Dove indirizzare i fondi della Recovery & Resilience Facility?

Scritto da , 21 Settembre 2020
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Digitalizzazione, infrastrutture, decarbonizzazione dell’economia, inclusione, salute insieme a istruzione, formazione e ricerca sono i binari su cui si muoveranno i progetti

Di Alessia Potecchi

Digitalizzazione, infrastrutture, decarbonizzazione dell’economia, inclusione, salute insieme a istruzione, formazione e ricerca sono i binari su cui si muoveranno i progetti da finanziare con i fondi della Recovery and Resilience Facility. Ma l’Italia ha anche molto bisogno di affiancare agli investimenti le riforme, anche loro articolate in sei assi: pubblica amministrazione, ricerca, formazione, fisco, giustizia, lavoro. Il piano prevede il potenziamento e il prolungamento della transizione all’industria 4.0, un forte sviluppo delle infrastrutture digitali, grazie anche alla prospettiva positiva di avere una rete unica, neutrale e aperta a tutti. Nella lista ci sono anche l’economia circolare e il potenziamento delle infrastrutture sociali che include asili nidi, assistenza territoriale, non solo in termini di coesione sociale ma anche per influire sulla domanda e l’offerta di lavoro femminile che va aiutato e incentivato proprio nella fase di uscita e di ripresa dopo l’emergenza. Le notevoli risorse che l’Unione Europea ha messo in campo devono essere utilizzate al meglio. Bisogna fornire alle famiglie e alle imprese tutto il sostegno necessario per una ripartenza sostenibile nel tempo e sia da un punto di vista sociale che ambientale, sospingendo gli investimenti produttivi e attuando riforme da lungo tempo attese e di cui il paese ha bisogno. Un progetto che comprende la riforma fiscale: il sistema fiscale italiano è connotato da un’elevata pressione fiscale oltre che da una tassazione più accentuata sul lavoro rispetto ai consumi. Bisogna alleggerire la pressione fiscale, dopo il taglio del cuneo partito da luglio, si sta lavorando ad una riforma complessiva della tassazione diretta e indiretta per disegnare un fisco equo, semplice e trasparente per i cittadini, che riduca in particolare la pressione fiscale sui ceti medi e le famiglie con figli e acceleri la transizione del sistema economico verso una maggiore sostenibilità ambientale e sociale. La regola deve essere quella della progressività sancita dalla Costituzione e deve prevedere un aggiustamento efficace e determinato di tutto quell’impianto di detrazioni e deduzioni che è ormai superato e obsoleto, occorre una riforma seria e l’idea è quella di guardare al modello tedesco come punto di riferimento. Il taglio delle tasse, che dovrà essere permanente e strutturale, non si può finanziare con finanziamenti temporanei come quelli in arrivo da Bruxelles. Bisognerà organizzare dunque un contrasto ancora più forte all’evasione fiscale e razionalizzare i meccanismi di esenzione. La revisione delle imposte ambientali e l’abolizione dei sussidi ambientalmente dannosi (Sad), unitamente a una riforma fiscale improntata all’efficienza, all’equità e alla progressività, nonché ad una revisione e riqualificazione della spesa pubblica, saranno i pilastri della strategia di miglioramento dei saldi di bilancio e di riduzione del rapporto debito/pil nel prossimo decennio. Anche l’Unione deve fare in fretta, perché un conto è l’accordo politico al consiglio europeo e altro sono le ratifiche parlamentari e soprattutto i regolamenti che devono attuare il Next Generation Eu. Il Governo è al lavoro su un provvedimento in materia economica, volto a semplificare le procedure amministrative e la pianificazione e autorizzazione dei lavori pubblici. La finalità principale sarà quella di rimuovere gli ostacoli che negli ultimi anni hanno rallentato non solo gli appalti e gli investimenti pubblici, ma anche, più in generale, la crescita dell’economia, questo sarà possibile con il Decreto Semplificazioni.

Responsabile Dipartimento Banche, Fisco e Finanza del PD Milano Metropolitana

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