ritenuto dagli inquirenti il killer di Ciro D’Onofrio), a 5 anni e 2 mesi Luigi Gallo e, a 2 anni e 10 mesi Lucia Dello Buono. Assolti Andrea Corcione, Filippo Lamberti e Angelo Ubbidiente. Mentre, per Gaetano Siniscalchi, la moglie Lucia Rispoli e Alfredo Oliva era già stato disposto il rinvio a giudizio. Nel blitz fu coinvolto anche un altro figlio, all’epoca, minore di Siniscalchi per il quale procede il Tribunale per i minori. Il sodalizio dedito allo spaccio della droga fu smantellato nel giugno 2018 a seguito di una laboriosa attività investigativa posta in essere all’indomani dell’uccisione di Ciro D’Onofrio, avvenuta il 30 luglio del 2017 a Pastena. A eseguito della morte di D’Onofrio furono poste in essere una serie di attività di attenzionamenti nei confronti di alcuni soggetti sospettati di essere l killer di Pastena. L’intera famiglia aveva posto in essere, grazie alla complicità di una vicina di casa, una fiorente attività di spaccio di di sostanze stupefacenti, del tipo hashish e cocaina. Numerosissime le intercettazioni ambientali dall’abitazione della famiglia Siniscalchi. Abitazione dotata di cassaforte per custodire il denaro necessario a pagare sicuramente i carichi di droga provenienti dall’iterland napoletano, in particolare dal vesuviano. I rifornitori arrivavano direttamente presso l’abitazione di San Mango Piemonte. Eugenio Siniscalchi aveva a disposizione anche diverse armi di cui minacciava l’utilizzo per raggiungere i suoi obiettivi. Alla Dello Buono vicina di casa dei Siniscalchi è stato contestato di aver custodito la droga per conto dei vicini. Lei ha sempre dichiarato di aver consegnato le chiavi dello scantinato ad Eugenio Siniscalchi perché questi aveva la necessità di conservare delle scatole con delle scarpe vecchie ed il suo scantinato era pieno.

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