Divieto di balneazione per un chilometro e mezzo di costa

Scritto da , 5 aprile 2014

di Marta Naddei

Un chilometro e mezzo di costa non balneabile. Altro che “stessa spiaggia, stesso mare”: anche quest’anno, ai cittadini salernitani, toccherà andare fuori porta per fare un bel tuffo in acque – non diciamo cristalline – ma quanto meno pulite. E’, infatti, dello scorso 2 aprile l’ordinanza sindacale – firmata di proprio pugno dal primo cittadino Vincenzo De Luca e dal funzionario tecnico Enrico Leone e poi trasmessa al direttore del settore Ambiente del Comune di Salerno, Luca Caselli – concernente l’istituzione del divieto di balneazione lungo la fascia costiera cittadina. E il risultato, come ogni anno, è dei peggiori. Tre le tratte indicate nell’ordinanza sindacale dove è fatto assoluto divieto di balneazione a causa dell’inquinamento delle acque: si tratta della zona che va dalla Foce Irno est fino alla piscina comunale Simone Vitale – per una estensione di 478, 543 metri -, da quest’ultima fino a via Perito (ovvero sul lungomare Marconi) – 504, 663 metri -, e da via Francesco Gaeta fino alla zona 160 metri ad est del torrente Santa Margherita, ovvero tra Pastena e Mercatello – per una estensione di 478 metri. “Scarsa” è la classificazione delle acque per l’area che si estende per 1 chilometro e 461 metri del litorale cittadino. A ciò vanno aggiunti anche i poco più di sei km di acque non balneabili che si trovano nelle zone portuali (Porto commerciale e Marina d’Arechi) e alla foce del fiume Irno: queste, invece, sono aree perennemente non balneabili perché – in specie nel caso dei due porti – interessate da attività diportistiche. Insomma, per questo 2014, i cittadini salernitani saranno costretti a prendere sdraio ed ombrelloni e spostarsi sulle spiagge della vicina Costiera Amalfitana o nella più fuori mano costa del Cilento. Il problema, a quanto pare, continua ad essere quello della depurazione delle acque marine: ogni estate, dalle spiagge cittadine, è possibile “ammirare” chiazze di sporcizia in mare e non si contano gli oggetti che si depositano sugli arenili in caso di acqua alta. L’ordinanza sindacale è stata trasmessa ai competenti organi al fine di darne opportuna diffusione ed anche alle forse dell’ordine per la corretta applicazione del divieto.

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